Il prof. Savona e il veto del Presidente Mattarella: le domande che molti si pongono

Oggi una parte – minoritaria – del popolo italiano esulta perché il governo Lega-5stelle non andrà al potere e chiama Mattarella un eroe per aver scongiurato questo “pericolo”, l’altra parte – maggioritaria – che li ha votati minaccia di chiedere l’impeachment del Presidente della Repubblica per violazione della Costituzione.

I media avallano la posizione dell’una o dell’altra fazione a seconda della loro tendenza politica ed è difficile avere un quadro obiettivo della situazione.

Quindi le persone di buona volontà devono provare autonomamente a trovare delle risposte a una serie di domande:

  • E’ nelle prerogative del Presidente della Repubblica rifiutare un ministro proposto dal Presidente del Consiglio?
  • Altri Presidenti della Repubblica lo avevano fatto prima di lui? Con quali motivazioni?
  • Chi è il prof. Savona, perché leghisti e 5 stelle non hanno voluto cedere e quale è la ragione del veto posto alla sua nomina a Ministro dell’Economia e delle Finanze?

Iniziamo quindi dalla interpretazione del famoso art. 92 della Costituzione che ormai tutti conoscono e che recita:

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

Consultando i manuali di Costantino Mortati, Livo Paladin e Temistocle Martines le cui edizioni rivisitate sono ancora oggi impiegate nelle facoltà di giurisprudenza si legge: “Il Presidente della Repubblica ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del Presidente del Consiglio (mentre non ne ha alcuno nella scelta dei ministri, formalmente demandata al Presidente del Consiglio)”.

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Ancora: “Il Presidente della Repubblica non potrebbe rifiutare alcuna nomina, se non nel caso estremo di soggetto palesemente privo dei requisiti richiesti per ricoprire l’ufficio”. E ancora questa: “…è quindi evidente che i ministri debbano avere la fiducia del Presidente del Consiglio, ed è da escludere che il capo dello Stato abbia il potere di rifiutarne la nomina”. Parole che sembrano escludere un margine di discrezionalità del Capo dello Stato sui nomi proposti dal Presidente del Consiglio.

Queste tesi sembrano avvalorare anche ciò che riporta il sito del Governo italiano, dove si legge che “il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici”. E dunque?

In effetti, l’Italia è una Repubblica parlamentare, non presidenziale. L’unico organo costituzionale legittimato a dare l’indirizzo politico al Paese è il Governo perché è legato da un rapporto fiduciario con il Parlamento. Il Presidente della Repubblica  è una figura di mera rappresentanza e di garanzia nei confronti dell’ordine costituzionale. Ogni suo atto deve essere sottoposto a controfirma proprio perché è un soggetto non responsabile dell’indirizzo politico del paese; sui ministri ha un compito di mera ratifica perché se avesse un compito attivo nell’investitura di un ministro avrebbe anche il potere di revoca, mentre invece questo è riconosciuto solo al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Quindi, la risposta alla prima domanda sembra essere che non era nelle prerogative del Presidente Mattarella rifiutare di ratificare la nomina di un ministro proposto dal Presidente del Consiglio incaricato. Poteva tutt’al più chiedere al Presidente del Consiglio di valutare un altro nome, ma se questi si fosse rifiutato avrebbe dovuto nominarlo ugualmente.  La norma costituzionale riconosce al Presidente della Repubblica solo un potere di controllo formale del possesso dei requisiti civili e di eleggibilità. E il professore Savona li possedeva certamente.

Alcuni, tuttavia, argomentano che era già accaduto in precedenza, che altri Presidenti della Repubblica avevano opposto un veto alla nomina di un ministro. Vediamo quando e perché:

Nel 1994 il leader di Forza Italia, ottenuto l’incarico di formare un governo, propose il suo avvocato, Cesare Previti, come ministro di Grazia e Giustizia, ma l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si oppose a causa delle sue esternazioni sulla magistratura che avrebbero potuto causare uno scontro istituzionale e Previti fu dirottato alla Difesa.

Nel 2001, durante la fase di formazione del secondo Governo Berlusconi, la Lega aveva indicato Maroni come ministro di Grazia e Giustizia ma Carlo Azeglio Ciampi gli fece assegnare il ministero del Lavoro. La motivazione, quella volta, fu l’inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale da parte di Maroni e altri leghisti che si erano opposti alle perquisizioni richieste dal procuratore di Verona Guido Papalia. Anche qui si poteva temere uno scontro istituzionale.

Nel 2014, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sconsigliò a Matteo Renzi di nominare il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, perché la sua nomina avrebbe contraddetto la regola non scritta secondo cui un magistrato in servizio non può assumere l’incarico di ministro della Giustizia. In quel caso la decisione fu accettata da Renzi, che nominò al suo posto Andrea Orlando.

In pratica, sembra di capire che nei casi summenzionati, il Presidente della Repubblica si sia limitato a suggerire un cambiamento nella lista dei ministri e che il Presidente del Consiglio incaricato lo abbia accettato. Non sappiamo, quindi, come si sarebbero comportati i predecessori di Mattarella nel caso il Presidente del Consiglio si fosse rifiutato di accettare il suggerimento.

Ma perché i leader dei partiti di maggioranza, in particolare Salvini, si sono impuntati sulla figura del prof. Savona al Ministero di Economia e Finanza, costringendo Conte ad irrigidirsi sulle proprie posizioni fino a rimettere il proprio mandato?

Il prof. Savona, fatto passare da molti giornalisti come un pericoloso sovversivo, è in realtà uno stimato economista, già ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato nel Governo Ciampi nel 1993, è stato a capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il 3° governo Berlusconi. Classe ’36, laurea in Economia e commercio nel 1961, specializzato successivamente in economia monetaria ed econometria presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha iniziato la carriera presso il Servizio Studi della Banca d’Italia, diventandone direttore. Ruolo ricoperto fino al 1976, quando vince il concorso a cattedra e lascia la Banca d’Italia per insegnare Politica economica prima all’Università di Cagliari e poi all’Università Pro Deo, rifondata in seguito come LUISS Guido Carli. Nello stesso anno, quando Guido Carli diventa presidente di Confindustria, Savona ne diventa Direttore generale, carica mantenuta fino al 1980.

Insomma, un uomo dell’establishment che gode di stima in tutta Europa per i suoi studi e la sua serietà, con un curriculum di tutto rispetto, e non certo un novellino della politica.

Quindi cosa lo rendeva così attraente per i leghisti e i 5 stelle e così inadatto, per Mattarella, a svolgere il ruolo di Ministro del MEF?

Il Sole24ore afferma che i mercati lo percepiscono come una minaccia per la stabilità finanziaria dell’Italia, l’accusa che gli viene rivolta è quella di essere euroscettico e di voler smantellare l’euro.

Tuttavia, ascoltando le varie interviste rilasciate dal prof. Savona, presenti online, lui non dice affatto di voler fare uscire l’Italia dall’euro ma raccomanda di essere pronti con un “piano B” nel caso si rendesse necessario, per avere un maggior “peso contrattuale” nella negoziazione. Il professore, dalle pagine di Italia Oggi, si rammarica per la visione distorta che i media hanno voluto dare del suo pensiero: “Ho subito un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio Comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti. Insieme alla solidarietà espressa da chi mi conosce e non distorce il mio pensiero, una particolare consolazione mi è venuta da Jean Paul Fitoussi sul Mattino di Napoli e da Wolfgang Münchau sul Financial Times. Il primo, con cui ho da decenni civili discussioni sul tema, afferma correttamente che non avrei mai messo in discussione l’euro, ma avrei chiesto all’Unione Europea di dare risposte alle esigenze di cambiamento che provengono dall’interno di tutti i paesi-membri; aggiungo che ciò si sarebbe dovuto svolgere secondo la strategia di negoziazione suggerita dalla teoria dei giochi, che raccomanda di non rivelare i limiti dell’azione perché altrimenti si è già sconfitti, un concetto da me ripetutamente espresso pubblicamente. 

Inoltre, nel programma concordato tra Lega e 5stelle non c’è traccia di una eventuale uscita dell’Italia dall’euro, quindi cosa faceva temere che fosse questo l’intento del nuovo Governo?

Non è ovviamente un mistero che entrambi questi partiti siano euroscettici, ma questo significa che il popolo non è legittimato ad esprimersi in favore di un governo euroscettico? E se il problema sono i mercati, il Presidente della Repubblica può imporre ad un governo, che esprime una legittima maggioranza parlamentare, di inserire nel proprio esecutivo solo un ministro che adotti una politica gradita ai mercati? E cosa significa esattamente? Considerando la quasi totale mobilità dei capitali al giorno d’oggi, questo vorrebbe dire che la volontà popolare potrebbe soccombere ogni volta che i grandi capitalisti minacciano speculazioni?

In realtà, la vera colpa del prof. Savona è di aver espresso pubblicamente ciò che molti pensano, ma non osano dire, sul ruolo della Germania in Europa. Mentre formalmente è uno stato membro della UE alla pari degli altri stati membri, la Commissione europea in pratica non farebbe mai una proposta alla quale la Germania potrebbe opporsi, altri Stati membri cercano di conoscere la posizione della Germania su questioni chiave prima di prendere decisioni e anche il Parlamento europeo segue questa prassi. La stampa italiana sembra aver ormai dato per scontato che a prendere decisioni per l’Europa sia la Cancelliera tedesca e riportano solo le sue dichiarazioni su ogni decisione che deve essere presa dall’UE.

La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente.” ha scritto Savona “Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?“.

Poteva dunque essere controproducente, dal punto di vista dei rapporti diplomatici, nominare un ministro che aveva espresso opinioni così radicali su una nazione dell’Unione?

La reazione rabbiosa e inconsulta della Germania nei giorni scorsi dimostra chiaramente che la nomina di Savona era fortemente sgradita. Le telefonate convulse del ministro tedesco dell’Economia Peter Altmaier «Ho chiesto ai miei colleghi italiani se è già chiaro chi diventerà il ministro dell’ Economia, e non è questo il caso. Quindi continueremo a osservare gli sviluppi della situazione». I toni allarmati usati dalla stampa tedesca “L’Italia vuole un nemico della Germania al governo“, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Questo odiatore della Germania dovrebbe entrare nel governo italiano“, titola Bild. Der Spiegel attacca ferocemente l’intero popolo italiano in un articolo intitolato “Gli scrocconi di Roma” in cui definisce gli italiani parassiti, arroganti, mendicanti irriconoscenti  “Chiedere l’elemosina” scrive l’articolista “sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più alla condotta dell’Italia”, tanto da fare intervenire ufficialmente il nostro ambasciatore a Berlino, il quale ha fatto giustamente notare quanto sia pericoloso mettere un popolo contro l’altro. (Alla faccia dell’Europa unita!)

Da parte dei nostri media nazionali, al contrario, nessuna reazione di indignazione né tentativi di rispedire al mittente le offese subite, anzi alcuni giornalisti hanno addirittura approvato il giudizio del quotidiano tedesco, elogiando la Germania e screditando (tanto per cambiare) l’Italia. Con buona pace dei cittadini italiani e della loro reputazione nel mondo. Sulla pagina del Sole24ore Piccone scrive: “Non so voi cosa pensiate, ma uno che sostiene questi argomenti, quando la Germania ha fatto i conti con la “questione della colpa” con una severità che noi italiani ci sogniamo, non può fare il ministro.”

E lo ribadisce a chiare lettere anche l’ing. De Benedetti: “Savona è un ideologo antitedesco: non può fare il ministro dell’Economia”.

La presenza di Savona nell’esecutivo, a capo del ministero più influente per le politiche finanziarie, avrebbe quindi marcato un segnale di rottura ma anche di forza da parte dell’Italia, un mostrare i muscoli e far capire che il nostro paese non aveva più intenzione di sottomettersi ai diktat di Berlino, ed è per questo che Lega e 5 stelle non volevano rinunciarvi.

Le idee di Savona sono chiare, per lui l’Unione Europea va cambiata, i vincoli di bilancio allentati, i soldi per gli investimenti infrastrutturali scorporati dal patto di stabilità, è uno che gioca a carte scoperte, non è tipo da mendicare concessioni di flessibilità usando terremoti e catastrofi come pretesti, e per questo fa paura alla Merkel.

Il Presidente Mattarella ha probabilmente temuto le ripercussioni nello scontentare il potente alleato, sicuramente anche l’ansia da spread ha giocato un ruolo importante nella sua decisione.  

Ma lo spread è davvero una reazione spontanea dei mercati o può essere manovrato per condizionare le scelte di un governo?

Sappiamo tutti che i bund tedeschi sono considerati i titoli più affidabili, con basso rendimento e così sicuri da assurgere quasi a bene rifugio, di conseguenza, si prendono a unità di misura per calcolare lo spread, cioè la differenza tra il rendimento dei Bund e il rendimento dei titoli meno sicuri come il nostro.

Lo spread si alza e si abbassa a seconda della fiducia che gli investitori hanno in un paese di cui devono acquistare le obbligazioni, meno è affidabile più è costretto ad alzare il rendimento per piazzarli indebitandosi sempre di più. Negli ultimi giorni lo spread aveva superato i 200 punti.

Ma perché l’Italia viene giudicata poco affidabile dai mercati?

E’ vero, il nostro paese ha un debito pubblico tra i più elevati al mondo – e non mancano mai di ricordarcelo – ma se si amplia lo sguardo al debito aggregato, ovvero ai livelli di indebitamento di tutti gli attori economici (Stato, imprese, banche e famiglie) l’Italia si rivela un Paese nella media, se non virtuoso.

In fin dei conti siamo uno dei 5 Paesi nel mondo con un attivo manifatturiero (industriale) di più di 100 miliardi di dollari; il numero 2 in Europa e il quinto nel mondo. Insomma siamo un grande paese industriale, e l’84% del nostro export è costituito da prodotti industriali.

Aggiungiamo che l’Italia ha, per la maggior parte del ventennio passato, avuto una bilancia dei pagamenti in attivo – in ciò molto diversa da Spagna, Portogallo e Grecia.

Inoltre, l’Italia ha migliorato i suoi “terms of trade” più della Germania, anche se la sua produttività ristagna. Questo significa che il prezzo relativo delle esportazioni italiane è più alto rispetto al costo delle importazioni, perché abbiamo industrie e piccole e medie imprese di eccellenza globale, con un “valore” pregiato sui mercati internazionali.

Quindi la percezione di scarsa affidabilità è dovuta all’immagine che viene trasmessa del nostro paese attraverso notizie ufficiali e ufficiose. I nostri media per settimane hanno scritto che un governo lega-5stelle sarebbe stato una catastrofe. Numerosi organi di stampa straniera hanno fatto da cassa di risonanza e gli attacchi da parte dei giornali tedeschi, usando epiteti offensivi come “scrocconi, fannulloni, nullafacenti”, hanno contribuito a delegittimare ulteriormente il nostro paese e l’esecutivo che si apprestava a governare. Per giunta, alcuni nostri politici dell’opposizione sono andati a confidare le loro preoccupazioni e perplessità sul nuovo governo alla stampa estera, come purtroppo sono soliti fare gli italiani per screditare l’avversario politico, senza curarsi del danno che fanno al paese e ai loro concittadini.

In ogni caso, è palese che dietro queste impennate dello spread ci sono anche speculazioni da parte di banche di investimento straniere.

L’infelice esternazione del commissario europeo Gunther Oettinger, “i mercati insegneranno agli italiani come votare nel modo giusto” – frase che ha poi cercato di mitigare e che ha costretto Juncker a scusarsi e a prendere le distanze – danno la misura di quanto le leggi del mercato pesino sulle scelte di governo nell’area euro.

Il Presidente Mattarella avrebbe potuto dare il via libera al nuovo esecutivo, sperando che i mercati si calmassero, ma non ha voluto rischiare, cosicché probabilmente non sapremo mai se la presenza del prof. Savona al MEF avrebbe reso l’Italia più forte e assertiva in ambito europeo.

Purtroppo ora, abbiamo un governo senza legittimità parlamentare che ci espone in maniera esponenziale, a causa della sua intrinseca debolezza, a quei pericoli di instabilità dei mercati da cui il Presidente Mattarella ha voluto salvarci.

Inoltre, nei prossimi mesi si profilano importanti appuntamenti in ambito UE e G7, (vertice G7 in Canada 8-9 giugno, Consiglio europeo sulla riforma dell’Eurozona e sui migranti 28-29 giugno, vertice Nato 11-12 luglio) dove ogni paese difenderà i propri interessi e l’Italia si presenterà indebolita e senza una rappresentanza legittimata dal parlamento.

A chi giova questa inconsistenza? Forse è questa la domanda che dovremmo porci.

***

Il giornalista Bernd Thomas Rieger, ha cercato di attribuirsi la colpa, ma lo stesso Oettinger aveva già ritweetato la frase “errata”: “i mercati insegneranno agli italiani come votare nel modo giusto”.

Segno che a lui quella frase non appariva difforme  dal suo pensiero.

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Intervista al Presidente emerito della Corte Costituzionale

https://www.radioradicale.it/scheda/542756/formazione-del-governo-intervista-a-valerio-onida-sullo-scontro-istituzionale-salvini

intervista Valerio Onida

 

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-05-25/da-previti-gratteri-tutte-volte-che-colle-ha-stoppato-nomina-un-ministro-095635.shtml?uuid=AEjC1auE

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lambasciata-italiana-attacca-spiegel-critica-intero-popolo-1532619.html

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/05/26/paolo-savona-inadatto-ministro-economia/?refresh_ce=1

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/28/mattarella-il-suo-operato-secondo-il-diritto-costituzionale-il-prof-la-carta-non-lo-vieta-ma-e-stato-intempestivo/4387723/

 

 

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