La presunta aggressione “razzista” contro l’atleta Daisy Osakue trasformata in un attacco contro tutti gli italiani

 

Che la notizia della presunta aggressione “razzista” contro l’atleta Daisy Osakue si sarebbe trasformata in un boomerang per chi l’aveva alimentata era evidente a chiunque non fosse obnubilato da faziosità politica e ideologica.

Bastava leggere le notizie locali per rendersi conto che il razzismo qui non c’entrava nulla dato che la “banda dell’uovo” imperversava da settimane nella zona di Moncalieri e aveva già colpito diverse persone non di colore.

La smania di rivalsa sui partiti usciti vincitori dalle urne il 4 marzo ha fatto perdere ogni prudenza a chi avrebbe dovuto usare maggiore cautela e ascoltare il parere delle forze dell’ordine che avevano escluso fin da subito la matrice razziale.

Questo episodio ha dato la dimensione della débâcle in cui versano i partiti che hanno perso le elezioni politiche e non sanno come invertire la tendenza che porta i loro consensi a diminuire di giorno in giorno.

Tuttavia, è evidente che se il gradimento del governo in carica è salito al 60% – una percentuale mai ottenuta prima da alcun esecutivo – non significa che gli italiani sono diventati improvvisamente razzisti come tentano di far credere politici, giornalisti e opinionisti allineati, trasmettendo purtroppo questa falsa impressione anche all’estero con il solito autolesionismo tipicamente italiano “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Nessuno vuole negare che esistano razzisti in Italia, come in ogni parte del mondo, ma non è certo una caratteristica del nostro paese che è tra i più accoglienti al mondo, aperto e tollerante verso gli stranieri di ogni etnia e cultura. Pochi episodi, anche se messi in risalto quotidianamente, non bastano ad accusare un intero popolo e a decretare un “allarme razzismo”.

Il fatto è che anche gli elettori che non avevano votato per i partiti al Governo iniziano a porsi delle domande e a chiedersi se non si celino motivazioni meno nobili delle sbandierate ragioni umanitarie dietro questi maldestri e insistenti tentativi di convincere in ogni modo l’opinione pubblica che sia doveroso accogliere nel nostro paese TUTTI i migranti che transitano nel mediterraneo, tacciando di razzismo chiunque esprima qualche perplessità, dettata da semplice buon senso.

La maggior parte delle fake news non sono generate dagli utenti sui social network, come vorrebbero far credere i media mainstream, ma dalla stampa ufficiale e accreditate da personaggi che fanno parte dell’establishment e godono di visibilità e credibilità, per cui i lettori più ingenui non le mettono in dubbio e contribuiscono a propagare la fake news o la notizia manipolata, condividendola in rete.

E così è stato anche nel caso dell’atleta di origini nigeriane colpita dal lancio di un uovo. Si sono “montate” prime pagine, appelli di parlamentari, studi per dimostrare che il razzismo in Italia è una realtà incontrovertibile. La vittima stessa poche ore dopo l’aggressione affermava “mi hanno colpita perché nera”. In serata addirittura l’Agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr, è intervenuta: “Non possiamo tollerare questa escalation di violenza indiscriminata, che mostra un’allarmante matrice razziale”.

Come tutti sanno ora la notizia in sé era falsa dato che Daisy Osakue, come altri nella zona di Moncalieri, era stata aggredita con il lancio di un uovo da un gruppo di ragazzi che hanno ammesso di aver voluto fare una “goliardata”, tra questi il figlio di un consigliere comunale del Pd.

Purtroppo, questa falsa notizia ha travalicato i confini nazionali e molti giornali stranieri hanno raccontato ai proprio lettori che in Italia c’è ormai un rigurgito xenofobo, dovuto alle politiche del nuovo governo Lega-M5S, quasi che nel nostro Paese l’esecutivo fosse pronto a varare una politica di segregazione razziale.

E’ sconfortante e davvero ingiusto per un Paese come il nostro, sempre in prima linea per l’accoglienza dei migranti, leggere articoli come quelli del New York Times, del tedesco The BildEl Pais e di tanti altri quotidiani. Più cauta è stata invece la Bbc che, esibendo la ben nota oggettività anglosassone, ha esposto anche la valutazione delle forze dell’ordine e precisato che in zona vi erano già state 7 aggressioni simili nei confronti di italiani di carnagione bianca, escludendo così quasi subito la matrice xenofoba. Ovviamente, commentatori e giornalisti stranieri si erano limitati a riportare quanto appreso da politici e media italiani, che apparivano certi di quanto andavano affermando.

Ma appresa la verità,  i nostri anziché fare ammenda e tentare di riparare il torto fatto subire a 60 milioni di italiani, accusati in massa di razzismo a meno che non ammettessero senza se e senza ma che l’attacco a Daisy era di matrice xenofoba, come aveva twittato Martina: “chi nega la spirale razzista che sta crescendo nel paese se ne rende complice”, continuano a rincarare la dose. Ed ecco spuntare questa settimana l’inqualificabile copertina dell’Espresso, che mostra una famiglia italiana in spiaggia vestita con i mantelli bianchi del Ku-Klux-Klan, compreso il bambino, e che vorrebbe quindi rappresentare la presunta deriva razzista che starebbe dilagando nel nostro paese.

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Quale credibilità e affidabilità può ancora avere un partito che, anziché fare una opposizione fattiva con proposte concrete, si limita ad attaccare con notizie false il Governo in carica e le istituzioni nel tentativo di delegittimarle e non si fa scrupolo di offendere e calunniare la maggioranza degli italiani?

 

 

 

 

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