Il referendum della discordia (e della paura)

Ho letto tutti gli articoli della riforma e credo che possa recare un cambiamento utile. Io cerco sempre quello che può essere meglio per il mio paese. Sono stata educata così.

Sono convinta che il Parlamento bicamerale poteva essere necessario in un particolare momento storico, dopo guerra e dittatura, ma oggi è diventato solo un impedimento che rallenta l’iter legislativo e crea una casta superflua e dispendiosa che non è composta solo dai senatori ma da tutti quelli che vi ruotano attorno. Sono convinta che il CNEL vada eliminato, sono convinta che alcune materie debbano essere di competenza dello stato perché non si può lasciare che ogni regione faccia a modo suo. Poteri e funzioni che si sovrappongono, come ora, creano solo il caos, ci vuole unità di intenti per promuovere il sistema paese. Questa riforma è finalmente a lungo termine in un paese dove si ragiona solo per risolvere problemi contingenti.

In ogni caso, sia che vinca il sì sia che vinca il no, non accadrà nulla di trascendentale, non arriverà la dittatura se vince il sì, e non ci sarà la bancarotta dell’Italia se vince il no. La riforma potrebbe però permettere di compiere un passo avanti per rendere più agili alcune procedure ed evitare alcune delle attuali aberrazioni, nonché ridurre alcuni dei privilegi e stipendi spropositati della casta.

IO non voto per faziosità, MAI, forse perché sono cresciuta in una democrazia compiuta come l’Inghilterra dove mi hanno insegnato che il voto deve essere ponderato e non dato sull’onda dell’emotività. Purtroppo la maggior parte degli italiani voterà invece per partito preso, perché è contro Renzi. Credo che sia più onesto dirlo piuttosto che arrampicarsi sugli specchi per trovare giustificazioni a un no che non ha alcuna base logica.

Invece si preferisce giocare sulle paure degli italiani, insinuando disegni occulti, addirittura pericolosi per la democrazia: “Quali sono quindi i si nascosti…. ostici, impossibili, tra le pieghe dell’ovvietà che si vuole o si “deve” realmente ottenere con capziosi raggiri e trucchetti?” si legge in un articolo, domanda alla quale però non viene data risposta.

Come si può pensare che si possano cambiare 70 articoli della Costituzione non assicurandosi il cuorum in un Paese democratico?” continua l’opinionista che evidentemente non sa che nel caso di referendum costituzionale non è necessario raggiungere il quorum, a differenza di quello abrogativo, e sbagliando pure il numero degli articoli da cambiare che sono 47. Eppure ci sono innumerevoli siti che mostrano parola per parola come saranno cambiati. Basta leggere. Ah già, ma costa fatica e poi magari si scopre che è tutto chiaramente scritto nero su bianco. Tempo fa, ho letto 101 pagine di Wikileaks per verificare se le notizie date dai quotidiani sul nostro Presidente del Consiglio (all’epoca era Berlusconi) fossero vere, e ho scoperto così che avevano inventato di sana pianta frasi che non erano mai state scritte dagli ambasciatori americani in Italia.

Ecco come si vota, informandosi.

Quando qualcuno mi dirà con precisione quali sono gli articoli che ritiene sbagliato (o pericoloso!?) cambiare e porterà ragioni valide, e non slogan senza costrutto, potrò discuterne, rifletterci e magari pure cambiare idea. Ma fino ad allora continuerò a ritenere la riforma utile, non necessaria, non indispensabile, semplicemente utile per il futuro dei nostri figli e dei governi che verranno.

https://drive.google.com/file/d/0B16_JT5z2ghyUTF5bC1NbkFQZWs/view

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