BASTA COMPLOTTISMI! BASTA FAKE NEWS!

Il governo ha messo in campo una task force, una squadra speciale per arginare il fenomeno delle “fake news” diffuse in rete.

“Si tratta di uno strumento per combattere la disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio, un passaggio doveroso, a fronte della massiccia, crescente diffusione di disinformazione e fake news relative all’emergenza COVID-19″ spiega Andrea Martella, dirigente Pd attualmente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria.

Ma cosa spinge alcune persone a cercare verità alternative a quelle fornite dalle fonti ufficiali?

Molte teorie complottiste sono decisamente fantasiose e troppo assurde per essere prese in considerazione. Spesso vengono ideate proprio per screditare e ridicolizzare tutti quelli che formulano ipotesi diverse da quelle sostenute da fonti ufficiali.

«Il mugugno “ complottista” ha grandemente impoverito le ragioni evidenti di chi accusa la guerra irachena di avere innescato caos e distruzione, instabilità politica e sangue a fiumi.» scriveva Michele Serra in Repubblica, il 9 marzo 2005.

Alcuni complottisti famosi sono in effetti dei “gate keepers”, cioè personaggi dediti a diffondere fake news facilmente smentibili per dimostrare l’inconsistenza di tutte le teorie definite complottiste.

Ma perché sempre più persone sono portate a dubitare delle notizie fornite dalle fonti ufficiali – i cosiddetti media mainstream – e cercano verità alternative?

Con l’avvento della rete e dei social network il pubblico ha avuto accesso ad una serie di informazioni che un tempo erano difficili o impossibili da reperire e questo ha permesso in molti casi di smascherare fake news diramate proprio dai media ufficiali, con la conseguente perdita di fiducia nella loro affidabilità. Inoltre, l’eccessiva politicizzazione delle testate giornalistiche – specie negli USA e in Italia – e la mancanza di obiettività da parte dei giornalisti nel commentare le decisioni o proposte degli avversari politici, hanno minato irrimediabilmente la loro credibilità.

E’ ormai opinione diffusa che i media mainstream subiscano forti pressioni da parte di gruppi di potere e siano quindi impossibilitati ad esprimersi in maniera libera e indipendente.

Molti regimi dittatoriali, e persino stati democratici, arrivano a vietare e punire con sanzioni anche penali chi esprime e diffonde nel web idee o opinioni in contrasto con le tesi ufficiali. Ma ciò non fa che accentuare l’impressione che ci siano verità scomode da nascondere e accresce la diffidenza del popolo nei confronti del potere.

Un numero cospicuo di persone, anche culturalmente preparate, preferiscono non discostarsi dalle versioni ufficiali e dal pensiero dominante del gruppo politico o sociale in cui si riconoscono, trovando il loro equilibrio mentale nell’uniformarsi alle opinioni espresse da fonti considerate autorevoli proprio perché convogliate dai media mainstream. Forti della loro “ufficialità” tendono a deridere e tacciare di “complottismo” chi invece non assimila in maniera acritica le notizie diffuse dai media.

Non tutti però riescono a mettere a tacere quella vocina interna che lancia un campanello di allarme quando percepisce evidenti dissonanze nelle presunte verità propugnate dai media, specie se in maniera ossessiva e con il chiaro intento di infondere una idea convergente. L’impressione che “qualcosa non quadra” porta spesso ad elaborare ogni tipo di congettura, a volte anche paradossale, nel tentativo di trovare una spiegazione plausibile a ciò che non convince.

Le tesi cospirazioniste nascono infatti quando la narrazione ufficiale di un evento importante appare lacunosa e poco convincente.

D’altronde, la storia ha dimostrato che spesso teorie complottiste apparentemente incredibili si sono rivelate drammaticamente vere. Come sosteneva Andreotti “a pensare male si fa peccato ma quasi sempre si indovina”.

Interessante notare che il concetto di “teoria del complotto” venne elaborato dalla CIA contro le ricostruzioni storiche e cronachistiche che non godevano di un imprimatur ufficiale. Il concetto da allora si è poi imposto nei media internazionali.

Negli anni 1960, il pubblico statunitense aveva reagito con scetticismo crescente ai risultati della Commissione Warren, che pretendeva che un solitario uomo armato, Lee Harvey Oswald, fosse l’unico responsabile dell’assassinio del presidente Kennedy, mentre era diffuso il sospetto di un coinvolgimento anche di personalità di alto livello. Per tentare di ridurre il danno, la CIA distribuì un memo segreto a tutti i suoi uffici periferici, chiedendo di mettere in campo i media da essa controllati per ridicolizzare e attaccare questi critici, facendoli passare per seguaci irrazionali della “teoria del complotto”. Subito dopo, nei media è cominciato ad apparire questo tipo di argomentazione, con termini, motivazioni e modelli di utilizzazione esattamente conformi alle linee guida fornite dalla CIA. Ne è derivato un enorme picco nell’uso peggiorativo dell’espressione, che si è rapidamente diffusa in tutti i media e il cui impatto dura ancora oggi.  La tendenza a mettere in ridicolo la credulità rispetto ai complotti più assurdi, ignorando quelli che si sono dimostrati veri, contribuisce ad escludere tali teorie dai discorsi dei commentatori “rispettabili”.

Alcuni di questi complotti sono venuti alla luce con la “declassificazione” (cioè rendendo pubblici file che erano stati secretati) di documenti della CIA. A partire dal 1975 oltre 20.000 documenti sono stati ufficialmente desecretati grazie al Freedom of Information Act.

TEORIE COMPLOTTISTE CHE SI SONO RIVELATE VERE

Negli anni 60′ e 70′ alcuni attivisti per i diritti civili accusavano la CIA di condurre esperimenti di manipolazione mentale su soggetti inconsapevoli mediante l’uso di sostanze psichedeliche, in particolare LSD, ma venivano derisi e accusati di complottismo dai media e dalla maggioranza dei cittadini.

Il progetto MKULTRA (o MK-ULTRA) era il nome in codice dato a un programma illegale e clandestino di esperimenti sugli esseri umani studiato e messo in atto dalla Central Intelligence Agency durante gli  anni cinquanta e sessanta del XX secolo.

L’esistenza di Mkultra divenne di dominio pubblico nel 1975 grazie al lavoro della Commissione Church del senato sulle operazioni illegali condotte da CIANSA e Fbi negli Stati Uniti.

Il direttore della CIA ha rivelato che «oltre 30 tra università e altre istituzioni erano coinvolte in un programma intensivo di test che prevedeva l’uso di droghe su cittadini non consenzienti appartenenti a tutti i livelli sociali, alti e bassi, nativi americani e stranieri. Molti di questi test prevedevano la somministrazione di LSD. Almeno una morte, quella del Dr. Olson, è attribuibile a queste attività.»

Organizzato tramite la Divisione Scientifica dell’Intelligence, il progetto Mkultra fu coordinato con la Divisione Operazioni Speciali dei cosiddetti Chemical Corps dell’esercito degli Stati Uniti. Il programma ebbe inizio nei primi anni cinquanta e fu approvato ufficialmente nel 1953, fino a essere ridimensionato nel 1964 e ridotto ulteriormente nel 1967, ma interrotto ufficialmente soltanto nel 1973. Il programma condusse molte attività illegali; in particolare, furono usati come soggetti di prova inconsapevoli cittadini statunitensi e canadesi, il che destò non poche polemiche riguardo alla legittimità di questi esperimenti.

Denominato inizialmente “Project Bluebird” e successivamente “Project Artichoke”, fu infine chiamato “MKUltra” dal tedesco (“progetto mind kontrolle ultra”) il 13 aprile 1953 dal direttore della CIA Allen Dulles, che si era lamentato di “non avere abbastanza cavie umane per sperimentare queste straordinarie tecniche” (dall’inglese “not having enough human guinea pigs to try these extraordinary techniques”). 

Gli esperimenti sugli esseri umani erano praticati all’insaputa dei soggetti scelti ed avevano lo scopo di sviluppare tecniche da utilizzare durante gli interrogatori forzando confessioni attraverso il controllo mentale. Tali esperimenti prevedevano l’uso di ipnosi, onde sonore ed elettromagnetiche, sieri della verità, messaggi subliminali, pressione sonora, sostanze psicotrope (soprattutto LSD) e numerosi altri metodi per manipolare gli stati mentali delle persone scelte e alterare le funzioni cerebrali, comprese pratiche di deprivazione sensoriale, isolamento, elettroshock, lobotomia, abusi verbali e sessuali, minacce, aborti forzati, così come varie forme di traumi e torture.

L’agenzia ha successivamente dichiarato che quei test avevano una debole base scientifica e che gli agenti posti all’esecuzione e controllo degli esperimenti non erano ricercatori qualificati. I documenti recuperati testimoniano che la CIA ha somministrato LSD, fenciclidina, scopolamina ed elettroshock al fine di controllare le menti dei soggetti sottoposti. Le cavie erano persone comuni, dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali, detenuti, senzatetto e tossicodipendenti, di nazionalità statunitense, canadese o ispanica. I tecnici di Mkultra somministrarono LSD anche a ignari avventori di bar e ristoranti . Il risultato più tragico divenuto noto a proposito di questo programma fu la morte di Frank Olson, un biologo che lavorava per la CIA e che non aveva mai assunto sostanze stupefacenti in precedenza. Dopo che il suo supervisore della CIA gli fece assumere di nascosto LSD, Olson divenne gravemente depresso. Nove giorni dopo morì cadendo dalla finestra del decimo piano di un albergo di New York. Era il 28 novembre 1953. Inizialmente, nessuno parlò di questa morte e i pochi giornali che riportarono la notizia parlarono di suicidio. A distanza di anni si seppe che Olson aveva espresso l’intento di voler lasciare la CIA perché pentito degli esperimenti che erano stati condotti. 

E’ stato anche ipotizzato che il fine ultimo del progetto fosse quello di indurre comuni cittadini a compiere omicidi su comando attraverso il lavaggio del cervello, tesi ripresa nel film “The Manchurian candidate”, un remake di “Va e uccidi”.

Nel 1995 l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton si scusò ufficialmente per il progetto, confermando molte teorie che erano state ritenute per anni fantascienza.

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Fra il 1938 e il 1950 si formulò una teoria del complotto negli Stati Uniti, ovvero che i funzionari della General Motors stessero comprando e distruggendo treni e sistemi ferroviari per obbligare i cittadini americani ad acquistare più automobili.

Los Angeles, Philadelphia, Boston, Seattle e innumerevoli altre grandi città degli Stati Uniti, avevano dei  sistemi ferroviari tentacolari. Fra il 1936 e il 1950 quelle linee vennero sistematicamente distrutte, senza alcuna apparente ragione. Due aziende, Pacific City Lines e National City Lines (NCL), comprarono 100 ditte che operavano i trasporti sulle linee ferroviarie di quelle città, riuscendo a smantellare le infrastrutture e i treni esistenti.

L’unico aspetto falso di questa tesi è che non fu soltanto la GM a perseguire questo scopo, ma che furono coinvolte cinque aziende. Nel 1946 la GM e le altre aziende furono condannate per aver cospirato per monopolizzare la vendita di autobus e prodotti correlati alle aziende di trasporto locali controllate dalla NCL. General Motors fu multata per 5.000 dollari e il tesoriere dell’azienda stessa, H.C. Grossman, per la cifra simbolica di 1 dollaro.

Non a caso, ancora oggi, gli Stati Uniti hanno un sistema di trasporto ferroviario ben al di sotto delle proprie potenzialità. 

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L’8 Agosto 1974 esplose il famoso scandalo “Watergate” che portò alle dimissioni di Richard Nixon, il presidente coinvolto per 2 anni, insieme a dirigenti del partito repubblicano, in un sistema incentrato su operazioni illegali quali riscossione di tangenti, evasione fiscale e altri reati. Lo scandalo, dapprima etichettato come “fake news”, fece enorme scalpore negli Stati Uniti e in tutto il mondo, e minò profondamente la fiducia degli elettori americani nella classe dirigente.

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Enrico Mattei, durante la sua dirigenza a capo dell’ENI, riorganizzò e rese efficienti le compagnie energetiche statali, arrivando a stringere accordi petroliferi con alcune delle più grandi nazioni produttrici del terzo mondo, riuscendo a porre l’Italia fra i principali player del mercato energetico mondiale. Un risultato assolutamente inaccettabile per i politici filoamericani di quei tempi. Morì in un disastro aereo etichettato come “incidente” dalle autorità di polizia. Nel 1986, 24 anni più tardi, l’ammiraglio Fulvio Martini parlò apertamente dell’incidente come di un “abbattimento”, definendolo il primo atto di terrorismo aeronautico in Italia.

Molti dei poliziotti e giornalisti che si interessarono al caso furono uccisi; fra loro ricordiamo il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e Mauro de Mauro. E se il braccio fu certamente la mafia, i mandanti furono, probabilmente, legati alle 7 sorelle del petrolio.

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Prima delle rivelazioni di Edward Snowden, chi sosteneva che un governo spiasse i suoi cittadini veniva generalmente ritenuto un paranoico complottista. Ex tecnico della CIA e fino al 10 giugno 2013 collaboratore di un’azienda consulente della National Security Agency (NSA), Snowdon è noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi top-secret di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico.

Il sistema ECHELON, progettato e amministrato dalla NSA, è utilizzato per intercettare normali e-mail, fax, telex e telefonate che viaggiano nella rete di telecomunicazioni mondiale. Diversamente dalla maggior parte dei sistemi di spionaggio sviluppati durante la Guerra Fredda, ECHELON è progettato principalmente per obiettivi non militari: come governi, organizzazioni, aziende, gruppi, ed individui praticamente in ogni parte del mondo. Potenzialmente sono sottoposte a sorveglianza tutte le comunicazioni tra le persone tra uno stato e l’altro (ma anche all’interno dello stesso paese) ovunque nel mondo. Il sistema lavora indiscriminatamente intercettando grandissime quantità di comunicazioni, ed usando i computer è poi in grado di estrarre i messaggi interessanti dalla massa degli altri di nessun interesse.

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Le teorie non confermate più famose della nostra epoca riguardano l’attacco alle Torri Gemelle del 2001.

Il motivo per cui sono nate queste tesi è facilmente intuibile: il racconto di diciannove arabi armati di taglierini che dirottano diversi aerei di linea, eludendo la sorveglianza di CIA e NSA, evitando facilmente le difese aeree del NORAD, e riducendo vari edifici celebri in polvere, desta qualche perplessità.

Questa incongruenza ha scatenato la fantasia di numerosi cospirazionisti, alcuni dei quali sono arrivati addirittura a sostenere che le torri gemelle siano state fatte esplodere di proposito dagli stessi americani per giustificare l’attacco bellico e favorire il mercato petrolifero degli Stati Uniti. Il proliferare di teorie decisamente assurde e persino folli sull’attacco dell’11 settembre ha di fatto messo a tacere chi esprimeva l’unico dubbio legittimo: com’è possibile che i preparativi di una azione terroristica di tale portata, condotta sul territorio nazionale, siano potuti sfuggire a quella che è considerata una delle migliori intelligence al mondo?

Senza arrivare a pensare ad una azione deliberatamente autodistruttiva da parte dei vertici americani, forse tra qualche decina di anni scopriremo rapporti di 007 fatalmente ignorati.

Subito dopo gli attentati del 2001, tutti i media USA furono arruolati nell’opera di denuncia di Osama bin Laden, il presunto cervello dell’attentato, e dei musulmani suoi seguaci. Ma quando l’amministrazione Bush e i suoi principali alleati avviarono i preparativi della guerra contro l’Iraq, le immagini delle torri in fumo iniziarono ad essere associate al dittatore Saddam Hussein, che era peraltro un nemico di Osama bin Laden. La conseguenza fu che, al momento dell’attacco nel 2003, i sondaggi rivelarono che il 70% dei cittadini degli Stati Uniti credeva oramai che Saddam fosse direttamente responsabile della distruzione del World Trade Center. In quel periodo, milioni di Statunitensi si sarebbero scagliati contro chiunque avesse avuto la temerarietà di affermare che Saddam non era coinvolto nell’attentato dell’11 settembre.

Ufficialmente, la spedizione militare aveva essenzialmente lo scopo di trovare e distruggere le presunte “armi di distruzione di massa”, cioè armi nucleari o chimiche, di cui il dittatore Saddam Hussein sarebbe stato in possesso, come dichiarato da Collin Powell nel suo famoso discorso all’ONU. Altre motivazioni erano quelle di contribuire alla lotta al terrorismo, in base all’assunto mai provato che Saddam avesse avuto legami con Al Qaeda nella preparazione dell’11 settembre e di abolire la dittatura in Iraq “esportando democrazia”.

Dodici anni dopo la controversa invasione dell’Iraq, l’allora Premier Tony Blair ammise che le armi di distruzione di massa non erano mai state trovate e chiese pubblicamente scusa: “I am sorry” Il possesso di armi chimiche e biologiche era stato l’argomento usato dall’occupante di Downing street per convincere il parlamento britannico e l’opinione pubblica del Regno Unito ad approvare la guerra.

In totale quasi cinquemila militari del contingente internazionale persero la vita nel conflitto. Di questi, la stragrande maggioranza era americana, mentre 326 provenivano da altri Paesi. Tra loro anche 33 soldati italiani. Mentre circa 110mila, secondo una stima del sito “Iraq body count”, furono le vittime civili, delle quali non esiste un conteggio ufficiale.

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L’attuale pandemia di coronavirus ci ha bruscamente proiettati in una realtà che nemmeno la mente del più fantasioso regista di Hollywood avrebbe potuto partorire. Senza dubbio rappresenta uno degli eventi più sconvolgenti della storia dell’umanità dalla fine della seconda guerra mondiale. E’ quindi naturale che stiano emergendo diverse teorie definite complottiste che rispondono a dubbi e quesiti ai quali le autorità non danno risposte esaurienti. Primo fra tutti l’origine del virus 2019-nCoV .

Ufficialmente trasmesso all’uomo da un pipistrello venduto al mercato ittico di Wuhan, appare una strana coincidenza che in un territorio di 9 572 900  chilometri quadrati con 79 megalopoli, 22 province, quattro municipalità, cinque regioni autonome e due regioni amministrative speciali, il virus abbia avuto origine proprio nella città in cui si trova l’unico laboratorio di massima sicurezza classificato BSL-4 della Cina, dove venivano condotti esperimenti proprio su coronavirus .

Un articolo del 2015 riporta l‘inaugurazione del laboratorio ad alto contenimento BSL-4 realizzato con la collaborazione dei francesi e sotto il controllo dell’OMS. A Wuhan, a pochi metri dal mercato, esiste peraltro anche un laboratorio di virologia BSL-3.

Ad alimentare il sospetto che il virus fosse fuoruscito dal laboratorio ha contribuito la diffusione di un servizio di Tg3 Leonardo, andato in onda nel 2015, basato su un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature, in cui si parlava di un virus creato nel laboratorio di Wuhan, simile al coronavirus che sta falcidiando vite umane in tutto il mondo.

«Hanno creato un organismo modificato innestando in topi affetti dalla SARS una proteina superficiale di un coronavirus trovato nei pipistrelli della specie “naso a ferro di cavallo”. Si sospettava che la proteina potesse rendere adatto il virus a colpire l’uomo e l’esperimento lo ha confermato. Questa molecola SHCO14 permette al coronavirus di attaccarsi alle cellule respiratorie umane scatenando la sindrome… Il virus resta chiuso nei laboratori, ovvio. Serve per motivi di studio. Ma vale la pena correre questo rischio e creare una minaccia così grande?» era la domanda posta nel servizio.

La comunità scientifica si è affrettata a smentire qualsiasi similitudine tra il virus creato in laboratorio di cui parla l’articolo del 2015 e l’attuale Covid-19 . Spiegano gli scienziati : «non si tratta dello stesso virus e il Covid-19 non è frutto di un esperimento di laboratorio. Gli studi che hanno esaminato le caratteristiche genetiche del nuovo coronavirus, dimostrano che Sars-Cov-2 ha avuto un’ origine naturale, ed è passato all’uomo dai pipistrelli». Spiega Ilaria Capua , la virologa che dirige il One Health Center of Excellence, della Università della Florida: « Il Covid-19 è un virus che deriva dal serbatoio selvatico. Vorrei dire ai complottisti che il codice a barre, la sequenza, di quel virus di cui si parla nel TgrLeonardo, è parte integrante della pubblicazione. Se il Covid-19 fosse stato vicino a quel virus lo avremmo saputo subito il giorno dopo ». Anche per Roberto Burioni si tratta di una «scemenza, il Covid-19 è completamente naturale». 

In realtà, la smentita era superflua poiché nessuno aveva ipotizzato che l’attuale epidemia fosse scatenata dallo stesso virus creato 5 anni. Ma dato che il centro di ricerca di Wuhan non è stato chiuso, si presuppone che i ricercatori presenti nella struttura abbiano continuato le loro sperimentazioni. La comunità scientifica era al corrente degli esperimenti su super-virus polmonari: “Sono studi sulla ricombinazione virale fatti alla luce del sole, in Cina, con tanto di risultati pubblicati su riviste scientifiche” precisa  Giovanni Di Perri, direttore del dipartimento clinico di malattie infettive dell’Università di Torino in una intervista a Il Giorno. Un altro articolo pubblicato il 23 febbraio 2017 sempre su Nature e rilanciato in Italia da Le Scienze convogliava la preoccupazione di alcuni scienziati sulla possibilità che agenti patogeni ad alto rischio potessero fuoriuscire dall’impianto. “BSL-4 è il massimo livello di biocontenimento”, spiegava l’articolo, ma “queste strutture sono spesso controverse e le preoccupazioni relative alla sicurezza sono legittime”. 

Nel gennaio 2020 due biologi della South China University avevano pubblicato uno studio in cui si legge che le sequenze del genoma dei pazienti affetti da Covid-19 erano identiche al 96% o all’89% al coronavirus Bat CoV ZC45 originariamente trovato nei pipistrelli Rhinolophus affinis” . I due biologi Botao Xiao e Lei Xiao sostenevano anche che “le possibili origini del coronavirus 2019-nCoV potrebbero avere come causa gli animali infetti tenuti in laboratorio dal Centro per il Controllo delle Malattie di Wuhan (WHCDC), tra cui 605 pipistrelli. Nel rapporto si parlava di un ricercatore attaccato da uno dei pipistrelli utilizzati per gli esperimenti e venuto in contatto con il sangue e l’urina dell’animale. Incidente che avrebbe costretto lo studioso a mettersi in quarantena. 

In pratica le due tesi, quella ufficiale e quella “complottista”, potrebbero essere entrambe valide; il biologo potrebbe aver infettato altre persone senza esserne consapevole e questo confermerebbe l’origine “naturale” del virus trasmesso direttamente dal pipistrello. Al tempo stesso, dato che il pipistrello infetto si trovava nel centro di ricerca di Wuhan, si potrebbe dire che il virus sia frutto di un “incidente di laboratorio”. Di certo nessuno può sostenere che sia stato rilasciato intenzionalmente.

Ma a scatenare sospetti e ipotesi complottiste è stata soprattutto l’adozione da parte dei governi di mezzo mondo di misure drastiche di distanziamento sociale per contenere la diffusione del virus. Da un giorno all’altro intere popolazioni sono piombate in un incubo orwelliano inimmaginabile fino a poche settimane prima. Confinamento obbligatorio in casa, necessità di autodichiarazioni per poter uscire, dispiegamento dell’esercito a supporto delle forze di polizia per imporre il rigido rispetto delle regole in vigore, droni e app che controllano gli spostamenti delle persone, sanzioni pecuniarie e persino penali per chi trasgredisce. Il presidente delle Filippine Duterte ha ordinato di sparare a chi viola la quarantena, in un discorso trasmesso in televisione ha detto: “Piuttosto che creare problemi, vi manderò nella tomba”. In Cina chi ha nascosto i sintomi della malattia e violato la quarantena è stato condannato a morte.

Per quanto tutti si rendano conto che tali misure sono necessarie per arginare il diffondersi dell’epidemia ed evitare il collasso dei sistemi sanitari – e anzi molti le abbiano richieste a gran voce accennando persino al “vantaggio della dittatura” – è naturale che scattino al tempo stesso involontari campanelli d’allarme in chi ha maggiore sensibilità, dato che simili restrizioni sembravano confinate nell’ambito delle peggiori distopie e fino a ieri inammissibili in nazioni democratiche.

Dall’oggi al domani, il mondo che conoscevamo è scomparso. Persino i valori morali sono cambiati; non andare a trovare i propri familiari e genitori anziani è diventato un “atto di amore”, non fare attività fisica all’aperto è diventato un modo di “preservare la propria salute e quella altrui”, la delazione è considerata una “manifestazione di responsabilità civica”. Di colpo tutti i leit motiv della nostra epoca, tutti gli obiettivi che ogni nazione ambiva fino a ieri raggiungere; crescita del Pil e dei consumi, sviluppo, competitività, innovazione, sono diventati secondari. Ed è ovviamente giusto e sacrosanto che il bene comune più importante, il diritto alla salute e alla vita di ogni cittadino, sia la priorità assoluta da perseguire in questo momento. Tuttavia, i comportamenti alquanto contraddittori da parte di alcuni capi di stato, l’improvvisa attenzione alla salute pubblica da parte di leader che fino a ieri non avrebbero esitato ad inviare a morire migliaia di loro cittadini in guerre per l’accaparramento di risorse energetiche, considerando le perdite umane “danni collaterali”, contribuiscono ad alimentare un certo sconcerto.

Nei social network serpeggia inoltre il timore che i governi non abbiano detto tutta la verità e che la situazione sia addirittura peggiore di quella prospettata dai media. In particolare, la repentina inversione di rotta di alcuni leader internazionali, come Trump e Boris Johnson, passati in meno di 48 ore da una plateale minimizzazione del pericolo all’adozione di misure drastiche di contenimento a seguito di relazioni da parte della delegazione scientifica ha portato qualcuno ad ipotizzare che siano stati messi al corrente di alcune caratteristiche del virus particolarmente preoccupanti, dato che le cifre del contagio e dei morti da sole non giustificavano tale mutamento, considerando che i numeri annuali di decessi per influenza stagionale sono di gran lunga superiori in tutto il mondo e che solo nel 2019, negli Stati Uniti sono morte 80.000 persone per complicanze dovute alla normale “flu epidemic”.

Indubbiamente, uno dei problemi maggiori è la mancanza di un vaccino e di certezze circa l’immunità acquisita da chi ha già contratto il virus, che non permette di escludere la possibilità di una seconda ondata di contagi tra qualche mese. Questo rende molto rischioso l’approccio inizialmente ipotizzato da Boris Johnson e dai Paesi Bassi di fare affidamento sulla immunità di gregge.

A preoccupare e procurare allarme nei cittadini è anche la consapevolezza che “il mondo dopo il coronavirus non sarà più lo stesso”.  Politici, opinionisti, esperti, virologi lo ripetono fin dall’inizio della epidemia. Nessuno sa come sarà effettivamente il mondo che verrà, ma siamo tutti consapevoli che questa drammatica situazione avrà gravi ripercussioni sociali ed economiche, che potrebbero sfociare in disordini e rivolte e comportare la necessità di mantenere in vigore le rigide misure restrittive già adottate per preservare la salute e la sicurezza dei cittadini.

In questo clima di incertezza e di ansia, è certamente meglio affidarsi a notizie supportate da dati ufficiali e incontrovertibili, provenienti da fonti accreditate.

Ma ricordiamo anche quante nefandezze e veri e propri crimini sono venuti alla luce perché, in paesi liberi, c’è chi ha potuto diffondere quelle che sembravano inizialmente fake news fino a smascherare i colpevoli, come dimostrano i casi riportati sopra.

E non dimentichiamo, invece, che in una nazione in cui vige la censura di stato, il povero dottore Li Wenliang, il medico cinese morto di coronavirus che per primo aveva lanciato l’allarme sul pericolo dell’epidemia, era stato accusato dalle autorità di mentire e inquisito dalla polizia. Questo ha creato ritardi nell’informare l’OMS con conseguenze disastrose per tutta l’umanità.

Il legittimo beneficio del dubbio è cosa diversa dal complottismo.

Task Force Minculpop Orwell

Fonti:

https://www.agi.it/politica/news/2020-04-05/coronavirus-fake-news-martella-8215421/

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_MKULTRA

https://www.theguardian.com/us-news/2019/sep/06/from-mind-control-to-murder-how-a-deadly-fall-revealed-the-cias-darkest-secrets

https://www.vanillamagazine.it/il-complotto-general-motors-un-incredibile-cospirazione-accertata/

https://www.repubblica.it/esteri/2015/10/26/news/blair_iraq-125892929/

https://www.chinadaily.com.cn/china/2015-01/31/content_19457709.htm

http://english.whiov.cas.cn/News/Events/201502/t20150203_135923.html

https://www.lescienze.it/news/2017/02/25/news/laboratorio_cinese_patogeni_pericolosi-3435336/

https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/17/coronavirus-uscito-laboratorio-wuhan_gR57PH36KSpZcqmqwQEliM.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/duterte-filippine-minaccia-di-sparare-a-chi-non-rispetta-quarantena-56648e0f-9dad-4c56-9451-f1730e4ae9f3.html

https://www.statnews.com/2018/09/26/cdc-us-flu-deaths-winter/

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