Perché il patriottismo fa bene al cuore (e all’economia)

La crisi di oggi è il frutto di un male antico: gli italiani non amano l’Italia. E’ proprio il disamore e il disinteresse per il proprio paese, la diffidenza verso i propri concittadini che ingenerano i comportamenti che esecriamo a parole ma di cui ci rendiamo, in qualche modo, tutti colpevoli.

Sono profondamente convinta che nessun cambiamento e nessuna riforma sarà possibile finché non verrà affrontata questa criticità, che definisco “l’anomalia italiana”

Cronache inesistenti

In un periodo come quello in cui viviamo c’è poco da essere patriottici, lo so bene. Viviamo in un’epoca “grigia”, in cui l’economia delude e la politica illude. Gaber cantava “io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”. In un 2012 non troppo roseo il 30% dei giovani italiani in più, rispetto all’anno precedente, come riporta La Repubblica, sembra aver scelto la seconda opzione. Germania, Gran Bretagna e Svizzera sono le mete più gettonate per questa ondata di emigrazioni, che è stata tristemente chiamata “la fuga dei talenti”, tristemente perché vero.

Perché restare in un paese in declino, senza prospettive per il futuro dei giovani, se là fuori tutto funziona meglio? Non posso biasimare quei 2 milioni (circa) di italiani che dal 1998 ad oggi sono fuggiti all’estero, ma mi rimane una punta di amarezza sulla lingua, per loro e noi tutti, perché se siamo ridotti così ad oggi, in parte…

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