Omaggio a Pavarotti | Quando i fischi vengono scambiati per fiaschi

All’indomani della serata-evento svoltasi all’Arena di Verona il 6 settembre scorso e trasmessa in diretta da Rai 1, dedicata a Luciano Pavarotti nel 10° anniversario della sua scomparsa, Aldo Grasso firmò sulle pagine del Corriere un feroce libello, stroncando l’intero evento che definì “una strabocchevole festa del kitsch”.

Grasso scagliò i suoi dardi velenosi praticamente contro tutti quelli che avevano partecipato al concerto-commemorazione, dal presentatore Carlo Conti a Nicoletta Mantovani, vedova del compianto tenore e direttrice della Fondazione Pavarotti, accusata di aver voluto creare un “brand” commerciale con il cognome del celebre marito, e finendo per colpire lo stesso Pavarotti che avrebbe portato la lirica fuori dai confini dei teatri e duettato con cantanti rock unicamente per vanità e sete di fama.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva avuto invece parole di encomio e apprezzamento per l’opera di divulgazione portata avanti dal celeberrimo tenore “Questo concerto riunisce un’importante platea di esponenti del mondo della musica per onorare il ricordo di un grande interprete della lunga e prestigiosa tradizione del canto e del melodramma del nostro Paese” ha scritto Mattarella in un telegramma inviato alla Mantovani alla vigilia del concerto . “Geniale interprete, il Maestro ha fatto della sua potente voce uno strumento di pace e solidarietà verso i più bisognosi, avvicinando al Bel canto persone di ogni ceto e ogni età”.

Ed è proprio quello che gli rimproverano i puristi della lirica, di cui si fa interprete Grasso; l’accusa è di aver svilito e mercificato quella che doveva rimanere una musica d’elite per pochi melomani, confinata all’interno dei grandi teatri dell’Opera.

Non sorprende quindi che l’offesa più astiosa dell’articolo fosse rivolta proprio a quelli che in un articolo di Repubblica vengono definiti i “ figliocci virtuali ” di Luciano Pavarotti, cioè il baritono Gianluca Ginoble e i tenori Piero Barone e Ignazio Boschetto, in arte Il Volo.

Grasso li apostrofa malevolmente “i fischiatissimi marmocchi de Il Volo”, una espressione generata in realtà da un equivoco diffuso anche da altri giornali. Tra il pubblico presente in Arena era serpeggiato il malcontento, manifestato con alcuni fischi, proteste e urla, per l’assenza dei tre artisti sul palco dell’Arena e non certo per la loro esibizione.

La sera del 6 settembre, infatti, Gianluca, Piero e Ignazio erano in volo per Città del Messico dove li attendeva un concerto sold-out la sera seguente. Avevano quindi dovuto registrare il loro intervento il giorno prima, ma la stampa aveva annunciato la loro presenza dal vivo e i numerosi fan accorsi per acclamarli erano convinti che sarebbero stati presenti sul palcoscenico. Molti di loro avevano sfogato la loro delusione sulle pagine dei social, raccontando l’accaduto: “Si sentivano le loro voci e la gente si alzava e si sporgeva cercandoli con gli occhi: dove sono? li vedete? sono dietro l’orchestra? si sentiva chiedere da più parti. Non capivamo perché li vedevamo sul maxi-schermo e non sulla scena. Quando abbiamo realizzato che si trattava di un video registrato è esplosa la collera degli spettatori e molti hanno iniziato a fischiare e protestare”. Solo alla fine del primo tempo Carlo Conti si è reso conto del malinteso che si era generato e ha spiegato il motivo dell’assenza dei tre artisti.

“Acclamatissimi” sarebbe in effetti l’aggettivo più appropriato per questi tre giovani talenti italiani che saranno anche “marmocchi” in quanto a età ma veri professionisti in quanto a serietà, impegno e bravura.

Già famosissimi e ammirati in tutto il mondo per le loro prodigiose voci e la loro straordinaria presenza scenica, i tre giovani cantanti de Il Volo, che contano più di 4000 fan club sparsi in ogni angolo del pianeta, hanno saputo ricreare per le nuove generazioni la magica atmosfera di 27 anni fa, condividendo la loro passione e la loro ammirazione per i tre idoli che li hanno guidati e ispirati. Il loro progetto “Notte Magica-Tributo ai Tre Tenori” ripropone lo stesso repertorio del celebre concerto che Pavarotti, Domingo e Carreras tennero a Caracalla e ha collezionato in tutto il mondo successi inauditi per questo genere musicale, paragonabili a quelli dei più grandi divi del rock. Concerti sold-out in tre continenti e nei teatri più prestigiosi del mondo, tra cui il Radio City Music Hall di New York e la Royal Albert Hall di Londra, il CD omonimo certificato disco di platino già a febbraio 2017 – risultato sorprendente in un’epoca in cui la musica si scarica da internet – e quinto tra i best seller di Amazon con “Nessun Dorma”.

Il progetto aveva il sostegno degli stessi tre indimenticabili protagonisti cui il tributo è dedicato. Placido Domingo, idealmente considerato il ‘padrino musicale’ dei tre giovani cantanti, li aveva diretti sia nel concerto debutto a Firenze sia al Microsoft Theater di Los Angeles, nel corso della loro tournée americana, complimentandosi per il loro encomiabile impegno:

‘Grazie a voi di avere riscoperto noi e permesso a questa musica di non morire e di essere conosciuta anche dalle nuove generazioni. Per questo vi sono molto grato”.

I loro detrattori li accusano di voler “scimmiottare” i tre grandi tenori senza averne le capacità e la preparazione. E anche in questo risiede un altro equivoco – involontario o voluto – in cui cadono i giornalisti italiani che cercano in ogni modo di screditarli e sminuirli. All’estero, infatti, si documentano leggendo le loro precedenti dichiarazioni e visionando video dei loro interventi in tv prima di scrivere articoli su di loro o di intervistarli . I tre ragazzi non si stancano mai di ripetere che non sono cantanti lirici, spiegando che non possono esserlo sia per età, poiché la cassa toracica adatta a sostenere la potenza vocale necessaria si forma solo intorno ai trent’anni, sia per mancanza dei necessari anni di studio che tale tecnica richiede. Il loro genere musicale è denominato pop-lirico e il loro successo è dovuto proprio a questo mix vincente di pop, classico e lirica, che forma un unicum difficile da imitare.

Il desiderio di Pavarotti era quello di essere ricordato come “colui che aveva portato la lirica alle masse” e Nicoletta Mantovani, riferendosi ai tre giovani cantanti de Il Volo, aveva dichiarato in una intervista:

‘Luciano sarebbe felicissimo di sapere che qualcuno prosegue la missione dei Tre Tenori, portando il bel canto lirico nel mondo e specialmente ai ragazzi’.

I tre giovanissimi membri de Il Volo hanno compiuto con grande impegno e professionalità la difficile missione che era stata affidata loro, riscuotendo un successo planetario che solo pochissimi artisti italiani erano riusciti ad ottenere prima d’ora. L’ammirazione per loro raggiunge livelli di fanatismo che rasentano l’idolatria, basti pensate che negli Stati Uniti circolano decine di auto con targa personalizzata recante la scritta “Il Volo” in loro onore, come avveniva ai tempi di Elvis.

Ciò che li rende davvero unici e particolari è la passionalità con cui interpretano i brani e la straordinaria versatilità delle loro voci che consente di adattarsi superbamente a diversi generi musicali. Al contrario, quelle dei tenori di “scuola”, come Pavarotti, appaiono più rigide, meno flessibili e la loro tecnica vocale mal si adatta alla musica leggera. La mescolanza di generi nei duetti di Pavarotti & friends risiedeva infatti nella diversità delle tecniche e delle vocalità dei cantanti.

Questa particolare duttilità, che non è riscontrabile nemmeno in Bocelli, unita alla giovane età degli interpreti ha dato nuova linfa e freschezza ad un genere difficilmente apprezzato dalle nuove generazioni, ed è davvero straordinario vedere ai loro concerti bambini e adolescenti intonare con entusiasmo le note di “Nessun Dorma” o di “Una furtiva Lagrima” come se fossero l’ultimo successo degli One Direction.

Sotto questo aspetto si può dire che i “tre marmocchi” de Il Volo hanno superato il Maestro.

 

 

 

Commento:

Il significato della locuzione “prendere fischi per fiaschi” è “prendere una cosa per un’altra, sbagliarsi vistosamente” ma permane sconosciuta l’origine. Una delle interpretazioni più accreditate la riconduce al mondo teatrale. Il pubblico decretava il fiasco o il trionfo di un’opera, di un dramma ecc. Un mezzo noto per assicurare il successo era la cosiddetta “claque” che era addirittura organizzata a mestiere con tanto di prestazioni secondo una tariffa fissa. Vi erano gruppi di studenti o giovani organizzati da un cantante per applaudirlo ma spesso, su incarico di impresari avversari o cantanti rivali, c’era un gruppo per fischiare un’opera e provocare un fiasco, da ciò il modo di dire. Curioso è il fatto che in un articolo del 23 ottobre 1921 Lucio d’Ambra su Epoca definiva “sciacalli” «quei cento individui che aspettano il momento debole di una commedia per saltarle ferocemente addosso e ridurla in fin di vita”. Questa pratica è in uso anche oggi attraverso i social network dove molti dei cosiddetti “troll” o “haters” sono pagati per distruggere e calunniare avversari e concorrenti.

 

 

Annunci

Un pensiero su “Omaggio a Pavarotti | Quando i fischi vengono scambiati per fiaschi

  1. ” ….Luciano Pavarotti, che se n’è andato il 6 settembre di dieci anni fa, era un fuoriclasse dell’arte e della bontà (scegliete voi l’ordine)! Non sono un grande esperto di musica lirica come il mio amico Gigi Garanzini, che dopo i fischi durante il “Don Carlos” alla Scala voleva fondare le “Sap” – Squadre Azione Pavarotti – per demolire fisicamente i suoi incauti contestatori: ma mi tengo come reliquie le emozioni che mi ha dato. E sono state belle! E sono state tante! E spesso sono state commoventi. E poi mi tengo i miei meravigliosi ricordi personali che da soli valgono quanto e più del “Vincerò” che pure, ormai in declino, elesse a bandiera della sua storia immortale.
    Non me ne frega niente che abbia “rinnegato” il suo genio rifugiandosi in “Granada” e in “Torna a Surriento” con Domingo e Carreras. Non me ne frega niente neanche che abbia cantato le “canzonette” con Zucchero, Sting e Ligabue…. Nessuno mi ha incantato come lui: e soprattutto ho conosciuto ben poche persone e men che meno ben pochi geni miti e semplici come lui.
    Una delle rarissime volte che ho veramente odiato qualcuno è stata quando il critico musicale del “Corriere della Sera” (ma dove li sceglie i “critici” il “Corriere”? Nella gora della malvagità e del livore?) il giorno dopo la sua morte – il giorno dopo!!! – scrisse in prima pagina che era un “analfabeta della musica”! Vedremo fra cento anni se il Mondo si ricorderà di Luciano o di questo sgarbato e infelice censore.
    L’Italia, grazie a Pavarotti e alla sua arte, è stata amata ovunque. E grazie a lui io mi sono sentito orgoglioso – e lo sono ancora – di essere italiano…..” (Marino Bartoletti)

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...