La mia #lasvoltabuona.

Ho creato questo blog  con un intento ambizioso: fare emergere l’Italia migliore, quella che crea, produce, lavora. L’Italia che ci rende orgogliosi di essere italiani.
Vorrei dimostrare che il paese che vorremmo è già qui, basta saperlo vedere.

Qualche cenno su di me….

Sono nata in Italia ma sono cresciuta e ho studiato in diversi paesi, tra cui Spagna, Francia, Belgio e Inghilterra. Successivamente ho vissuto e lavorato in Africa e in Cina, ho visitato quasi ogni angolo del pianeta e posso quindi considerarmi, a giusto titolo, cittadina del mondo. Ma, al tempo stesso, amo profondamente il mio paese, come tutti gli italiani che hanno vissuto a lungo all’estero.

Arrivando in Italia, dove ero nata ma non avevo mai vissuto poiché la mia famiglia si era trasferita quando avevo meno di 1 anno, ricordo che l’assenza di “amor patrio” dei miei connazionali fu la prima cosa che mi colpì. Nelle scuole dei diversi paesi in cui mi ero formata mi avevano insegnato che il patriottismo (1) è il primo dovere di ogni cittadino. Fui quindi stupefatta nel sentire parlare gli italiani con tale disprezzo, quasi odio, del loro paese, delle istituzioni e dei loro compatrioti. L’altra cosa che notai fu la mancanza di autostima in quanto nazione, che si traduceva in una continua auto-flagellazione, mista ad una esagerata, quasi patologica, esterofilia.

Mi dicevano tutti: “Beata te che sei cresciuta in paesi civili, mica come il nostro, che è peggio del terzo mondo”. Erano convinti che negli altri paesi fosse tutto perfetto. Alcuni avevano trascorso un fine settimana a Londra e dicevano : “Ah lì è tutto ordinato e pulito, c’è la metro, tutto funziona in maniera impeccabile” e non sapevano ovviamente niente della disastrosa sanità pubblica, delle scuole dove quotidianamente avvenivano stupri e accoltellamenti, con classi gremite fino all’inverosimile, test fatti con le crocette anche all’università senza approfondire gli argomenti, delle bande di teppisti che imperversavano nelle periferie e scatenavano vere e proprie guerre e guai a chi ci capitava in mezzo, degli adolescenti che ogni venerdì e sabato sera finivano al pronto soccorso in coma etilico o in overdose. Loro vedevano solo l’immagine che volevano far loro vedere, perché all’estero sono tutti impegnati a preservare la reputazione della loro nazione e lo fanno ormai automaticamente, compresi i giornalisti.

In Italia, invece, articoli, programmi e talk show gareggiano nel denunciare corruzione, sprechi e inefficienze e, se è vero che segnalarli è un sacrosanto dovere, parallelamente andrebbero evidenziati anche gli altrettanti numerosi aspetti positivi. Il disfattismo dei nostri media avvalora la convinzione, già così radicata in Italia, che il marcio sia ovunque e che non ci si possa fidare di nessuno.

I cittadini di altri paesi non passano il tempo a recriminare e a lamentarsi come da noi, a guardare programmi di “approfondimento” che non fanno che aumentare il senso di frustrazione e di rabbia degli italiani convinti di trovarsi nel paese peggiore del mondo. “Queste cose accadono solo da noi” è il ritornello. Ognuno racconta il guaio capitato a lui, a un amico o ad un parente come dimostrazione che l’intero settore in questione – anzi l’intero paese – non funziona. Quando dimostri, dati alla mano, che siamo i migliori nel settore in cui pensava fossimo i peggiori ribatte “Non è una consolazione”.

Insomma, guai a togliere agli italiani le gioie della lamentela e del piagnisteo ad oltranza. Hanno continuamente paura di non essere abbastanza critici e distruttivi. “Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia e dire che va tutto bene” è il leitmotiv per giustificare l’auto-disfattismo. Ma tra il negare l’evidenza ed essere patologicamente nichilisti esiste anche una via di mezzo che consiste nel vedere con obiettività meriti e demeriti, in uguale misura. Nessun paese è perfetto, nessun paese è pessimo. L’Italia possiede innegabili eccellenze, che dovrebbero essere valorizzate anziché stroncate, come purtroppo spesso accade. Non si possono portare solo esempi negativi senza controbilanciarli con quelli positivi.

E’ quello che cerco di fare attraverso questo blog e i gruppi Facebook, mettendo in luce le nostre eccellenze per riequilibrare la percezione dell’Italia.

Ma mi rendo conto che senza una ri-organizzazione strutturale e organica della formazione delle nuove generazioni non si potrà mai superare l’individualismo e il “familismo amorale”(2) che caratterizzano il popolo italiano. L’amore e la lealtà verso il proprio paese e i propri compatrioti non sono sentimenti che nascono spontaneamente, devono essere insegnati e coltivati .

E’ evidente che una riforma in tal senso deve necessariamente passare dalla scuola, come accade in tutte le altre nazioni del mondo dove il concetto: “i futuri cittadini si formano a scuola” è il principio cardine su cui sono imperniati tutti i corsi, i programmi, i testi scolastici e la stessa formazione dei docenti. La scuola è intesa anche come luogo in cui infondere un sentimento di amore e di lealtà verso la patria e di sano orgoglio per le sue realizzazioni e di inculcare il principio che ogni individuo deve contribuire a migliorare il proprio paese perché il rispetto e la credibilità di cui gode una nazione si riflette a propria volta su ciascuno dei suoi cittadini.

Senza una consapevolezza identitaria ogni possibilità di rinnovamento è impossibile, qualsiasi governo, seppure ottimo, non riuscirà mai a riqualificare la nazione senza il sostegno di masse sociali che condividono la stessa visione e che si sentono coinvolte in un progetto comune.

So che il mio sforzo è solo una goccia nel mare ma forse, con l’aiuto di tutti, potrebbe essere la #lasvoltabuona.

Patrizia Ciava (alias trishadria) 

Nota:

(1) –  Da noi il patriottismo è spesso considerato sinonimo di nazionalismo, poiché è stato quasi sempre egemonizzato dalla destra con connotazioni xenofobe e razziste. Molti lo giudicano un sentimento retorico e stucchevole, antiquato ed inadeguato in un’epoca di europeizzazione e di globalizzazione. Niente di più sbagliato. Abbiamo tutti bisogno di sentirci parte di una entità che amiamo, ammiriamo e rispettiamo.

Il patriottismo sano, libero da isterie e manie di grandezza, è un sentimento positivo che genera forza, fiducia e autostima, non si traduce in “prima gli italiani, fuori gli altri“, ma accoglie l’estraneo e il “diverso” non lo respinge, riconosce la piena legittimità e dignità dei diversi stili di vita e culture all’interno della stessa nazione, ed è addirittura capace di contrastare il nazionalismo e il regionalismo xenofobo.

Il patriottismo vero è fatto di ragione ma soprattutto di passione, non una passione cieca e brutale di difesa della propria etnia o dei propri confini,  è un sentimento di amore che si traduce in lealtà e solidarietà gli uni verso gli altri. Rappresenta l’impegno che ogni cittadino deve assumersi per rendere la sua patria una comunità libera, giusta, tollerante e solidale, per il bene di tutti.

Patriottismo è unità di intenti e di ideali, orgoglio di appartenere a una “famiglia unita”, che è custode di un passato comune e di un futuro da costruire insieme.

L’autore inglese A. MacIntyre sostiene che il patriottismo è una “forma di lealtà verso una particolare nazione, che solo chi appartiene a quella nazione può avere, e che implica una considerazione speciale per le caratteristiche, i meriti e le realizzazioni della propria nazione. Il patriottismo è una forma di amore”

Questo tipo di patriottismo è presente in tutti i paesi del mondo ma è quasi del tutto assente in Italia.

(2) – Il termine “familismo amorale” è stato coniato dall’antropologo Banfield che ha descritto molto bene gli effetti devastanti della assenza di ethos comunitario riguardo alla vita politica e alla gestione del bene pubblico in Italia: nessuno perseguirà l’interesse comune, salvo quando ne trarrà un vantaggio proprio; chiunque, persona o istituzione, affermerà di agire nell’interesse pubblico sarà ritenuto un truffatore; il pubblico ufficiale tenderà a farsi corrompere, e se anche non lo farà sarà comunque ritenuto corrotto; la legge sarà trasgredita ogni qual volta sembrerà possibile evitarne le conseguenze; il voto verrà usato per assicurarsi vantaggi materiali di breve termine, per ripagare vantaggi già ottenuti oppure verrà usato per punire coloro da cui ci si sente danneggiati nei propri interessi, anche se hanno agito per favorire l’interesse pubblico.

fallaci

Vero! Ma questa è la solita critica distruttiva. Cosa possiamo fare per cambiare? Questo dobbiamo chiederci.

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2 pensieri su “La mia #lasvoltabuona.

  1. Io ho letto in giro più volte anche ‘mi vergogno di essere svedese (da parte di svedesi) in riguardo alle loro politiche attuali… che sempre più vanno a rassomigliare a quelle italiane (seppur di altra natura), in quanto a stupidità.
    Ma la svezia nel totale si sta avvicinando all’italia. E per una volta noi non c’entriamo. Sono troppo pochi gli italiani in svezia per poter influenzare negativamente il paese.

    Mi piace

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