L’ITALIA, CON BANCHE E PICCOLE IMPRESE, PUÒ ESSERE IL PAESE EMERGENTE 2014

La sorpresa delle sorprese dell’economia 2014 potrebbe essere l’Italia.

La scommessa della banca svizzera Julius Bär: potete farcela, con qualche riforma.

«C’è lo spazio per effettuare la madre di tutte le rimonte», sostiene Marco Mazzucchelli, managing director della banca svizzera Julius Bär.

La sua opinione è sfrontatamente controcorrente se si considerano le quantità di notizie negative che dall’Italia si sono riversate sui mercati mondiali negli ultimi anni. Ciononostante, non è un augurio ma è fondata su un’analisi che sta iniziando a farsi spazio tra gli economisti e gli strateghi di mercato. «Siamo in una congiunzione astrale favorevole: se colta potrebbe trasformare l’Italia nel mercato emergente maggiore del mondo», dice il banchiere italiano.

Il punto da cui partire è il cambio di stagione che sta attraversando la globalizzazione. «Da alcuni mesi, è in atto un’inversione di tendenza secolare»  secondo Mazzucchelli. «I capitali escono dai mercati emergenti per tornare in quelli maturi».

Una dozzina d’anni di crescita caratterizzata da Cina, India, Russia, Brasile e economie simili sta esaurendosi. Il radicale cambio di scenario significa un ritorno di masse di denaro, cioè di investimenti, nei Paesi sviluppati.

Ma dobbiamo domandarci quale sarà il nuovo mercato emergente». La sua risposta è: l’Italia. «Anzitutto, le imprese italiane funzionano abbastanza nonostante i limiti strutturali del Paese. E i fattori che oggi debilitano i mercati emergenti non ci toccano. Beneficiamo del ribasso dei prezzi delle materie prime, non abbiamo ricevuto capitali drogati dalla Federal Reserve, conviviamo con l’instabilità politica da generazioni».

Insomma, l’Italia è in potenza la prossima grande «economia emergente». «Una regola dei mercati  dice Mazzucchelli è che vanno sempre dove fa più male. Quel luogo oggi è l’Italia, perché tante cassandre hanno convinto i più che ormai il Paese è fuori dai giochi e quindi molti ne sono usciti: la rimonta li prenderebbe in contropiede». Il solo guaio è che per creare il circolo virtuoso servono riforme che liberino la possibilità di fare economia: è la sola stella  politica che manca alla «congiunzione astrale».

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Se si considerano i flussi finanziari, il rosso dell’Italia verso l’estero è del 27%, vicinissimo al dato della Francia (-21%), più distante la Spagna (-96%), Portogallo (-115%), Grecia (-108%) e Irlanda (-107%).

Ma allora perché i  bond spagnoli sono allineati a quelli italiani nel premio al rischio sul mercato dei capitali?

Le statistiche confortano l’Italia. Quando gli investitori internazionali dovessero tornare a guardare i fondamentali (e quindi anche il debito estero) lo spread tra Italia e gli altri Paesi della (ex)periferia sarebbe destinato ad ampliarsi a favore di Roma.

Perché, come visto, non conta solo il debito pubblico.

Link:

http://archiviostorico.corriere.it/2014/gennaio/18/Italia_con_Banche_piccole_Imprese_co_0_20140118_8b5d907e-800c-11e3-b2c1-4f56b6a55cba.shtml

http://www.corriere.it/economia/14_febbraio_26/onda-capitali-paesi-emergenti-questo-ritmo-non-accadeva-1996-5f55e82e-9eb5-11e3-a5c9-783ac0edee3c.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-05/tutti-pazzi-i-bond-eurozona-ma-classifica-debito-estero-premia-italia-e-boccia-spagna-105821.shtml?uuid=AB66Bu0&cmpid=nl_7%2Boggi_sole24ore_com

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