Corruzione in Italia e “lobbying” all’estero

 

L’Italia è il paese più corrotto d’Europa secondo il 97% dei cittadini italiani intervistati.
Ed è evidente che ascoltando i Tg o leggendo le notizie dei quotidiani, tra cui il recente arresto del sindaco di Venezia per l’inchiesta sul progetto MOSE di Venezia, si sia portati a trarre questa conclusione.
Ma quando si parla di corruzione, facendo paragoni tra Italia e altre nazioni, occorrerebbe tenere presente che l’attività di lobbying è una prassi ammessa, consolidata – e regolamentata – in quasi tutti i paesi del pianeta, eccetto l’Italia,  e che raramente un giudice, all’estero, indaga sulle attività dei gruppi di pressione, siano essi associazioni, individui o imprese.

Il sindaco di Venezia, Orsoni, è accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti per la campagna elettorale e viaggi, elargizioni considerate lecite nelle attività di lobbying. Nei paesi in cui non sussiste il finanziamento pubblico ai partiti, infatti, la campagna elettorale è sponsorizzata da imprenditori o gruppi di potere che ovviamente si attendono poi qualcosa in cambio.
C’è da aggiungere che negli altri paesi non esistono magistrati d’assalto, come da noi, e le inchieste giudiziarie scaturiscono solo in seguito a denunce da parte di eventuali parti lese o avversari politici.
Bisognerebbe quindi precisare che da noi i finanziamenti privati ai partiti sono vietati. Invece l’informazione viene data in maniera sbagliata e l’opinione pubblica, sia italiana sia straniera, parla solo di furto e tangenti, senza specificare la differenze tra le leggi vigenti nei diversi paesi.
Ufficialmente, la lobby all’estero non è punita dalla legge, perché in teoria le sue azioni devono essere limitate a convinzioni e argomenti. Ma, in pratica, queste spesso finiscono con portare all’adozione di nuove leggi o a conferire appalti a favore di imprese, a fronte di un compenso o del finanziamento della campagna elettorale.
Infatti, negli schemi di corruzione viene spesso accusata la stessa Commissione Europea per le attività di lobbying. Ad esempio, qualche tempo fa, la Commissione ha introdotto delle restrizioni sulla forma e la curvatura dei cetrioli. Se il cetriolo si discosta dalla norma, viene vietato. Per l’adozione di questa legge ridicola hanno fatto pressione le società commerciali, che hanno ritenuto che se nelle cassette ci sono più cetrioli dritti, questo va a ridurre i costi di trasporto. La “legge dei cetrioli”, ha causato enormi perdite per gli agricoltori e, dopo alcuni anni, è stata ritirata.
In totale, nell’arco di cinque anni, la Commissione Europea ha adottato quasi seimila leggi dettate dagli interessi di potenti lobby; quante di queste erano anche frutto di corruzione è impossibile saperlo.

Negli Stati Uniti, il lobbying gode di una tutela costituzionale estremamente forte. Ciononostante, nel dibattito pubblico americano degli ultimi anni ci si è interrogati con crescente insistenza circa le possibili degenerazioni di questa attività, manifestatesi in modo particolarmente eclatante in alcuni scandali che hanno sollevato grande clamore mediatico; è così divenuta esercizio comune la riflessione sui confini spesso incerti tra legittima opera di convincimento e illecita elargizione di favori per il decisore che si vuole convincere, sfociata, in casi come quelli richiamati, in autentica corruzione. In particolare, ha acquistato un notevole favore la tesi che vede nel lobbying un fenomeno oscuro, pericoloso per la democrazia,perché capace di influenzarne le decisioni spesso tramite la forza del denaro, più che dei buoni argomenti.

 

http://www.econstor.eu/bitstream/10419/33990/1/518050076.pdf

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