L’algoritmo del giorno: il caso Roggero

L’algoritmo propone come argomento del giorno il caso Roggero. In realtà, la vicenda continua a essere un trending topic sui social ormai da giorni e i commenti si susseguono a ritmo serrato.

Tutti sembrano sentirsi in dovere di dire la propria, sempre in modo rigorosamente allineato con la parte politica alla quale vogliono dimostrare di appartenere. A sinistra, il gioielliere viene definito con epiteti che vanno da “pluriomicida” a “giustiziere pistolero”; a destra, si invoca la grazia sostenendo addirittura che il fatto non sussista.

Ho letto qualche raro commento equilibrato, ma la maggior parte delle reazioni è tristemente prevedibile. Mi rattrista questa incapacità, che sembra ormai aver contagiato tutti, di ragionare sui fatti e formarsi un’opinione autonoma. Forse le persone ancora capaci di farlo sono proprio quelle che non commentano su Facebook e che, per questo, rimangono invisibili.

Per quanto mi riguarda, non avevo seguito questo caso fino ad ora e non mi sentirei di esprimere un giudizio né sull’uomo né sulla sentenza. Sono rimasta però incuriosita da un’esclamazione letta più volte: «Succede solo in Italia!».

Ho quindi cercato casi analoghi avvenuti in altri Paesi europei, per capire se le norme sulla legittima difesa siano davvero così diverse e, soprattutto, come vicende simili siano state valutate e giudicate altrove.

In Francia si è consumato un caso molto simile a quello di Mario Roggero.  Una vicenda che ha sollevato lo stesso identico dibattito etico, sociale e giuridico sul delicato confine che separa la legittima difesa dalla giustizia privata.

Si tratta del caso del gioielliere Stephan Turk, avvenuto a Nizza nel settembre del 2013, il cui copione si è sviluppato in modo quasi speculare rispetto alla tragedia di Grinzane Cavour. Anche oltralpe l’episodio è iniziato con un assalto violento, durante il quale due rapinatori armati hanno fatto irruzione nella gioielleria di Turk, picchiandolo e minacciandolo per farsi aprire la cassaforte, proprio come accaduto ai danni della famiglia Roggero. Ottenuto il bottino, i malviventi sono usciti dal negozio e sono saliti a bordo di uno scooter per scappare. A quel punto la reazione è stata identica: Turk ha estratto una pistola – detenuta illegalmente-  ha inseguito i rapinatori fin sulla strada e ha sparato mentre si stavano allontanando, colpendo i banditi alle spalle. Il bilancio è stato di un morto mentre il complice è fuggito. Nel caso italiano, Roggero ha ucciso due rapinatori e ne ha ferito un terzo.

Le analogie non si fermano alla cronaca, ma investono direttamente il piano legale, poiché la legge francese riconosce il diritto di legittima difesa poggiando esattamente sui medesimi pilastri giuridici di quella italiana. Per entrambi gli ordinamenti, infatti, la difesa è considerata legittima solo se sussiste un pericolo attuale, imminente e in corso per l’incolumità fisica delle persone. Inoltre, sia il codice penale italiano che quello francese vietano di uccidere per difendere esclusivamente il proprio patrimonio o i beni materiali. Di conseguenza, sia i giudici di Torino che quelli di Nizza sono giunti alla stessa conclusione: nel momento in cui i banditi erano ormai fuori dal negozio e in ritirata, il pericolo attuale per i gioiellieri era cessato, trasformando l’inseguimento e gli spari in strada in un omicidio volontario e non in un atto di difesa.

Nonostante la sovrapponibilità della qualificazione del reato, i destini giudiziari dei due commercianti hanno preso strade molto diverse al momento della sentenza. Roggero è stato condannato in via definitiva a quattordici anni e nove mesi di carcere effettivo, mentre Turk ha ricevuto una condanna a cinque anni con la sospensione della pena, evitando così di passare anche un solo giorno in prigione. Questo enorme divario si spiega innanzitutto con il bilancio delle vittime, poiché il duplice omicidio contestato in Italia ha fatto lievitare la pena base rispetto al singolo decesso causato a Nizza. Ha pesato poi la diversa valutazione dello stress emotivo: la Corte francese ha concesso ampie attenuanti a Turk perché era stato picchiato pochi secondi prima di sparare, mentre i giudici italiani hanno ravvisato nei filmati di Roggero una componente di risentimento e ritorsione emotiva che ha escluso lo stato di shock incontrollabile. Infine, a fare la vera differenza è stata la struttura stessa dei due sistemi giudiziari, poiché in Italia i magistrati devono applicare i calcoli di pena entro paletti normativi e matematici estremamente rigidi, laddove in Francia la Corte d’Assise si affida a una giuria popolare che gode di una discrezionalità molto più ampia, permettendo ai giurati di emettere una condanna simbolica che riaffermasse il principio di legge senza però spalancare le porte del carcere all’anziano commerciante.

Altrettanto clamorosa appare la sproporzione economica tra le due sentenze. Ai 64.000 euro complessivamente riconosciuti dai giudici francesi alla famiglia dell’unico rapinatore ucciso a Nizza si contrappongono i 780.000 euro di provvisionale imposti a Roggero in favore dei familiari dei due rapinatori morti e del complice ferito. Una cifra quasi otto volte superiore che riflette il peso del duplice omicidio e una diversa valutazione giuridica della corresponsabilità dei malviventi nell’innescare la tragedia.

https://www.lemonde.fr/societe/article/2018/05/31/cinq-ans-de-prison-avec-sursis-requis-contre-le-bijoutier-qui-avait-tue-un-braqueur-a-nice_5307662_3224.html?srsltid=AfmBOopDbhbV5d_NaJrbHmknvxUit6dG-ocn5Esk6J9C-mpvqlh8R5e0

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