Matrimonio e obbligo di fedeltà

Patrizia Ciava

L’Uomo (inteso come specie umana) non è monogamo  in natura ma la sessualità umana è costituita da una vasta gamma di elementi culturali che si sovrappongono alla struttura biologica di base. In natura prevale l’esigenza di assicurare la sopravvivenza della propria specie, per cui accoppiarsi con più partner serve a garantire una maggiore varietà di incrocio ai propri geni.  Il matrimonio, con conseguente imposizione di fedeltà al partner, è una sovrapposizione culturale nata prevalentemente per assicurare un controllo demografico della popolazione.  Oggigiorno, con i vari metodi contraccettivi disponibili,  l’obbligo di registazione di ogni nascituro e la possibilità di riconoscere figli nati fuori dal matrimonio questa esigenza è venuta meno.

Inoltre, nelle diverse società e nelle diverse culture vi sono numerose varianti sulla concezione di coppia e sul tipo di matrimonio.

Nell’Asia meridionale, ed in particolare in India, zona in cui nell’antichità nacquero alcuni dei più famosi manuali erotici, come  il Kaama Sutura e il Koka Shastra, si svilupparono numerose sette religiose, come ad esempio il tantrismo, le quali insegnavano che il rapporto sessuale e talvolta l’adulterio (o specialmente l’adulterio) è un atto di estrema religiosità che conduce all’esperienza mistica. Secondo queste dottrine, ogni atto sessuale sarebbe una replica dell’atto primigenio e costituirebbe un modo mistico per trascendere le barriere materiali di ogni tipo.

In uno dei Tantra (scritture sacre del tantrismo), il Niruttara-tantra, l’adulterio è considerato un atto religioso necessario, in quanto il fedele non guadagnerà virtù nella vita finché non si sarà unito sessualmente con una donna sposata. Un’altra particolarità di alcune dottrine di derivazione induista è la convinzione che il rapporto sessuale con le sacerdotesse, o prostitute templari, fosse un segno di devozione nei confronti del dio.

Due società dell’India, i Lepcha di Sikkim e i Mùria di Madhya Pradesh, concepiscono una sessualità senza fedeltà e implicazioni emotive. I Lepcha dell’Himalaya considerano la gratificazione sessuale alla stregua del cibo e delle bevande, per essi non ha importanza con chi la si consegue, l’importante è raggiungerla. Il sesso senza fedeltà o coinvolgimento sentimentale è infatti considerato la norma in questa società. Come i Lepcha anche i Mùria dell’India centrale non considerano la fedeltà e il sesso accompagnato da coinvolgimento emotivo dei valori. Nella cultura Mùria il sesso non è solamente un piacere, ma è qualcosa di estremamente positivo, di fondamentale importanza per il benessere del singolo e della comunità.

I Mùria, alla pari di molte popolazioni limitrofe, hanno l’usanza di dormire in case comuni, dove il sesso prematrimoniale viene attivamente incoraggiato. Nei dormitori denominati mundi-badalna, non solo la fedeltà sessuale non è un obbligo, ma ogni forma di legame duraturo tra un ragazzo e una ragazza è assolutamente proibito, tanto che se un ragazzo viene scoperto a dormire per più di tre notti consecutive con la stessa ragazza essi vengono puniti.

Nelle culture africane lo schema matrimoniale prevalente è di tipo poligamico ed in particolare poliginico, schema per cui all’uomo è concesso di avere più di una moglie. Anche quelle del Medio Oriente prediligono il matrimonio di tipo poliginico; un uomo, secondo il Corano, può sposare più di una donna ma il numero delle mogli non può essere superiore a quattro. Alcune tribù, però, hanno conservato usanze che sono in contrasto con gli insegnamenti ortodossi della religione islamica e permettono all’uomo di avere anche più di quattro mogli.

L’enfasi sulla fedeltà della moglie è un importante elemento delle culture islamiche e anche se il Corano prevede come punizione per l’adulterio, sia se commesso da una donna che da un uomo, sino a cento frustate, tuttavia, è per lo più la donna ad essere punita con terribili sofferenze. La punizione tradizionale prevista nei paesi di origine musulmana per l’adulterio femminile è la lapidazione, mentre quello maschile di norma non viene punito. Tra gli Afgani, dove agli uomini è concesso avere numerose mogli e concubine, la donna colpevole di adulterio può essere legata in un sacco assieme al suo amante, i due vengono portati in un campo e quindi lapidati a morte.

Secondo i sociobiologi questa maggior severità nei confronti dell’adulterio femminile sarebbe un fatto del tutto biologico dovuto alla preoccupazione degli uomini di assicurarsi la paternità fisica. Alcune usanze delle culture del Medio Oriente sono, però, in netto contrasto con quest’idea; in molte società alle donne è consentito di avere molti partner sessuali, un fatto questo che crea non pochi problemi alle teorie socio biologiche che differenziano le strategie riproduttive maschili e femminili ponendo l’accento sul problema della “certezza della paternità”.  L’ospitalità sessuale è una di queste. L’ospitalità sessuale, anche se contro i precetti islamici, sembra che sia stata diffusa in tutto il Medio Oriente e la si trovava ancora fino a poco tempo fa e forse la si trova ancora oggi in alcune zone.

Le donne africane raramente possono avere più di un marito (poliandria) tuttavia, in molti casi, esse possono avere diversi compagni sessuali riconosciuti; alcune tribù della Nigeria e un numero limitato di etnie dello Zaire lo permettono.  È questo il caso anche dei Nupe musulmani, tra i quali le donne sono libere di avere tutti gli amanti che vogliono, o dei Mongo-Nkundu, dove i fratelli del marito hanno il diritto di avere rapporti sessuali con sua moglie; se la donna si rifiuta, il marito la rimprovera e a volte può persino picchiarla. In molte tribù dell’Africa, come, ad esempio, i Bantu e gli abitanti dell’Africa orientale, inoltre, è diffusa l’ospitalità sessuale. Tra i Masai, è consuetudine che il marito esca dalla capanna affinché la donna possa intrattenere l’ospite da sola. La cultura Masai, inoltre, permette, ad una donna sposata, di avere rapporti sessuali con tutti gli uomini che appartengono alla fascia d’età del marito.

Anche nelle isole Marshall, in Oceania, le donne possono avere diversi amanti riconosciuti. Sempre tra i Marshall una questione particolare è quella relativa alla moglie del capo; essa ha la facoltà di costringere ogni suo suddito di sesso maschile ad avere un rapporto sessuale, ma questo si rivela fatale per l’uomo. Il capo, infatti, ha il diritto di uccidere chiunque abbia commesso adulterio con sua moglie.

Avere dei rapporti sessuali al di fuori del matrimonio è la norma anche per le donne Tiwi, un gruppo dell’Australia nordoccidentale; queste ultime, per la maggior parte sposate con uomini molto anziani, indipendentemente dal fatto di essere, o no, innamorate del proprio marito, hanno tutte degli amanti tra i giovani della tribù.

Sull’isola di Pukapuka, in Polinesia, il sesso extraconiugale è così comune che essi hanno persino sviluppato degli ati, luoghi dove uomini e donne danzano, cantano e si accoppiano sotto l’attento sguardo di una guardia che tiene alla larga gli innamorati e i mariti furibondi.

Tra le culture del Medio Oriente un caso del tutto singolare è costituito dall’oasi di Siwa. Gli abitanti di Siwa, che verso il 1100 d. C. furono convertiti all’islamismo, ora, a quanto sembra, sarebbero dei buoni musulmani in tutto, tranne per quanto riguarda il sesso; essi possiedono, infatti, alcune usanze che sono in netta contraddizione con le leggi islamiche. La prima di queste è la pratica diffusa della prostituzione anche da parte di rispettabili donne sposate. I mariti solitamente tollerano questo comportamento e a volte ricevono persino una parte dei guadagni. Un’altra usanza particolare dell’oasi di Siwa è l’orgia pubblica, che funge almeno in parte da rito religioso. Sembra che queste orge comprendano atti sia omosessuali sia eterosessuali (Gregersen E., 1987).

Tra i Toda, popolazione dell’India meridionale, una donna, oltre a poter avere vari mariti, è libera d’avere anche degli amanti riconosciuti ufficialmente, proprio come un uomo, che, tra i Toda, può avere molte concubine.

Gli esempi descritti costituiscono un elemento importante per il nostro tentativo di comprendere meglio un elemento comune nella nostra società: l’infedeltà coniugale (o di coppia), perché non rappresentano soltanto una finestra sugli usi e costumi di culture molto lontane da noi, ma costituiscono anche un aiuto per comprendere meglio quanto la cultura di origine possa influenzare il nostro concetto di coppia, il nostro concetto d’infedeltà coniugale e i modelli di comportamento che ne conseguono. Come sostiene Gregersen, “l’aspetto interessante sta nel fatto che le culture non sempre concordano su ciò che è naturale” (Gregersen E., 1987).

Secondo Christopher Ryan, psicologo e coautore di Sex at Dawn, libro di grande successo negli Usa, la monogamia è una condizione innaturale per gli esseri umani, imposta dalla società perché essere esclusivi all’interno di una relazione la rende stabile, si possono condividere i beni e mettere su famiglia condividendo le responsabilità genitoriali. Così la maggior parte delle persone accetta passivamente questa condizione più per tradizione che per convinzione, ma stare in un regime di esclusività sessuale significa lottare contro le nostre pulsioni biologiche.

 

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