Blog anti-disfattismo

Ho creato questo blog (e due gruppi Facebook) quando vivevo in Cina, incaricata dal Ministero Affari Esteri di fare attività di promozione dell’Italia e di insegnare lingua e cultura italiana all’università di Hong Kong.

Il mio lavoro era facile con i cinesi che adorano e ammirano l’Italia, come la maggior parte dei paesi, e accoglievano con entusiasmo qualsiasi iniziativa. Il problema era dover combattere contro il disfattismo dei miei connazionali. Persino i nostri rappresentanti istituzionali non facevano che ripetere frasi del tipo: “nel nostro disastrato paese”, “da noi non funziona mai niente“, “sono tutti ladri e corrotti”, “mi vergogno di essere italiano”.  Una volta venne il pro-rettore di una importante università italiana per promuovere i suoi corsi e, dopo aver spaventato a morte gli studenti dicendo che l’Italia era in preda a ladri, borseggiatori, criminali, mafiosi, si stupì perché nessuno voleva iscriversi. Uno studente terrorizzato venne a chiedermi: “Ma se vado a studiare in Italia, dovrò pagare anch’io il pizzo alla mafia?”. Non sto scherzando.  Immaginate il danno d’immagine?!  Per non parlare dei nostri media, i cui articoli venivano tradotti in tutte le lingue, e tutti a prenderci in giro per il bunga-bunga, invece gli scandali che accadevano in altri paesi venivano subito messi a tacere. Mentre ero lì ci fu lo tsunami in Giappone e il disastro di Fukushima dove emersero i rapporti falsificati sulla sicurezza, la corruzione del Governo che aveva autorizzato la costruzione in cambio di mazzette. Tutto questo fu messo in luce dalla stampa straniera, non dai loro media, e i miei colleghi giapponesi era furibondi perché temevano che avrebbe rovinato l’immagine del loro paese. In quel periodo, un nostro rappresentante, ad una cena con invitati di diversi paesi, asserì: “Ecco perché noi non possiamo costruire centrali nucleari, se è successo in Giappone figuriamoci da noi! Sarebbe stato sicuramente peggio, perché in Italia sono tutti corrotti”. Gli tirai un calcio sotto il tavolo e lui mi guardò stupito.  “Come se non ci fossero impianti perfettamente funzionanti da noi! Noi siamo chiamati a costruire ponti e dighe in tutto il mondo, la nostra eccellenza è riconosciuta ovunque tranne che in Italia.” ribattei. Ma ormai il danno era fatto.

Molti italiani sembrano affetti da una forma di autolesionismo patologico. Ricordo che fu la prima cosa che mi colpì arrivando in Italia, dove ero nata ma non avevo mai vissuto poiché la mia famiglia si era trasferita all’estero quando avevo meno di 1 anno. Avevo studiato nelle scuole di diversi paesi, Spagna, Francia, Belgio e Inghilterra, dove mi  avevano insegnato che il patriottismo è il primo dovere di ogni cittadino. Fui quindi stupefatta nel sentire parlare gli italiani con tale disprezzo – quasi odio – del loro paese e dei loro connazionali. Mi dicevano tutti: “Beata te che sei cresciuta in paesi civili, mica come il nostro, che è peggio del terzo mondo”. Erano convinti che negli altri paesi fosse tutto perfetto. Alcuni avevano trascorso un fine settimana a Londra e dicevano : “Ah lì è tutto ordinato e pulito, c’è la metro, tutto funziona in maniera impeccabile” e non sapevano ovviamente niente della disastrosa sanità pubblica, delle scuole dove quotidianamente avvenivano stupri e accoltellamenti, con classi gremite fino all’inverosimile, dei test fatti con le crocette anche all’università senza approfondire gli argomenti, delle bande di teppisti che imperversavano nelle periferie e scatenavano vere e proprie guerre – e peggio per chi ci capitava in mezzo-, degli adolescenti che ogni venerdì e sabato sera finivano al pronto soccorso in coma etilico o in overdose. Loro vedevano solo l’immagine che volevano far loro vedere, perché all’estero sono tutti impegnati a preservare la reputazione della loro nazione e lo fanno ormai automaticamente, compresi i giornalisti.

I cittadini di altri paesi non passano il tempo a recriminare e a lamentarsi di tutto come fanno da noi, le televisioni non trasmettono continuamente programmi di “approfondimento” e di denuncia che non fanno che aumentare il senso di frustrazione e di rabbia degli italiani convinti di trovarsi nel paese peggiore del mondo. “Queste cose accadono solo da noi” è il ritornello.  Ognuno racconta il guaio capitato a lui, a un amico o ad un parente come prova che l’intero sistema – anzi l’intero paese – non funziona. Quando dimostri invece, dati alla mano, che siamo i migliori nel settore in cui pensava fossimo i peggiori si indispettisce e ribatte “Non è una consolazione”.

Insomma, guai a togliere agli italiani le gioie della lamentela e del piagnisteo ad oltranza. Hanno continuamente paura di non essere abbastanza critici e distruttivi. “Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia e dire che va tutto bene” è il leitmotiv per giustificare l’auto-disfattismo. Ma tra il negare l’evidenza ed essere patologicamente nichilisti esiste anche una via di mezzo che consiste nel vedere con obiettività meriti e demeriti, in uguale misura. Nessun paese è perfetto, nessun paese è pessimo. L’Italia possiede innegabili eccellenze, che dovrebbero essere valorizzate anziché stroncate, come purtroppo spesso accade. Non si possono portare solo esempi negativi senza controbilanciarli con quelli positivi.

Prendiamo il caso del comandate Schettino divenuto, nell’immaginario collettivo mondiale,  il prototipo dell’italiano medio codardo e privo di etica professionale e di serietà, soprattutto grazie ai nostri media che per settimane hanno incentrato su di lui programmi e articoli, poi ripresi dalla stampa straniera e utilizzati come pretesto per metterci in ridicolo, fino a fare asserire ad un quotidiano tedesco: “Non sorprende che quel comandante sia italiano, un tedesco non lo avrebbe mai fatto”.

Eppure, la notte del naufragio della Costa Concordia era salito a bordo della nave che stava affondando il vice-sindaco dell’isola del Giglio, Mario Pellegrini, il quale mettendo a repentaglio la propria vita aveva salvato decine di persone. Lessi il racconto di quel salvataggio in un giornale inglese giacché né la televisione né alcun quotidiano nazionale ne parlò. Il giornalista inglese gli chiese se aveva ricevuto qualche riconoscimento per il suo eroismo e lui rispose di no, nessuna autorità lo aveva chiamato per ringraziarlo e nessun giornalista lo aveva intervistato.

Unlike the stricken liner’s captain, the deputy mayor of Giglio played a key role in the rescue operation near his Italian island

https://www.theguardian.com/world/2012/dec/28/mario-pellegrini-costa-concordia-passengers

Un perfetto esempio di come la stampa estera sia più equanime e di come avremmo potuto bilanciare con una immagine positiva quella negativa del comandante vigliacco, e mostrare con maggiore obiettività il nostro paese al mondo, anche per un senso di giustizia e di equità verso chi meritava la considerazione del pubblico più di Schettino.

Grazie per l’attenzione ed i graditi contributi.

Patrizia Ciava (trishadria)

Un pensiero su “Blog anti-disfattismo

  1. Cara Valeria, ti posso dire che a seminare discredito sul paese sono SOLO gli italiani, sia in patria sia fuori. Come un Grillo che in un discorso al Parlamento Europeo va a dire: “Non date soldi all’Italia perché finiscono tutti alla Mafia”. O una Sabina Guzzanti che gira un documentario pieno di falsità pur di colpire l’avversario politico e lo mostra al mondo vanificando l’impegno di centinaia di volontari e operatori e la perfetta organizzazione della protezione civile nell’emergenza. Pochi mesi dopo il terremoto gli aquilani ebbero tutti un tetto sulla testa, scuole e ospedale. Tuttora si sta svolgendo una straordinaria opera di ristrutturazione di una intera città medievale, una impresa mai realizzata al mondo e che avrebbe potuto essere un fiore all’occhiello per tutta l’Italia, un esempio di eccellenza nel mondo, invece continuano a screditarlo per faziosità e opportunismo politico. Molti italiani non capiscono che le notizie negative sull’Italia provengono dai nostri media, la maggior parte dei corrispondenti esteri che operano qui si limitano a copiare e tradurre gli articoli che leggono sui nostri giornali. E, in ogni caso, se un reporter straniero scrive un articolo diffamatorio sull’Italia noi lo elogiamo, lo appoggiamo, diciamo che ci “vergogniamo di essere italiani”, mentre all’estero si irritano, protestano anche ufficialmente, e cercano in ogni modo di soffocarne il clamore. Ricordi l’arresto di Dominique Strauss-Kahn a New York? Furono i media americani a fare scoppiare lo scandalo. Dovevi leggere i commenti dei francesi infuriati perché si erano permessi di toccare un loro concittadino! Dopo pochi giorni non si parlò più della questione. Molti in Italia si chiedono perché all’estero i politici si dimettono appena vengono sfiorati da uno scandalo, la risposta è semplice: per il motivo citato sopra, perché sono stati educati a far prevalere l’interesse della nazione e a preservarne l’immagine, quindi sono pronti a sacrificare i loro interessi privati pur di salvaguardare la reputazione del loro paese. D’altra parte se non lo facessero verrebbero esposti al pubblico ludibrio poiché esiste una forte condanna sociale per chi infanga il nome del proprio paese o gli fa perdere credibilità.

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