The Economist ha pubblicato un articolo dal titolo: “Perché un grande paese come l’Italia si comporta come fosse insignificante.”
Il settimanale britannico osserva che l’Italia non è affatto, in termini oggettivi, un Paese “piccolo”: è il terzo membro dell’Unione Europea per importanza, ha un’economia più grande di quella della Russia e dispone di un numero di soldati in servizio attivo superiore a quello del Regno Unito. Eppure, secondo The Economist, in politica estera l’Italia si comporta spesso come se fosse una potenza minore.
L’articolo riporta questa percezione al “complesso di Calimero”.
Calimero, un pulcino coperto di fuliggine che non viene più riconosciuto dalla madre, nacque in una pubblicità animata trasmessa dalla televisione italiana nel 1963. Da allora non ha mai smesso di lamentarsi del proprio destino: «Ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo e nero». Il personaggio si è diffuso ben oltre l’Italia in una serie di cartoni animati, l’ultima delle quali è stata lanciata nel 2013.
In alcuni Paesi, un senso di vittimismo è arrivato a essere definito “complesso di Calimero”. Il termine è stato applicato agli agricoltori francesi, perennemente inclini a sentirsi sminuiti. Gli olandesi, una piccola nazione stretta fra Paesi più grandi, sostengono che il complesso di Calimero spieghi la loro sensazione di avere scarsa influenza negli affari internazionali.
E nel suo recente libro Il complesso di Calimero, Marco Del Panta, ex diplomatico italiano, afferma che anche il suo Paese si percepisce simile allo sfortunato pulcino. Pur avendo storia, cultura, economia e posizione geopolitica da grande Paese, tende a raccontarsi — e quindi a presentarsi agli altri — come un Paese minore, sfortunato, non abbastanza ascoltato.
L’autore sostiene che l’Italia tende a vedersi più piccola, più fragile e meno autorevole di quanto sia davvero. Da qui il “complesso di Calimero”: un’autopercezione da Paese sottovalutato, escluso, “brutto anatroccolo” tra nazioni più grandi e sicure di sé.
La domanda centrale del libro è: perché un popolo che ha avuto un ruolo enorme nella storia europea e mondiale ha un’autostima così bassa? La questione non è marginale perché incide sul senso di appartenenza e sulla capacità del Paese di competere nel mercato globale.
Del Panta collega quindi il tema dell’autostima nazionale a due aspetti: come gli italiani vedono sé stessi e come questa insicurezza influenza lo sguardo degli stranieri sull’Italia.
Applicato alla politica estera, l’Italia tende ad avere un’influenza inferiore al proprio peso reale perché tende a non esporsi troppo, a evitare posizioni nette. I funzionari italiani, in sede europea, aspettano spesso di conoscere prima le posizioni degli altri Paesi per poi proporre un’opzione “vicina al centro”; questa tendenza riduce l’influenza internazionale dell’Italia rispetto alle sue potenzialità.
Il “complesso di Calimero” non riguarda solo l’autopercezione degli italiani, ma viene spesso amplificato dalla stessa classe dirigente. Quando alcuni politici portano nelle sedi internazionali non una critica puntuale al governo di turno, ma una rappresentazione denigratoria dell’Italia nel suo insieme, la critica si trasforma in delegittimazione complessiva dell’Italia come sistema, alimentando all’esterno l’immagine di un Paese instabile, inaffidabile o perennemente arretrato.
La distinzione importante è questa: criticare un governo all’estero può essere legittimo; denigrare il Paese è un’altra cosa. La prima è dialettica democratica. La seconda rischia di diventare una forma di autolesionismo nazionale, soprattutto quando conferma stereotipi già diffusi sull’Italia.
È difficile immaginare un politico francese che, in una sede istituzionale internazionale, pur criticando Macron, descriva la Francia come un Paese arretrato, allo sfascio o sull’orlo del baratro. Allo stesso modo, raramente si vedrebbe un esponente tedesco, spagnolo o britannico trasformare una polemica interna in una svalutazione pubblica della propria nazione davanti al mondo. In molti Paesi esiste una linea non scritta: la lotta politica resta aspra in casa propria, ma all’estero si tende comunque a preservare un nucleo minimo di reputazione nazionale.
In Italia, al contrario, accade che la competizione interna prevalga su questa cautela. E così il “complesso di Calimero” viene alimentato non solo dall’autopercezione collettiva, ma anche da una certa irresponsabilità retorica della classe dirigente: più che denunciare singoli problemi, si finisce per rafforzare l’idea di un Paese perennemente inadeguato, instabile, incapace di governarsi.