Quando la musica italiana spicca Il Volo

Articolo scritto e pubblicato su Thinktimeblog in vista del concerto a Locarno (Svizzera), in Piazza Grande, del 12 giugno 2015

BY VALÉRIE HEIMANN ON JUNE 11, 2015

http://thinktimeblog.com/2015/06/11/quando-la-musica-italiana-spicca-il-volo/

Dalla Clerici a New York. Dal Reality Show al Festival di Sanremo. Cosa sta dietro all’enorme e celere successo dei tre astri nascenti del pop lirico italiano, meglio conosciuti come Il Volo, che saranno ospiti domani a Locarno in Piazza Grande?  Ce lo spiega la nostra Valérie con la sua entusiasmante e sprizzante analisi del fenomeno.

Altro che X Factor, Amici, The Voice of Italy, Italia’s Got Talent e chi più talent show ha più ne metta: il nuovo fenomeno internazionale proviene da nientepopodimeno che Ti lascio una canzone. Sì, stavolta vince lei: Antonella Clerici, la conduttrice televisiva che, va detto, non ha certamente nel canto il suo tratto distintivo. Alla faccia di tutti quei giganti della musica che, scaldando la sedia di qualche giuria da talent, chi dalla prima edizione, chi da pochi mesi, sembra annaspare nel tentativo di trovare una voce unica come quella di Mina o una personalità fatta e finita come quella di Celentano, ovvero un personaggio in grado di portare al successo non solo se stesso ma l’Italia intera; qualcuno che faccia spiccare il volo alla musica italiana.

O meglio, Il Volo.

Ebbene sì, parliamo proprio di loro: dei tre ragazzi che all’età di 14-15 anni si sono fatti notare nella seconda edizione del sopraccitato programma dedicato ai giovanissimi talenti e che, a distanza di pochi anni, hanno trionfato al Festival di Sanremo 2015. È impressionante: li lasci dei ragazzini timidi e impacciati con la Clerici, vai a prendere i pop corn e li ritrovi a calcare il palco dell’Ariston con la disinvoltura degli artisti consumati.

Così, in un batter d’occhio, il tempo di ringraziare la brillante idea del regista Roberto Cenci di unire due tenori e un baritono in un trio magico e di interpretare qualche cover di brani arcinoti come Il Mondo, O Sole Mio e Un Amore Così Grande, ed è già successo accertato.

Sono loro i tre giovani astri nascenti del pop lirico: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, i due tenori e il baritono partiti da piccoli paesi nelle province, rispettivamente, di Agrigento, Trapani e Teramo, che non hanno avuto neanche il tempo di prendere il microfono in mano, che già dovevano metterlo da parte per impugnare la penna con cui firmare un contratto di 2 milioni di dollari con la Geffen Records, etichetta discografica statunitense di proprietà dell’Universal Music Group. Il tempo di uscire a comprare il pane e accidenti quasi si perdevano la grande Barbra Streisand che chiamava per prenotarli per una serie di duetti durante il suo tour americano.

Il loro talento ha fatto schizzare, nel giro di pochi anni, la loro fama alle stelle. Agli adolescenti della loro età, a Natale, i genitori mostrano le foto dell’albero del Rockefeller Center di New York; loro ci cantano davanti. Per Pasqua, metà della popolazione europea riceve un uovo o un coniglietto di cioccolato; loro 2 Billboard Music Awards. In estate, i turisti l’Arena di Verona la fotografano; loro lì ci duettano con Anastacia.

Qui, cari lettori, si parla di un fenomeno planetario, di duetti da capogiro, di presenze agli eventi più importanti del panorama musicale internazionale, di tournée che girano il mondo e quando si sono concluse lo rigirano nel senso opposto, tanto per essere sicuri che in Malesia non si siano persi il concerto. E il tutto, attenzione, non nell’arco di una vita, dopo 40 anni di note e melodie, al culmine di una carriera sudata, ma in uno schiocco di dita, quasi una pausa di una partita della Champions o un tragitto scuola-casa il lunedì.

Voi direte: beh, non si è mai visto un trionfo simile? Una popolarità mondiale alla pari? No, io vi dico di no. O, almeno, non si vedeva da anni per artisti del Bel Paese.

Ma quali sono le forze motrici di tale successo? Senz’altro la bravura e la freschezza, ma soprattutto la disarmante semplicità di cui questi ragazzi si ricoprono e con cui si propongono in un lavoro che, grazie a loro, risulta essere quasi il più semplice, ma al contempo emozionante, del mondo: cantare. Questi tre fenomeni si esibiscono con una facilità imbarazzante; si muovono su ottave vertiginose con la stessa agevolezza con cui si allacciano le scarpe; mantengono un vibrato con una naturalezza che è alla pari di quella con cui si scendono le scale. Possiedono una genuinità assolutamente magnetica e questo è ciò che li ha resi irresistibili e ormai inarrestabili.

I tre ragazzi sono diventati così velocemente popolari nel mondo, però, che quasi avevano dimenticato di affermarsi definitivamente in Italia. Ed è per questo che lo scorso febbraio si sono messi di impegno per riguadagnare terreno tricolore, nel modo più virtuoso che esista in Italia: partecipando al Festival di Sanremo. Anzi no, scusate: vincendo il Festival di Sanremo. Vittoria conquistata anche grazie a quel gioiello di canzone che risponde al titolo di Grande Amore; un brano che, con la sua imponenza e maestosità, esprime tutta la bellezza e la supremazia del bel canto italiano.

Ed è stato quindi un bene che sia stato proprio questo pezzo a rappresentare l’Italia in uno dei concorsi musicali più seguiti al mondo: l’Eurovision Song Contest. E anche qui, come altrove, il trio non è tornato a casa a mani vuote: pur dovendosi scontrare con i voti dei blocchi scandinavi ed ex sovietici, i prodigiosi beniamini italiani sono infatti riusciti ad aggiudicarsi un meritatissimo terzo posto. ( e il primissimo posto al televoto-ndr)

Sono voci forti, rotonde e mature le loro, che, trovandosi all’interno di corpi giovani, quasi stridono, ma allo stesso tempo formano un’energia travolgente e una magia ammaliante. Voci che sembrano essersi messe tutto ad un tratto a correre senza guinzaglio, portando il trio a riempire i teatri più illustri del pianeta. Di questo aveva bisogno il panorama musicale italiano e questo ha fatto emergere quando ne è entrato in possesso: una ventata di aria fresca e una sprizzata di giovinezza, che ostentassero però comunque sempre una sicurezza dei propri mezzi e un’esperienza di cui la penisola è sovrana. La loro musica non poteva più aspettare o forse era proprio l’Italia che non poteva più aspettare la loro musica.

Un grande successo, quindi, quello de Il Volo, che simboleggia però una vittoria più grande: quella di una nazione che, dopo Modugno, Morricone, Pavarotti, Ramazzotti, Nannini, Bocelli, Pausini e Ferro, è di nuovo riuscita nel suo intento: diffondere e far apprezzare la sua musica nel mondo. E se vittoria significa far provare brividi di commozione quando tre voci fuori dal comune intonano una nota assai comune, facendola quasi apparire come inesistente fino a quel momento, beh allora brava Italia, e brava la Clerici per averci visto lontano! Perché Il Volo lì, davvero lontano, ci arriverà; e questo accadrà più o meno nel tempo in cui chiuderete questa pagina per andare a vedere il video del loro brano di Sanremo su YouTube.

Attenti però, potreste perdervi il concerto del trio per l’insediamento del nuovo presidente americano alla Casa Bianca…”

PS: Ovviamente noi oggi sappiamo che dovremo probabilmente attendere l’insediamento del prossimo Presidente americano perché Il Volo prenda in considerazione l’invito ad esibirsi per lui. 

Concerto Locarno

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Un pensiero su “Quando la musica italiana spicca Il Volo

  1. O texto maravilhoso. Il Volo tem qualidades que fazem as pessoas que ouvem o primeiro encantado. E ‘a união de talento e simpatia.

    Il testo meraviglioso. Il Volo ha delle qualità che rendono le persone che ascoltano la prima incantato. E ‘l’unione di talento e simpatia.

    Mi piace

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