UNO SU MILLE CE LA FA: perché solo pochi brani e artisti italiani sono “esportabili” all’estero?

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In passato, numerosi brani musicali italiani godevano di un successo che varcava  i confini del belpaese e raggiungeva la fama internazionale. Si trattava di canzoni che appartenevano ad un genere melodico-romantico da noi oggi ritenuto “poco contemporaneo” e anacronistico mentre nel resto del mondo (compresi i tanto emulati Stati Uniti) è considerato un evergreen sempre attuale e intramontabile. Il paradosso, infatti, è che la musica italiana è la terza più ascoltata e amata nel mondo, dopo quella inglese e spagnola, ma le canzoni della nostra tradizione classica vengono riproposte prevalentemente da artisti stranieri, come il gruppo internazionale “Il Divo” – famosissimo in tutto il mondo e praticamente sconosciuto da noi – Josh Groban e Michael Bublè che canta anche lui spesso in italiano e che ultimamente ha riproposto una versione italo-inglese di “Quando, quando” riscuotendo un grande successo.

Tutte le nazioni sono orgogliose delle loro tradizioni, anche musicali, e ovviamente felici se queste destano ammirazione all’estero. E’ difficile immaginare un inglese che deplori la scelta di un artista di riproporre brani come “Imagine” o “Yesterday” dicendo che “esporta all’estero un genere antiquato che rappresenta ciò che l’Inghilterra è stata nel secolo scorso” oppure un americano recriminare se qualcuno canta “My way” o altri successi del passato.

Gli italiani, invece, affetti da un atavico complesso di inferiorità e dalla paura di essere considerati “antichi” o di essere derisi per la loro “italianità” sono convinti di essere credibili solo se scopiazzano stili stranieri e propongono oggi penose imitazioni di generi musicali di stampo anglosassone, sorprendendosi poi se queste produzioni non riescono a “sfondare” oltre i confini nazionali.

Inoltre,  una grande capacità vocale e interpretativa sono alla base del successo mondiale di qualsiasi artista, in ogni luogo ed ogni epoca mentre in Italia molti, anche tra gli addetti ai lavori, si stupiscono quando un cantante raggiunge il successo grazie a queste qualità. Eppure è innegabile che una bella voce e una magistrale esecuzione sono in grado di irretire chiunque abbia orecchie per sentire e cuore per emozionarsi. Stranamente poi, gli italiani esprimono questa perplessità solo nei riguardi degli artisti di casa nostra perché a nessuno di loro verrebbe mai in mente di chiedersi i motivi del successo dei cantanti d’oltreoceano famosi per le loro splendide voci e memorabili interpretazioni. In qualsiasi altra nazione una voce bella e armoniosa, desta ammirazione, mentre in Italia, dove il belcanto è nato, è una qualità che oggi viene quasi disprezzata.  Basterebbe riflettere sul fatto che i cantanti anglofoni famosi hanno tutti belle voci, non necessariamente da tenori ma sicuramente armoniose, allenate, educate e dotate di una notevole estensione vocale (all’estero solo Bob Dylan è riuscito ad avere successo pur essendo stonato, ma le sue canzoni furono apprezzate inizialmente perché interpretate da Joan Baez). Da noi invece i cantanti capaci di raggiungere note alte vengono definiti “urlatori” (se però sono stranieri vengono definiti “bravi”).

E’ per questo motivo che molti italiani non capiscono la funzione dei talent show, programmi di importazione concepiti proprio per la ricerca di vocalists, cioè bravi interpreti.  Nel mondo della musica pop internazionale chi è capace di comporre canzoni ma si rende conto di non avere la vocalità adatta per interpretarle le affida a vocalists. Molti ghostwriters (scrittori fantasma) creano le loro canzoni avendo già in mente l’artista che dovrà eseguirle, quindi le adatta alle sue caratteristiche vocali. All’estero vengono continuamente stilate graduatorie dei vocalisti più bravi, come anche all’Eurovision Song Contest dove nel 2015 Il Volo si è aggiudicato i primi tre posti. Da noi una tale prassi diventerebbe probabilmente oggetto di scherno da parte dei soliti esperti, fautori di una male interpretata “modernità”. Probabilmente Susan Boyle (1) da noi sarebbe stata giudicata “demodé” e fuori tempo.

Le caratteristiche necessarie per rendere un brano un successo internazionale sono l’originalità della melodia, che deve essere anche facile da ricordare (in Italia si usa spesso il termine “orecchiabile” in senso dispregiativo, quasi fosse indice di scarsa qualità, mentre tutte le canzoni divenute classici celebri ed immortali sono appunto innanzitutto “orecchiabili”, cioè gradevoli all’udito, e hanno tutte la peculiarità di rimanere impresse nella mente ed essere facilmente canticchiate.), la consonanza tra note e parole, la cura dell’arrangiamento musicale e la magistralità dell’esecuzione. Se si dovesse stilare una graduatoria degli elementi importanti in una canzone musica e canto vengono al primo posto (altrimenti diventa una recitazione)

L’altra convinzione degli italiani è che i cantanti famosi siano tutti anche autori, mentre in realtà si contano sulle dita di una mano le star di fama mondiale che scrivono e compongono le proprie canzoni e la maggior parte dei grandi artisti anglofoni cantano cover. Dietro ogni star internazionale ruota una pletora di professionisti che scrivono, compongono, arrangiano. La capacità di un bravo cantante è di fare sue e “sentire” profondamente le parole e la musica, e di trasmettere poi queste emozioni a chi ascolta. Nessuno può negare che questa sia una forma d’arte.

In definitiva ciò che decreta il successo universale di un artista, di una canzone o di un brano musicale è semplicemente la sua capacità di soddisfare il desiderio di bellezza e di armonia che è insito in ciascuno di noi e che va al di là delle mode del momento.

The beauty of the singer’s voice touches us in a place that’s as personal as the place from which that voice has issued. One of the weird things about singers is the ecstasy of surrender they inspire, as if they can fool us into loving them, diddle our hard-wiring, locate a vulnerability we thought we’d long ago armored over. Falling in love with a singer is like being a teenager every time it happens.”

(“La bellezza della voce del cantante ci tocca in un luogo che è profondo come il luogo da cui quella voce è scaturita. Una delle strane cose a proposito dei cantanti è l’estasi e l’arrendevolezza che ispirano, è come se fossero capaci di indurci ad amarli con l’inganno, vincendo la nostra resistenza e trovando una vulnerabilità che pensavamo fosse ben celata. Innamorarsi di un cantante è come tornare ad essere un adolescente ogni volta che succede.”)

This is an excerpt from Jonathan Lethem’s introduction to the Greatest Singers of All Time feature in the November 27, 2008 issue of Rolling Stone, available in the digital archive. A panel of 179 experts ranked the vocalists.

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Ancora oggi sono in molti, tra gli addetti ai lavori, a chiedersi le ragioni dell’enorme successo ottenuto da Il Volo all’estero e ora anche in Italia. Alcuni giornalisti rivolgono la domanda direttamente ai componenti del trio i quali, di solito, rispondono che probabilmente è dovuto al fatto che il pubblico è attratto dalla novità di un repertorio classico proposto da giovanissimi e perché interpretano il belcanto e la melodia della tradizione italiana, che sono gli unici generi apprezzati all’estero.

Ciò può essere in parte vero, ma la ragione è molto più banale e semplice: loro piacciono perché hanno voci stupende, sanno cantare ed emozionare come pochi. Punto.

E’ interessante notare che nessun giornalista straniero pone mai questa domanda perché arrivano tutti alle interviste preparati, avendo già visionato clip dei loro concerti quindi, semmai avessero avuto inizialmente questo dubbio dopo averli sentiti cantare si sarebbero dati ovviamente la risposta da soli. Da noi sembra invece difficile capire che una grande capacità vocale e interpretativa sono alla base del successo mondiale di qualsiasi cantante, in ogni luogo ed ogni epoca. Stranamente, tuttavia, i nostri esperti esprimono questa perplessità solo nei riguardi degli artisti di casa nostra perché a nessuno di loro verrebbe mai in mente di chiedersi i motivi del successo di Frank Sinatra, di Elvis Presley, di Barbra Streisand, di Michael Bolton, Celine Dion o di Whitney Houston, tanto per citare alcuni dei cantanti d’oltreoceano famosi per le loro splendide voci e memorabili interpretazioni.

E’ certamente la bravura ed il talento dei due tenori Piero Barone ed Ignazio Boschetto e del baritono Gianluca Ginoble ad aver estasiato i milioni di fan sparsi in ogni angolo del pianeta e gli spettatori che tributano entusiastiche standing ovation ad ogni esecuzione di qualsiasi brano interpretato dai tre giovani, in italiano, inglese, spagnolo o francese, sia esso pop, di lirica o melodico. I tre ragazzi ottengono gradimento da parte del pubblico anglofono per le loro versioni di brani classici della tradizione americana e inglese come “My Way”, “Smile”, Memory” o “Delilah” ma anche per canzoni attuali come “Beautiful day” e “Little things”.

La bellezza di una voce non risiede solo nella capacità di emettere acuti o gorgheggi impetuosi ma è anche nel timbro e nel modo in cui viene modulata per trasmettere calore e passione. Cantare non è solo un esercizio tecnico ma è la trasmissione di una emozione da una persona ad un’altra. Ed è proprio ciò che colpisce ascoltando le esecuzioni di questi ragazzi perché tutti e tre possiedono entrambe queste caratteristiche: il dono di avere voci straordinarie, possenti e corpose, e il talento di saperle utilizzare per suscitare empatia e commozione. Le loro performance dal vivo si distinguono per la maestria della esecuzione, unita alla naturalezza e alla scioltezza e, soprattutto, alla espressività, mentre spesso vocalisti che cantano bene da un punto di vista stilistico possono risultare ingessati ed inespressivi perché ostacolati da preoccupazioni tecniche. Incanta, inoltre, il perfetto equilibrio acustico formato dalle loro voci, diverse ma complementari, quando si fondono in un rapporto armonico ideale in cui tutte le componenti hanno la stessa importanza e sono inter-indipendenti, cioè ognuna è autonoma ma collabora alla creazione del risultato finale che acusticamente è superiore alla somma delle singole voci. Un altro dei loro pregi è la versatilità. Come Andrea Bocelli non sono tenori (e baritono) “di scuola operistica”, a differenza di Pavarotti, per esempio, che aveva una impostazione vocale lirica più strutturata e rigida, quindi meno adatta al pop. Ciascuno di loro è capace di interpretare magistralmente anche da solista brani che richiedono tecnica, tonalità ed emotività ben diverse. Ignazio affascina sia quando canta un medley di Pino Daniele sia quando rende una ineguagliabile versione di “Memory”, Piero è superlativo sia nella esecuzione di “E lucean le stelle” sia quando duetta in “My Way” e Gianluca tocca corde profonde sia quando interpreta “Aranjuez” sia quando incanta con il suo “Bridge over troubled water”. Ora che studiano canto lirico potrebbero forse perdere, almeno in parte, questa duttilità.

Chiaramente la voce da sola non è sufficiente a decretare la bellezza e il successo di una esecuzione e la scelta del brano è fondamentale per valorizzare le doti vocali di chi canta. Anche in questo sta la bravura del trio e dei loro produttore e manager che preferiscono canzoni melodiche e classiche più adatte alla loro vocalità. Molti cantanti italiani, invece, anche se dotati di una voce interessante spesso optano per brani che sviliscono le loro capacità pur di apparire orginali e “moderni”. In qualsiasi altra nazione una voce bella, armoniosa, formata ed “educata” desta ammirazione, mentre in Italia, dove il belcanto è nato, è una qualità che oggi viene quasi disprezzata. Probabilmente Susan Boyle (1), da noi, sarebbe stata giudicata fuori tempo. Nel mondo della musica pop internazionale chi è capace di comporre canzoni ma si rende conto di non avere la vocalità adatta per interpretarle spesso le affida a professionisti. All’estero vengono continuamente stilate graduatorie dei vocalisti più bravi, come anche all’Eurovision Song Contest dove nel 2015 Il Volo si è aggiudicato i primi tre posti. Da noi una tale prassi diventerebbe probabilmente oggetto di scherno da parte dei soliti esperti, fautori di una male interpretata “modernità”.

Molti critici e sedicenti “intenditori” italiani li accusano di perpetuare una immagine retrò e antiquata del nostro paese. Il paradosso è che la musica italiana è la terza più ascoltata  e amata nel mondo, dopo quella inglese e spagnola, ma le canzoni della nostra tradizione classica vengono riproposte prevalentemente da artisti stranieri, come il gruppo internazionale “Il Divo”, famosissimo in tutto il mondo e praticamente sconosciuto da noi, Josh Groban o Michael Bublè che canta spesso in italiano e che ultimamente ha riproposto una versione italo-inglese di “Quando, quando” riscuotendo un grande successo. D’altra parte, il genere melodico-romantico – in cui rientrano la maggior parte dei brani che compongono il repertorio del trio – da noi è ritenuto “poco contemporaneo” o anacronistico mentre nel resto del mondo (compresi i tanto emulati Stati Uniti) è considerato un evergreen sempre attuale e intramontabile. Lo stile de Il Volo è originale, moderno ed ha un sapore internazionale, per questo è apprezzato da persone di ogni paese e di ogni età. “Molti cercano di scimmiottare quel che arriva dal mondo anglosassone, noi invece partiamo dalla tradizione italiana e la contaminiamo con il pop e il rock. Una formula tutta nostra che ci rende distinguibili al primo ascolto” spiega Gianluca. Il Volo mette un’enfasi nel canto di gran lunga superiore ad altri gruppi di operatic-pop più classici e delicati, come “Il Divo”. La professionalità di questi ragazzi è dimostrata inoltre dal fatto che tutti e tre studiano musica e suonano il pianoforte, Ignazio compone anche canzoni (2), ma non si sentono ancora pronti a presentarsi al pubblico in altre vesti, perché sanno che qualsiasi nuovo impegno richiede esperienza ed una lunga preparazione, e lavorano assiduamente per perfezionarsi in ogni campo. “Riceviamo molte canzoni scritte da vari autori, quelle che ci piacciono le interpretiamo. Prima o poi verrà anche il momento per composizioni nostre. Quando ne avremo una davvero forte la metteremo in un disco” rivelano. Pochi musicisti italiani possiedono questa umiltà e la maturità artistica di non proporre un prodotto che non sia perfetto sotto ogni punto di vista.

Al contrario, da noi sembra che la maggior parte degli artisti partano dal presupposto che la melodia e il canto siano l’ultima cosa alla quale si debba prestare attenzione. Tralasciando le penose imitazioni in salsa italiana di generi musicali d’importazione quali il rock, il blues, il metal e il rap, che non hanno alcuna possibilità di eguagliare gli originali e possono ambire unicamente ad un successo nazionale (spesso scarso), il problema è che la stragrande maggioranza dei cantanti italiani amano definirsi cantautori e si concentrano prevalentemente sul testo trascurando l’arrangiamento musicale. Le note che accompagnano le parole sembrano appiccicate a caso tanto per dare al brano l’appellativo di canzone. I motivi sono quasi sempre noiosi e ripetitivi, quando non si tratta di vere e proprie cacofonie che fanno stridere i sensi di chi ascolta e sono sgradevoli all’udito per la successione disarmonica degli accordi. E’ quindi naturale che queste canzoni non possano essere apprezzate da un pubblico straniero che non capisce e non può valutare il testo ed è per giunta abituato a melodie scritte – o perlomeno rielaborate – da compositori professionisti e cantate da talentuosi interpreti. Questo non significa che le parole siano poco importanti, tutt’altro, ma la metrica deve amalgamarsi con la musica fino a formare un connubio perfetto per rendere la canzone fluida, ritmica, e piacevole all’ascolto.

C’è da aggiungere che ogni lingua ha un genere musicale al quale si abbina meglio; l’italiano per la sua dolcezza si coniuga bene con il melodico-romantico, come anche lo spagnolo che però è più vivace quindi adatto anche a stili più ritmici, l’inglese è perfetto per rock e rap mentre questi generi stridono con la morbidezza dell’italiano e molte versioni nostrane diventano quasi delle caricature. Il tedesco, per la sua durezza, è difficilmente abbinabile alla musica che è perciò preferibile nella sua veste unicamente strumentale.

I parametri che rendono un brano musicale degno di essere “esportato” sono la rilevanza e l’originalità della melodia e l’adeguatezza dell’arrangiamento strumentale che deve sottolineare il “clima” psicologico della canzone e adattarsi al tipo di vocalità dell’interprete; la strumentazione deve essere al servizio della canzone e non della moda musicale. E’ inoltre fondamentale l’aderenza della musica al testo e viceversa, le note devono accompagnare ed esaltare le parole fino a creare una entità eufonica, enfatizzata dal timbro e dalla modulazione vocale dell’interprete, la cui armonia sarà percepita dall’ascoltatore anche se non comprende la lingua. Le canzoni inedite interpretate da Il Volo sono state stroncate dalla critica, tra cui “Grande Amore” il cui testo è giudicato banale. Invece ha avuto successo proprio perché possiede tutte le caratteristiche necessarie per farne un motivo vincente: l’originalità della melodia, facile da ricordare, la consonanza tra note e parole, la cura dell’arrangiamento musicale e la magistralità dell’esecuzione. Se si dovesse stilare una graduatoria degli elementi importanti in una canzone, infatti, musica e canto vengono al primo posto (altrimenti diventa una recitazione).

Il significato del testo fa appello al nostro intelletto, può rallegrarci o rattristarci, può risvegliare ricordi piacevoli o dolorosi, può farci riflettere o immedesimare, ma una canzone è innanzitutto musica e la musica deve essere in grado di far vibrare corde più profonde dell’animo umano. L’intellighenzia snob italiana predilige invece il cantautore “impegnato” e testi di denuncia sociale e usa il termine “orecchiabile” in senso dispregiativo, quasi fosse indice di scarsa qualità, mentre tutte le canzoni divenute classici celebri ed immortali sono appunto innanzitutto “orecchiabili”, cioè gradevoli all’udito, e hanno tutte la peculiarità di rimanere impresse nella mente e di essere facilmente canticchiate. Il pubblico italiano è anch’esso abituato ad apprezzare prevalentemente i testi, senza badare troppo alla musica e alla tecnica canora, tuttavia ha pur sempre una formazione culturale ed una sensibilità musicale “storica”, pertanto subisce naturalmente il fascino dell’armonia e della bellezza di un brano perfettamente eseguito che amalgama le diverse componenti. E’ questo il motivo del grande successo ottenuto dal trio anche in patria.

Rifacendosi all’esempio di casa nostra, è diffusa tra gli italiani la convinzione che anche i loro idoli d’oltreoceano siano gli autori dei brani che interpretano. Infatti, un’altra delle critiche più frequentemente mosse al trio dai loro detrattori è che il loro repertorio è composto da “cover” e da canzoni che non hanno scritto loro. Molti saranno perciò sorpresi di apprendere che si contano sulle dita di una mano le star di fama mondiale che scrivono e compongono le proprie canzoni e che la maggior parte dei grandi artisti anglofoni cantano cover. Basti pensare a brani come “Hallelujah”, di Leonard Cohen, e “Without you”, scritta nel 1972 da Harry Nilsson, interpretate da un numero infinito di vocalisti tra cui Mariah Carey, oppure “Smile” scritta da Charlie Chaplin, resa famosa dalla interpretazione di Barbra Streisand ma anche di Diana Ross e Michael Jackson, e infinite altre. Elvis Presley ha reso celebri in America le traduzioni di classici napoletani come “O Sole mio” diventata “It’s now or never” o “Torna a Surriento” trasposta in “Surrender”. Dovrebbe essere noto a tutti che icone della musica leggera come Frank Sinatra, Barbra Streisand, Whitney Houston, Celine Dion o Michael Bublè non sono gli autori delle canzoni che hanno reso immortali con le loro esecuzioni. D’altra parte nemmeno Eros Ramazzotti, che ha anche lui molto successo all’estero, è l’autore delle proprie canzoni. “Negli ultimi album di Eros Ramazzotti, Claudio Guinetti è produttore e autore di tutto il materiale. Non potevamo quindi non incontrarlo…”[intervista rilasciata a “Oggi” da Claudio Guinetti]

Dietro ogni star internazionale ruota una pletora di professionisti che scrivono, compongono, arrangiano. Molti ghostwriters (scrittori fantasma) creano le loro canzoni avendo già in mente l’artista che dovrà eseguirle, quindi le adatta alle sue caratteristiche vocali. La capacità di un bravo cantante è di fare sue e “sentire” profondamente le parole e la musica, e di trasmettere poi queste emozioni a chi ascolta. Nessuno può negare che questa sia una forma d’arte. D’altra parte è estremamente raro che una medesima persona abbia le capacità e le competenze per comporre musica e testi e al tempo stesso abbia la vocalità giusta per cantarle. Sarebbe come pretendere che ogni grande attore avesse anche la capacità di ideare la trama e scrivere la sceneggiatura del film in cui recita. A ciascuno la propria specialità.

Il Volo è l’unica realtà italiana i cui CD escono simultaneamente in più di 50 paesi, scalando subito i vertici delle classifiche in diversi continenti. Ma, a parte loro ed altre rarissime eccezioni (5), la fama della maggior parte degli altri cantanti italiani osannati in patria non varca la frontiera del nostro paese. Stranamente nessuno sembra interrogarsi sulle ragioni né trovare una risposta convincente. Alcuni ne attribuiscono il motivo alla difficoltà di comprendere la nostra lingua. E’ quello che hanno argomentato i fan di Emma (Marrone) per il deludente risultato all’Eurovision 2014, dove non è rientrata nemmeno tra i primi 20; “è stata penalizzata perché ha cantato in italiano” si leggeva in molti commenti. Ipotesi smentita l’anno dopo dal trionfo del Volo al televoto (1.Italy – 366, 2.Russia – 286, 3.Sweden – 279) con “Grande Amore”, risultato poi ribaltato dalla giuria che ha concesso al trio solo il terzo posto. Il Volo in quella occasione ha anche vinto il prestigioso premio Marcel Besançon Awards che va al miglior partecipante votato dalla stampa e dai media durante l’evento. D’altra parte questa tesi era già stata contraddetta dal successo planetario ottenuto da Andrea Bocelli e Pavarotti. Non è infatti necessario comprendere le parole per apprezzare un brano musicale, altrimenti solo chi conosce l’inglese o lo spagnolo ammirerebbe gli innumerevoli vocalisti stranieri famosi in tutto il mondo.(*)

Ciò che decreta il successo universale di un artista, di una canzone o di un brano musicale è semplicemente la sua capacità di soddisfare il desiderio di bellezza e di armonia che è insito in ciascuno di noi e che va aldilà delle mode del momento.

“Beauty is truth, truth is beauty. That’s all you know on earth and all you need to know” (J. Keats)

– Video del programma di Gigi Marzullo su RAI1 dedicato a Il Volo

Note:

(1) – Chi è Susan Boyle: https://it.wikipedia.org/wiki/Susan_Boyle. E’ accaduto davvero al talent show The Voice of Italy (febbraio 2016) dove il candidato Brian Grisetti, un adolescente dotato di una voce possente, ha cantato “Io che non vivo” ed è stato escluso perché giudicato “antiquato” dai “giudici” Max Pezzali, Raffaella Carrà, Dolcenera ed Emis Killa. “Potresti cantare con i ragazzi del Volo” ha commentato sarcastica la Carrà a fine esibizione. I quattro coach hanno infatti spiegato che la scelta di un brano così tradizionale, soprattutto data la sua giovane età, lo ha penalizzato.

(2) – Ignazio Boschetto ha scritto e composto la canzone in spagnolo “Hablando de ti” e l’ha proposta da solista in alcuni concerti nel 2016, ottenendo un grande successo.

(3) – Dovrebbe essere noto a tutti che icone della musica leggera come Frank Sinatra, Barbra Streisand, Whitney Houston, Celine Dion o Michael Bublè non sono gli autori delle canzoni che hanno reso immortali con le loro esecuzioni.

Ma forse qualcuno sarà sorpreso di apprendere che Patrick Leonard è il compositore e ghostwriter che ha collaborato con Leonard Cohen ed è anche l’autore delle canzoni di Madonna, la quale contribuisce in minima parte alla stesura dei testi.

Justin Bieber ha dichiarato che solo con il suo album Purpose si è sentito finalmente libero di decidere cosa cantare, perché prima le canzoni gli venivano imposte da altri. (“The 21-year-old said: “I was really young and I had people telling me what to record, giving me songs and stuff.”). Il suo nome ora compare tra gli autori dei brani che canta ma guardando l’elenco che arriva persino a 14 o 15 nomi è difficile capire quale sia il suo effettivo contributo. Molti credono che le canzoni di Beyoncé siano autobiografiche ma a scriverle è Linda Perry e altri songwriters, anche se spesso se ne assume la paternità

Per non parlare dello shock di molti fan nello scoprire che le commoventi liriche che hanno reso le canzoni di Reginald Dwight, in arte Elton John, classici intramontabili sono state scritte dal suo partner Bernie Taupin. Una accoppiata sicuramente vincente, come lo sono stati Battisti e Mogol. E forse i giovanissimi fan degli One Direction saranno delusi di apprendere che Julian Bunetta è l’autore delle canzoni interpretate dalla boy-band fin dal 2012.

Molte delle canzoni del premio Nobel Bob Dylan erano rivisitazioni di vecchie ballate popolari e canzoni della tradizione folk, per esempio la canzone A Hard Rain’s A-Gonna Fall è costruita sulla melodia della ballata folk Lord Randall. Inoltre, la bella voce di Joan Baez, che lo invitò sul palco per duettare con lei e registrò alcune delle sue prime canzoni, fu determinante nel portare Dylan al successo nazionale e internazionale.

La famosissima My Way, cavallo di battaglia di Frank Sinatra, era in origine una canzone francese dal titolo Come d’habitude. Paul Anka riscrisse le parole in inglese senza cambiare la musica.

(5) – Zucchero, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti sono tra i pochi italiani famosi anche all’estero ed “esportabili” per l’originalità della melodia e per la grande attenzione all’arrangiamento musicale. Inoltre, hanno duettato con artisti stranieri e italiani famosi per la loro vocalità, tra cui Anastacia e Pavarotti .

In ogni caso nemmeno Eros Ramazzotti è l’autore delle proprie canzoni, ha avuto diversi songwriters. “Negli ultimi album di Eros Ramazzotti, Claudio Guinetti è produttore e autore di tutto il materiale. Non potevamo quindi non incontrarlo…”[intervista rilasciata a “Oggi” da Claudio Guinetti]

(7) – Sia è una dei songwriters più prolifici e richiesti dai big della musica. Ecco un elenco delle sue canzoni più famose e da chi sono state interpretate:

  1. “Godzillionaire”by Brooke Candy
    72. “Guitars and Microphones” by Kate Pierson
    71. “We Are One (Ole Ola)” by Pitbull, Jennifer Lopez and Claudia Leitte
    70. “Pop Rock” by Brooke Candy
    69. “Matrix” by Kate Pierson
    68. “Acid Rain” by Alexis Jordan
    67. “Any Day Now” by Cheyenne Jackson
    66. “I Will Get Over You” by Prischilla Ahn
    65. “These Hands I Hold” by Bo Bruce
    64. “Gentlemen” by Jessica Sanchez
    63. “Crush Me With Your Love” by Kate Pierson
    62. “Bound to You” by Christina Aguilera
    61. “God Made You Beautiful” by Beyoncé
    60. “She’s Pretty, She Lies” by Cheyenne Jackson
    59. “Freeze You Out” by Marina Kaye
    58. “Rise Up” by Beyoncé
    57. “Knock You Out” by Bingo Players
    56. “Don’t Look at Me” by Cheyenne Jackson
    55. “Kill, F—k, Marry” by Nikki Williams
    54. “Rock Bottom” by Marco Mengoni
    53. “Unite” by Jessie J
    52. “Bottoms Up” by Kate Pierson
    51. “Stronger Than Ever” by Christina Aguilera
    50. “You’re Mine” by Lea Michele
    49. “Opulence” by Brooke Candy
    48. “Mister Sister” by Kate Pierson
    47. “Break the Walls” by Fitz and the Tantrums
    46. “Strange Birds” by Birdy
    45 “Radioactive” by Rita Ora
    44. “Round Your Little Finger” by Katharine McPhee
    43. “Tears Fall” by Jacquie Lee
    42. “Breathe” by Jessie J
    41. “Firecracker” by Cheryl
    40. “You Don’t Know” by Will Young
    39. “The Game” by Kelly Rowland
    38. “You Lost Me” by Christina Aguilera
    37. “Bring Your Arms” by Kate Pierson
    36. “Let Me Love You (Until You Learn to Love Yourself)” by Ne-Yo
    35. “All I Need” by Christina Aguilera
    34. “Green Card” by Oh Land
    33. “Standing on the Sun” by Beyoncé
    32. “Invincible” by Kelly Clarkson
    31. “Loved Me Back to Life” by Celine Dion
    30. “Utopia” by Belinda
    29. “Time Wave Zero” by Kate Pierson
    28. “Flashlight” by Jessie J
    27. “Cannonball” by Lea Michele
    26. “Who Am I?” Jamie Foxx, Cameron Diaz and Quvenzhané Wallis
    25. “I Am” by Christina Aguilera
    24. “If You Say So” by Lea Michele
    23. “Let Your Tears Fall” by Kelly Clarkson
    22. “I Am Me” by Willow
    21. “The City’s Yours” by Jamie Foxx and Quvenzhané Wallis
    20. “Try Everything” by Shakira
    19. “Passenger” by Britney Spears
    18. “Pulls You Under” by Kate Pierson
    17. “Sexercise” by Kylie Minogue
    16. “Throw Down the Roses” by Kate Pierson
  2. “Expertease (Ready, Set, Go)” by Jennifer Lopez
    14. “Opportunity” by Quvenzhané Wallis
    13. “Diamonds” by Rihanna
    12. “Making the Most of the Night” by Carly Rae Jepsen
    11. “Chasing Shadows” by Shakira
    10. “Get Over U” by Neon Hitch
    9. “Blank Page” by Christina Aguilera
    8. “Brightest Morning Star” by Britney Spears
    7. “My Heart Is Open” by Maroon 5 featuring Gwen Stefani
    6. “Double Rainbow” by Katy Perry
    5. “Kiss Me Once” by Kylie Minogue
    4. “Battlefield” by Lea Michele
    3. “Boy Problems” by Carly Rae Jepsen
    2. “Perfume” by Britney Spears
    1. “Pretty Hurts” by Beyoncé

(*) Aggiornamento Sanremo 2017: Perché anche  “Occidentali’s Karma” di Gabbani ha le caratteristiche per diventare una hit internazionale:

  • il motivo è originale, gradevole e orecchiabile, non cerca di scimmiottare (penosamente) generi anglosassoni;
  • il testo è valido ma il significato è solo suggerito e accennato, e non esplicitato come se si trattasse di una dissertazione, mentre nelle canzoni italiane “non esportabili” il testo è di solito una narrazione quindi poco adatta ad essere trasposta in musica;
  • la musica non sembra solo il sottofondo musicale per la lettura di un testo di prosa – o, quando va bene, di poesia – ma ha una sua precisa “personalità” e piacevolezza;
  • le parole si coniugano bene con le note, non “stonano” ma vengono esaltate dal tono del cantante e dall’arrangiamento musicale;
  • c’è un refrain che ricorre, si imprime nella mente dell’ascoltatore e rende la canzone facilmente canticchiabile;
  • la voce del cantante non è bella o armoniosa ma si adatta a questo genere di canzone proprio per la sua asprezza;
  • non è necessario comprendere il testo per apprezzare il brano-

Ovviamente non credo che avrà mai il successo duraturo di Grande Amore che è ormai un classico internazionale in tutto il mondo.

Osservate la differenza con “Vietato morire” di Ermal Meta, che racconta una storia sicuramente commovente, con un nobile intento anche sociale, ma che è appunto una storia con sottofondo musicale, non una canzone.

vietato-morire

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15 pensieri su “UNO SU MILLE CE LA FA: perché solo pochi brani e artisti italiani sono “esportabili” all’estero?

  1. Patrizia, che dire? i tuoi interventi che analizzano vocalità e motivazioni del successo internazionale de Il Volo si fanno ogni volta più approfonditi e argomentati! meritano una lettura attenta e avvertita, perché possono enormemente accrescere sia la conoscenza della posizione del Volo nell’ambito del panorama musicale internazionale che la nostra stessa consapevolezza dei motivi che ci hanno fatto prediligere questo gruppo tra le migliaia di proposte che esistono al mondo. In attesa di poter rileggere con maggior riflessione questo nuovo approfondito contributo, ti rinnovo i complimenti che ti ho già fatto per i tuoi lavori precedenti!

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  2. Grazie Valeria, in realtà non l’ho condiviso o pubblicato su FB perché lo sto ancora rivedendo e rielaborando. Mi rendo conto che, come al solito, mi sono dilungata troppo. Forse riuscirai a farne un magistrale ed esauriente riassunto, come sempre 🙂

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  3. Patrizia, presa dall’entusiasmo ho già postato sulla mia pagina questo nuovo splendido lavoro. Credo di cominciare a conoscerti: sei una perfezionista! ti assicuro che è già perfetto così, comunque se vorrai rivederlo, e pubblicarne una nuova redazione, lo sostituiremo! il riassunto mi piacerebbe tanto farlo, lo ritengo un esercizio utile più per me stessa che per gli altri, perché mi costringe a leggere con grande attenzione il lavoro nella sua interezza. Tuttavia, per motivi di tempo, oggi mi è impossibile, anche se, in qualche ritaglio di tempo,magari ne rivedrò qualche parte per commentarla. In questo caso ci risentiremo. Ora ti saluto e grazie dal profondo del cuore per il tuo impegno!

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  4. Ho letto tutto d’un fiato, che dire, mi è piaciuto tantissimo, credo che hai capito esattamente il pensiero di tutte noi che seguiamo con ammirazione e affetto Piero Ignazio e Gianluca. Grazie per riuscire ad esprimere questo in modo così chiaro e sostenuto da validi argomenti. Ho seguito le varie interviste di Eurovision e una cosa mi ha interessato, diversi giornalisti esteri chiedevano come mai si erano presentati in un concorso canoro di quel tipo visto che loro erano già assolutamente riconosciuti come grandi artisti…………………si ma all’estero, non qua. A chi dice che sono montati, penso invece che loro non lo sono per niente, siamo noi italiani che non gli diamo il giusto credito!!

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    • Infatti, Daniela, lo avevo notato anch’io. La maggior parte dei giornalisti inoltre si presentavano preparati alle interviste, dichiarando di aver visionato clip dei loro concerti e delle precedenti interviste, mentre quelli italiani sembravano non sapere nemmeno chi fossero e ripetevano sempre le stesse domande.
      Non avevo ancora condiviso questo articolo perché lo stavo revisionando, infatti ora l’ho modificato in molti punti perché mi pareva poco organico. Quando hai tempo, potresti rileggerlo e dirmi se ti sembra più chiaro? Grazie.

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      • Ho riletto, mi sono piaciute le argomentazioni e puntualizzazioni che hai aggiunto.
        Suppongo che hai nominato “Without you” volutamente visto che la stanno proponendo cantata da loro, giusto.
        Complimenti ancora!!

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  5. Sì, avevo visto il video della registrazione della versione spagnola sul profilo di Valeria. Una delle mie canzoni preferite. Ho inviato a ciascuno di loro un tweet chiedendo di fare un omaggio a Leonard Cohen cantando Hallelujah. Con le loro voci sarebbe un capolavoro. Chissà se ci penseranno.

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    • Capolavoro sicuro, mi piacerebbe davvero sentirli.
      Ho condiviso il tuo articolo con un’amica che mi ha fatto notare che l’elenco delle canzoni al punto 5 non ha il rimando nel testo.

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      • Sì, perché il punto 5 era inserito in una parte del testo che ho poi eliminato, ma l’ho lasciata come nota per far capire quanti cantanti stranieri famosi si servono di ghostwriters, visto che una delle critiche che leggo più spesso contro il Volo è che non scrivono le canzoni che cantano.

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  6. Patrizia, è vero ci si può innamorare di una voce. Devo dire che tutti e tre hanno voci stupende ma quella di Gianluca, così profonda, dolce e sensuale mi fa letteralmente sciogliere, anche quando parla. Quando l’ascolto dimentico che appartiene a un ragazzino di 20 anni. Se avessi un uomo con una voce così mi farebbe l’effetto che fa Morticia Addams al marito quando parla francese, gli salterei addosso ogni volta che apre bocca

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  7. Con questo, sono dunque 4 finora i contributi di Patrizia Ciava che hanno, a mio parere, come non era mai stato fatto da nessuno precedentemente, affrontato un’analisi ampia ed articolata dei vari aspetti che il “fenomeno Volo” ha comportato e comporta nel vasto panorama della musica non solo italiana, ma mondiale. In effetti tali studi sembrano seguire un piano organico ad obiettivi ben precisi: nel primo ( ricordate come ci colpì? un articolo così favorevole al Volo era un’assoluta novità!) “Il Volo e l’insostenibile pesantezza della critica”, l’attenzione era puntata soprattutto a smantellare quell’atteggiamento vagamente disgustato e snob che gran parte della critica nostrana assume di fronte al trio dei 3 ragazzi, quasi fossero una tardiva emanazione, provinciale e kitsch, dei poveri strimpellatori che passavano di pizzeria in pizzeria a proporre le canzoni della tradizione, soprattutto meridionale, italiana! e questo la giornalista l’ha fatto non con parole generiche o, peggio, con attacchi aggressivi, ma pacatamente snocciolando dati e fatti che hanno dimostrato senza “se” e senza “ma” come concerti affrontati, ampiezza dell’area in cui sono conosciuti, dischi venduti e riconoscimenti meritati fanno del Volo una delle prime band al mondo! E questo a poco più di 20 anni!!!!! Il secondo è stato “Il Volo: un successo mondiale che fa bene al made in Italy “:qui l’attenzione dell’autrice si fa più stringente e punta proprio ad esaminare i ragazzi più da vicino, in una specie di “zoomata” in stile cinematografico, per capire le ragioni di un successo così globale. Ne esce così che i fondamentali di tale successo sono in primo luogo le voci, voci eccelse , sia come soliste, che quando si fondono mirabilmente insieme per intessere le melodie che incantano le plateee di tutto il mondo; poi la simpatia istintiva dei ragazzi e l’empatia che riescono a stabilire col pubblico, in qualsiasi luogo essi si trovino; la loro pronuncia impeccabile in almeno 3 lingue, e infine la bellezza, l’eleganza , il talento e la bravura che permettono loro di diffondere all’estero un’idea di italianità davvero invidiabile! Ed è proprio questa funzione di diffusione di un’italianità positiva,svolta dai ragazzi all’estero, a costituire il fulcro del terzo lavoro, “Il potere soffice del Volo”, che prende avvio da una lettera di un amico americano che ci parla del Volo in termini più che entusiastici, ammettendo candidamente che proprio per capire i testi dei 3 giovani italiani, lui e alcuni suoi amici hanno intrapreso lo studio della lingua italiana. Patrizia ci dimostra come è proprio l’ammirazione per ciò che è “made in Italy” , quando questo “made” naturalmente è di prima qualità come nel caso del Volo, che instilla sentimenti positivi di ammirazione e di emulazione (con importantissimi ritorni d’immagine ed anche economici) nei riguardi dell’ Italia da parte di molti stranieri. Nell’ultimo contributo, infine, “Il Volo : le ragioni di un successo globale(e del perché solo pochi artisti italiani sono “esportabili” all’estero)”, pubblicato precedentemente col titolo “Uno su Mille”, vorrei dire che l’analisi si fa più pressante e chiama in campo una competenza più approfondita, per spiegare il perchè i 3 giovani riscuotano un tale successo da parte di pubblici sparsi in tutto il mondo, che parlano lingue diverse e hanno gusti musicali diversi. E qui l’autrice enumera vari esempi mutuati dal panorama canoro internazionale, per far capire come alcuni brani siano considerati “evergreen” e graditi in tutto il mondo, mentre in Italia vengono declassati come “retrò” e antiquati, da una parte della critica almeno. Vengono di seguito analizzati i parametri sui quali si fonda la fortuna di un brano, come la melodiosità, l’arrangiamento musicale, il testo, l’orecchiabilità: è un esame a tutto tondo quello che ci viene proposto, senza trascurare di spiegare (per rintuzzare critiche molto frequenti al Volo) come anche moltissimi cantanti stranieri, considerat superstar, interpretino delle cover e non scrivano le parole delle loro canzoni. Davvero Patrizia Ciava, come ho detto all’inizio, ha saputo tratteggiare un quadro esauriente e convincente(e straordinariamente competente) sia della caratura artistica del trio di questi ragazzi, sia della loro posizione nell’ambito della musica mondiale, come pure dei motivi per cui denigrarli in patria e considerarli portatori di un fenomeno demodè è atteggiamento davvero privo di qualsiasi fondatezza, oltre che palesemente antiitaliano. Noi Volovers dobbiamo essere grati per i lavori della professoressa Ciava, perchè per la prima volta abbiamo un quadro più che consistente e ben fondato di motivi per cui possiamo essere fieri ed orgogliosi dei nostri meravigliosi ragazzi, anche se col “volo” del cuore, già lo eravamo! Mi piace concludere con una piccola osservazione: sia Patrizia, nell’ultimo dei lavori citati, sia la professoressa Garcìa Rodriguez ( una studiosa spagnola che pure sta svolgendo un’opera davvero illuminata in difesa della musica del Volo ), nell’articolo intitolato “Cuando el clasicismo es revolucionario”, concludono con il ricorso ad un “topos” letterario tra i più famosi e consolanti: mi riferisco all’idea di bellezza che tanti grandi pensatori, da Platone a Dostoveskij a Kant, hanno considerato come elemento salvifico dell’umanità. Il desiderio di bellezza è insito in ciascuno di noi, ricorda Patrizia Ciava, e penso sia uno degli elementi più significanti per spiegare perchè a tante persone piaccia così tanto la musica del Volo.

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  8. Segnalo questo post:
    http://ilcastdellanostravita.blogspot.it/2013/08/il-volo-ma-siete-italiani.html

    Il VOLO ……….. Ma siete italiani?
    Le cose sono andate proprio così, alla domanda “ma siete italiani?” e alla nostra pronta risposta affermativa seguiva subito la successiva domanda “Quindi voi conoscete ‘Il Volo’?”
    E non si riferivano al Fabio Volo che tutti gli italiani conoscono.
    Che figura! Non conoscere “Il Volo” proprio noi che siamo italiani. Le nostre mille espressioni di smarrimento suscitavano altrettante espressioni di compatimento, sorpresa e qualcos’altro del genere.
    Così una sera io la mia diletta figliuola ci decidiamo per saperne di più e investighiamo su “Il Volo”.
    Ma in Italia dove viviamo?
    In televisione ci propinano spettacoli che personalmente mi trattengono dall’accendere la TV, e me ne guardo bene….
    Talenti ne abbiamo un sacco in Italia e me li godo tutti su Youtube, talenti che tutti quanti noi italiani conosciamo ma questi ci sono davvero sfuggiti dalle mani.
    Stringo…. Stringo…..ok
    Il Volo: gruppo di giovani cantanti nati nel 2009 come solisti alla seconda edizione del talent show di Rai 1 ”Ti lascio una canzone”, trasmissione che non ho mai, per principio, voluto seguire proprio per la giovanissima età dei concorrenti. Piero Barone ( 1993) Ignazio Boschetto ( 1994) Gianluca Ginoble (1995), quindi facendo due righe di conti all’epoca della trasmissione avevano rispettivamente 16, 15 e 14 anni.
    Mi ha sempre fatto un certo effetto vedere adolescenti che impersonano adulti. Beh, ora i ragazzi sono cresciuti. Scusate!
    Devo ricredermi, anche se continuerò a non seguire questo genere di programma, sicuramente devo ammettere che ha sfornato un fenomeno….. inteso come successo di livello internazionale.
    Nel 2009 questi tre ragazzini sono stati notati da Tony Renis e Michele Torpedine scoprendo che mettendoli insieme avrebbero appunto creato un fenomeno e non si sono sbagliati per nulla (questo però è il mio modesto parere). Molti ironicamente dicono che hanno “scoperto l’infallibile….”.
    Tornata in Italia a mia volta domando: Conosci “il Volo”? Nessuno, dico nessuno, conosce “Il Volo” .
    Beh, fuori da qui (dall’Italia) questo gruppo ha un successo che neppure immaginiamo, i loro concerti radunano platee impressionanti. Youtube è colmo e stracolmo di video de “il Volo”. Per quel che ho potuto constatare stanno portando in alto, molto in alto, il nostro meraviglioso stile italiano, la nostra musica tradizionale, definiti i tre cantanti di POP LIRICO, sono due tenori e un baritono…,
    Questi 3 ragazzi sono invitati agli spettacoli più importanti di Stati Uniti, Canada e America latina, e anche in Europa non se li fanno mancare. Per fare solo un esempio: ospiti da American Idol che ha ‘solo’ 40.000.000 di spettatori, cantano in inglese, spagnolo e molto italiano.
    A qualcuno potranno non piacere solo per il fatto che cantano ‘O sole mio, Funiculì funiculà, forse perchè sembrano simpatici scugnizzi italiani……. a me piacciono un sacco proprio per questo e mi da una grandissima soddisfazione vederli e sentirli cantare mi fanno sentire contenta di essere italiana…..

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  9. Con l’anno nuovo voglio fare una confessione a tutte le #ilvolovers.
    Io sono pazza del Volo da quando li ho sentiti al Festival di Sanremo e li ho sempre seguiti in silenzio, senza dichiarare la mia passione. Volete sapere il perché? Per il modo in cui venivano considerati dai nostri critici e giornalisti in Italia e da altri cantanti, o pseudo tali, inviidiosi mi sentivo a disagio a dichiarare la mia passione. Sembrava che quelli che li amavano non capivano neinte di musica, che erano apprezzati solo da un pubblico nazionalpopolare o da vecchi emigrati nostalgici all’estero, oppure che erano “creati a tavolino dalla pubblicità”.
    (Purtroppo sono ancora in molti a pensarlo, tra quelli che non li hanno mai ascoltati oppure che sono prevenuti).
    Sono stati per me gli articoli di Patrizia Ciava a sdoganarli, lei ha spiegato perché è un vantaggio per tutti gli italiani sostenerli e cosa li rende speciali, anzi eccezionali e amati in tutto il mondo.
    Da allora ho scoperto che ci sono persone fantastiche che li sostengono da anni, ho scoperto tanti gruppi e volevers di tutte le nazionalità, persone colte, aperte alle novità e con buon gusto per la musica.
    E posso finalmente dichiarare pubblicamente che sono anch’io una entusiastica #ilvolover.

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  10. Pingback: ENGLISH TRANSLATION: IL VOLO – The reasons for a worldwide success / TRADUZIONE IN INGLESE: IL VOLO – le ragioni di un successo globale | All About Il Volo

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