Referendum Trivellazioni

Ma a nessuno sembra strano che dall’assassinio di Mattei in poi a l’Italia non è stato più consentito di svincolarsi dalla dipendenza energetica da altri paesi? Ogni volta che l’Italia ha qualche progetto per rendersi autonoma nascono “spontaneamente” comitati contro il nucleare, contro le trivelle, contro le pale eoliche, contro il biogas. Alla gente viene fatto il lavaggio del cervello finché non è più in grado di ragionare o di esprimere concetti coerenti. Che coerenza c’è nel dirsi contro il nucleare e comprare energia prodotta con il nucleare da altre nazioni, come la Francia e la Svizzera? Che coerenza c’è nel definire “civili e progredite” nazioni che basano la loro ricchezza sulla estrazione del petrolio, come la Norvegia, o addirittura sulle centrali a carbone, come la Danimarca, se poi sosteniamo che per essere civili e progrediti occorre rinunciare a questi metodi? Che coerenza c’è nel dire che “i parchi eolici deturpano il paesaggio” quando vengono costruiti in zone deserte e remote dove nessuno passa mai? Che coerenza c’è nel dire che “occorre puntare sul biogas” quando poi “basta che non sia vicino a casa mia perché puzza”? Si leggono slogan come “in Italia pensiamo a trivellare, mentre gli altri paesi puntano sulle energie sostenibili”. Seee, a parole. Ma intanto continuano a produrre energia dalle centrali nucleare e ad estrarre petrolio che ci rivendono, ridendo sotto i baffi per la nostra ingenuità. I media (traditori) praticano un sapiente lavaggio del cervello alla gente che, in buona fede, ripete a pappagallo gli slogan inculcatigli. Così si manipolano le menti, inducendo a considerare alcuni atteggiamenti valori buoni ed etici; per apparire figo e evoluto devi essere ambientalista, devi dire che sei contro il nucleare e il petrolio. Gli italiani sono più facilmente manipolabili, si può fare leva sul loro istinto disfattista, mentre se a un francese, un tedesco, uno svizzero dici : “E’ per il bene della nazione”, lui metterà da parte il suo interesse e la sua opinione personale e approverà. Ma come si fa a non capire che è tutto sapientemente manovrato? Pensate che se uno di noi si svegliasse una mattina e decidesse di organizzare un comitato, di raccogliere firme e di indire un referendum ci riuscirebbe? La risposta è NO. Ci sono organizzazioni che dietro una facciata lodevole sostengono gli interessi di chi li foraggia e ha tutto l’interesse a tenerci assoggettati.Lo sapevate che Greenpeace, promotrice del referendum, è finanziata dai Rockefeller, azionisti della EXXON? Allora come fanno a dire di essere favorevoli alle trivellazioni nel Mare del Nord? Semplice, affermano che il Mediterraneo è un mare chiuso e per questo non può estrarre petrolio come l’Inghilterra o la Norvegia. L’ENI si candida a trivellare nel mar Artico ed ecco che c’è pericolo che si sciolga la calotta polare. E tutti giù a ripetere e condividere i loro slogan, sentendosi buoni e giusti. Poveri Italioti! (di Romina de Nardis)

E’ assolutamente insensato e incoerente, oltre che autolesionista, dire che si è contro le trivellazioni e il nucleare in Italia, che vogliamo solo energia pulita, mentre continuiamo a consumare petrolio, gas ed elettricità proveniente da paesi che la producono con quei metodi. Come dire “sono contro gli allevamenti intensivi e la macellazione degli animali quindi non li voglio in Italia, ma continuo a mangiare carne importata da paesi che hanno allevamenti intensivi e che macellano animali”. Oltretutto il petrolio importato arriva con petroliere che sono più a rischio inquinamento delle piattaforme. Per essere coerenti dovremmo rinunciare alle auto, all’illuminazione e a riscaldarci. Ci vuole la capacità e l’intelligenza di saper  distinguere tra desiderio e realtà. Se solo l’Italia rinuncia (e ricordiamo che è l’unico grande paese in Europa a non avere centrali nucleari) restiamo indietro, facendoci del male e basta. Possibile che persone pure intelligenti non riescano a comprendere questo semplice concetto?!? Si dovrebbe decidere a livello europeo di eliminare fonti di energia non pulita entro una certa data, ma tutti insieme, perché se lo fa solo un paese rimane svantaggiato non potendo rinunciare a rifornirsi per i suoi fabbisogni da altri.

“Greenpeace – dicono i lavoratori ENEL– organizza mostre fotografiche, si disinteressa dei veri problemi ambientali e sceglie le sue campagne solo sulla base della loro remuneratività. L’Italia è il paese europeo in cui si usa meno carbone, circa il 13%, contro il 41% della Germania, il 33% dell’Inghilterra, il 30% della Danimarca, il 40% degli Stati Uniti, il 51% del Giappone, l’80% di Cina e Australia. Tutti paesi che utilizzano anche il nucleare e producono quote di energia molto più alte dell’Italia. Non si capisce perché, se l’obiettivo di Greenpeace è la difesa dell’ambiente e della salute, l’associazione non considera anche le centrali a carbone dei concorrenti di Enel in Italia e all’estero”.

http://www.meteoweb.eu/2011/09/le-centrali-nucleari-in-europa-sono-148-ecco-dove-litalia-e-circondata/86532/

Facciamo chiarezza.

Il referendum non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni, che sono già vietate entro le 12 miglia e continueranno a essere permesse oltre questo limite anche in caso di vittoria dei sì, ma si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Il comma 17 del decreto legislativo 152 stabilisce che sono vietate le nuove «attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine delle acque nazionali italiane, ma stabilisce anche che gli impianti che esistono già entro questa fascia possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione. Questa concessione può essere prorogata fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum, quindi, non riguarda nuove trivellazioni, ma la possibilità per gli impianti già esistenti di continuare a operare fino a che i giacimenti sottostanti non saranno esauriti.

L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Nel mondo il petrolio e il gas sono da oltre 40 anni le due fonti principali a copertura del consumo totale di energia, rispettivamente con una quota del 30% e del 22% nel 2011.

L’esplosione dei consumi di gas e petrolio in Italia all’inizio degli anni ’50, elemento essenziale del boom economico del Paese, aveva trovato riscontro nel forte incremento della produzione interna e della perforazione di nuovi pozzi. In quegli anni furono raggiunti record storici di perforazione con oltre 200 pozzi all’anno, grazie anche ad una intensa attività di ricerca sismica nel Paese per acquisire nuove conoscenze geologiche. Dagli anni ’60 si è assistito ad un sensibile decremento dell’attività, per lo spostamento dell’industria nazionale su giacimenti all’estero, nettamente più convenienti in termini di produzione. Le perforazioni in Italia ripresero sensibilmente negli anni ’80, anche per effetto delle politiche successive alle crisi energetiche volte a ridurre la dipendenza dall’estero, generando un deciso incremento della produzione nazionale. Dai primi anni ’90, tuttavia, è iniziata una diminuzione delle perforazioni, tuttora in corso, che contrasta nettamente con la continua crescita dei consumi.

Il mancato sfruttamento dell’intera potenzialità di greggio e gas deve essere interpretata come una limitazione allo sviluppo del Paese per le seguenti ragioni:

  1. le maggiori importazioni dall’estero peggiorano il deficit energetico, il più alto fra i Paesi industrializzati;
  2. vengono trasferite all’estero risorse finanziarie che si sarebbero potute investire in Italia, creando maggiore ricchezza e lavoro; questi investimenti sono stimati in oltre 5 mld.€ in grado di generare circa 34 mila addetti, su un periodo di 4 anni (NE Nomisma Energia/Assomineraria – 2009)2 ;
  3. non vengono sfruttate le riserve di gas e petrolio già scoperte, che non vengono valorizzate per via dei continui rinvii nella messa in produzione.

 

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Un pensiero su “Referendum Trivellazioni

  1. Questa volta sono del tutto in disaccordo! L’Italia ha ben altre carte da giocare che concedere autorizzazioni
    estrattive nei suoi mari per raggranellare pochi spiccioli, fra l’altro infliggendosi un danno d’immagine e ambientale di portata infinitamente superiore. Sbagliato pure ritenere che i media cavalchino questa battaglia. La loro strategia è diametralmente opposta: ovvero quella di silenziare il referendum, impedendo così che si possa raggiungere il quorum. Dispiace che abbiate preso una cantonata così clamorosa!

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