C’è qualcosa di quasi osceno nel modo in cui la politica usa la sofferenza di Gaza, piegandola alle proprie convenienze, trasformandola in slogan, in simbolo di appartenenza, in calcolo elettorale. Una propaganda che non si preoccupa davvero della sofferenza delle persone che dice di voler aiutare.
I media assecondano la politica e non si limitano a raccontare: orientano l’opinione pubblica scegliendo dove puntare la luce. Così polemiche, accuse, dichiarazioni, passerelle davanti alle telecamere occupano la scena. Si dà visibilità a chi alza la voce, a chi trasforma il dolore in opportunismo politico.
Mentre politici e opinionisti discutono, accusano e si mettono in posa, lontano dai riflettori migliaia di operatori umanitari distribuiscono cibo, curano ferite, riattivano panifici, montano ospedali da campo e tengono aperta l’ultima linea di sopravvivenza per la popolazione civile.
Nessuno sembra interessarsi a quelli che lavorano in silenzio, che non cercano lodi, non convocano conferenze stampa, non costruiscono carriere sulla disperazione altrui. Nessuno li invita nei talk show, nessuno li intervista, nessuno li accoglie con applausi al loro rientro a casa.
Eppure, è di loro che si dovrebbe parlare.
A Gaza ci sono organizzazioni come il World Food Programme e il Comitato Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa che compiono un lavoro difficile e pericoloso: operatori, funzionari e volontari che rischiano la vita ogni giorno per scaricare sacchi di farina, organizzare convogli, riattivare panifici, montare ospedali da campo, guidare ambulanze su strade distrutte.
Non hanno bisogno di fare passerelle, non chiedono visibilità, ma sono capaci di negoziare per ore il passaggio di un camion di medicinali. Sono quelli che distribuiscono acqua, cibo, coperte, latte, cure, assistenza psicologica. Sono quelli che continuano a farlo anche quando hanno paura, anche quando sono stanchi, anche quando il mondo sembra interessarsi più alle esibizioni che ai gesti concreti.
Di fronte a persone che si sacrificano davvero, rimanendo per mesi lontane dalla famiglia, dalla sicurezza e dalle comodità, chi usa questa tragedia per mettersi in mostra dovrebbe provare vergogna e avere almeno il pudore di tacere.