DOVERI VERSO LA PATRIA di G. Mazzini

A voi uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la Patria meglio definita d’ Europa. Dio v’ ha steso intorno linee di confini sublimi, innegabili: da un lato, i più alti monti d’Europa, l’Alpi; dall’altro, il Mare, l’ immenso Mare.

Dio v’ha data, come casa del vostro lavoro, una bella Patria, provveduta abbondantemente di tutte risorse, collocata in modo da esercitare influenza su tutte le terre abitate da uomini come voi, protetta dal mare e dall’Alpi, confini sublimi che la dichiarano destinata ed essere indipendente: questa vostra Patria fu grande e libera un tempo; grande e libera quando le nazioni ch’ora vi stanno innanzi in tutto, erano piccole e serve; e voi non la curate, non l’amate […] e lasciate ch’essa sia decaduta, avvilita, sprezzata, malmenata da principi e governi imbecilli […].

Dio v’ha fatti con una stessa fisionomia per conoscervi, con una stessa lingua madre di tutti i vostri dialetti per intendervi […] e voi vi state divisi, […] spesso ostili tra voi, ubbidienti a vecchie e stolte rivalità fomentate, perché siate sempre deboli, dai vostri padroni, e vi dite romagnoli, genovesi, piemontesi, napoletani, quando non dovreste dirvi ed essere che ITALIANI.


Senza Patria, voi non avete nome, né segno, né voto, né diritti, né battesimo di fratelli tra i popoli. Siete i bastardi dell’ Umanità. Soldati senza bandiera, israeliti delle Nazioni, voi non otterrete fede né protezione.

Non v’illudete a compiere la vostra emancipazione da una ingiusta condizione sociale ; dove non è Patria, non è Patto comune al quale possiate richiamarvi: regna solo l’egoismo degli interessi, e chi ha predominio lo serba, giacché non vi è tutela comune a propria tutela. Non vi seduca l’idea di migliorare, senza sciogliere prima la questione Nazionale, le vostre condizioni materiali : non potete riuscirvi. Le vostre associazioni industriali, le consorterie di mutuo soccorso, rimarranno sterili finché non abbiate una Italia.

Non vi sviate dunque dietro a speranze di progresso materiale che, nelle vostre condizioni dell’oggi, sono illusioni. La Patria sola, la vasta e ricca Patria Italiana che si stende dalle Alpi all’ultima terra di Sicilia, può compiere quelle speranze.

Oh miei fratelli ! amate la Patria. La Patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa famiglia che ci ama e che noi amiamo, con la quale possiamo intenderci meglio e più rapidamente che con altri.

Lavorando, secondo i veri principi, per la Patria, noi lavoriamo per l’Umanità : la Patria è il punto d’appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune. Perdendo quel punto d’appoggio, noi corriamo rischio di riuscire inutili alla Patria e all’Umanità. Prima d’associarsi con le Nazioni che compongono l’Umanità, bisogna esistere come Nazione. Non vi è associazione che tra gli eguali.

Non abbandonate la bandiera che Dio vi diede. Dovunque vi troviate, in seno a qualunque popolo le circostanze vi caccino, combattete per la libertà e la dignità di quel popolo,.

E Italiano sia il pensiero continuo dell’anime vostre: Italiani siano gli atti della vostra vita; Italiani i segni sotto i quali v’ordinate a lavorare per l’Umanità. Non dite: io, dite : noi. La Patria s’incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi si senta, si faccia garante dei suoi fratelli: ciascuno di voi impari a far sì che in lui sia rispettata ed amata la Patria.

La Patria è una, indivisibile, è il segno della missione che Dio v’ha dato da compiere nell’Umanità.
La Patria è una comunione di liberi e d’eguali affratellati in concordia di lavori verso un unico fine. Voi dovete farla e mantenerla tale. Non v’è Patria dove l’uniformità di quel Diritto è violata dall’esistenza di caste, di privilegi, d’ ineguaglianze. Dove non vi è un principio comune accettato, riconosciuto, sviluppato da tutti vi è non Nazione, un non popolo, ma moltitudine, agglomerazione fortuita di uomini che le circostanze riunirono, che circostanze diverse separeranno.
La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio.

L’Italia è la sola terra che abbia due volte gettato la .grande parola unificatrice alle nazioni disgiunte. Due volte Roma fu la Metropoli, il Tempio del mondo Europeo: la prima quando le nostre aquile percorsero conquistatrici da un punto all’altro le terre sconosciute e le prepararono all’Unità con le istituzioni civili: la seconda, quando, domati dalla potenza della natura, delle grandi memorie e dell’ ispirazione, religiosa i conquistatori settentrionali, il genio d’Italia s’incarnò nel Papato e adempì da Roma la solenne missione, cessata da quattro secoli, di diffondere la parola d’ Unità dell’anime ai popoli del mondo Cristiano.

L’Europa ha Paesi per i quali la Libertà è sacra al di dentro, violata sistematicamente al di fuori; popoli che dicono: altro è il Vero, altro l’Utile; altra cosa è la teoria, altra è la pratica. Quei paesi espieranno lungamente, inevitabilmente la loro colpa nell’ isolamento, nell’oppressione e nell’anarchia.

Io voglio parlarvi dei vostri doveri.

Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? È questione che debbo mettere in chiaro prima di andare avanti, perché in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molte altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perché questa è domanda che sorge facilmente nell’anima irritata del lavoratore che soffre.
“Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il-Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei -beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sacrificio.”

Così dicono molti fra i nostri operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è che il linguaggio invocato da essi si é tenuto da cinquanta anni in poi senz’avere fruttato un minimo di miglioramento materiale alla condizione degli operai.

In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria. E nondimeno, in questi ultimi cinquanta anni, le sorgenti della ricchezza sociale e la massa dei beni materiali sono andate crescendo. La produzione ha raddoppiato. Il commercio ha conquistato più forza d’attività e una sfera più estesa alle sue operazioni. Le comunicazioni hanno acquistato pressoché dappertutto sicurezza e rapidità, e diminuito quindi, col prezzo del trasporto, il prezzo delle derrate.

Perché dunque la condizione del popolo non ha migliorato? Perché il consumo dei prodotti, invece di ripartirsi equamente fra tutti i membri delle società si é concentrato nelle mani di pochi uomini appartenenti a una nuova aristocrazia? Perché il nuovo impulso comunicato all’industria e al commercio ha creato, non il benessere dei più, ma il lusso d’alcuni?

La risposta é chiara per chi vuol addentrarsi un po’ nelle cose. Gli uomini sono creature d’educazione, e non operano che a seconda del principio d’educazione che loro é dato. Gli uomini, senza vincolo comune, senza unità di credenza e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti.


Certo, esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengano a contrasto con quelli d’un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti ? E dove i diritti d’un individuo, di molti individui, vengano a contrasto con i diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al benessere, al più gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi, chi scioglierà la questione tra l’operaio e il capo-produttore?

La questione vitale che s’agita nel nostro secolo é una questione d’ Educazione. Si tratta di rovesciare la forza brutale che s’oppone oggi a ogni tentativo di miglioramento, di proporre al consenso della nazione l’ordine che pare migliore, e di educare con tutti i mezzi possibili gli uomini a svilupparlo, ad operare conformemente. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli.

Italiani, fratelli miei! intendetemi bene. Quand’ io dico, che la conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole, non chiedo che rinunziate a questi diritti; dico soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti, e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quando io dico, che proponendo come scopo alla vita la felicità, il benessere, gl’ interessi materiali, corriamo rischio di essere egoisti, non intento che non dobbiate occuparvene; dico che gli interessi materiali, solo cercati, proposti non come mezzi, ma come fine, conducono sempre a quel tristissimo risultato.

La giustizia é inegualmente distribuita fra voi e l’altre classi quindi dove imparereste il rispetto, e l’amore alla giustizia ? La società vi tratta senz’ombra di simpatia, quindi dove imparereste a simpatizzare colla società ? Voi dunque avete bisogno che cambino le vostre condizioni materiali perché possiate svilupparvi moralmente.
Farvi migliori : questo ha da essere lo scopo della vostra vita.

Farvi stabilmente meno infelici, voi non potete, se non migliorando. I tiranni sorgerebbero a mille tra voi, se voi non combatteste che in nome degli interessi materiali, o d’una certa organizzazione. Poco importa che mutiate organizzazione, se nasciate voi stessi e gli altri con le passioni e con l’egoismo dell’oggi. Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i malvagi fanno tristi le buone. Si tratta di render migliori e convinte dei loro doveri le classi che oggi, volontariamente o involontariamente, vi opprimono; né potete riuscirvi se non cominciando a fare, per quanto é possibile, migliori voi stessi.

Operai Italiani! Fratelli miei! Quando Cristo venne e cambiò la faccia del mondo, Lui non parlò di -diritti ai ricchi, che non avevano bisogno di conquistarli; ai poveri che ne avrebbero forse abusato, ad imitazione dei ricchi : non parlò di utile o d’interessi a una gente che gl’interessi e l’utile avevano corrotto : parlò di Dovere, parlò d’Amore, di Sacrificio, di Fede : disse che quegli solo sarebbe il primo fra tutti, che avrebbe giovato a tutti coll’opera sua.
E quelle parole sussurrate nell’orecchio ad una società che non aveva più scintilla di vita, la rianimarono, conquistarono i milioni, conquistarono il mondo e fecero progredire d’un passo l’educazione del genere umano.

Operai Italiani ! noi siamo in un’epoca simile a quella di Cristo. Viviamo in mezzo a una società incadaverita com’era quella dell’Impero Romano, col bisogno nell’animo di ravvivarla, di trasformarla, d’associarne tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo solo, sviluppo libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella sua creatura.

Giuseppe Mazzini

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