IN MEMORIA DI UNA DONNA ESEMPLARE

Saluto a  Lydia Alfonsini, mia madre

Stamattina mia figlia mi ha detto “Molti di quelli che saranno al funerale oggi non sanno chi era la nonna, ma lei ha fatto della sua vita un esempio da seguire”.

E’ vero, molti di voi non conoscono il suo passato, le difficoltà che la vita le ha riservato e il coraggio e la determinazione, che pochi avrebbero avuto, con le quali ha saputo affrontarle.

Così ho deciso di provare a  raccontarvi chi era veramente la persona che siete venuti a salutare oggi

A soli 6 anni la colpì una grave forma di tubercolosi ossea che le corrose e distrusse le ossa del bacino, dell’anca e del ginocchio.

Una triste malattia, che la costrinse a rinunciare a buona parte della sua infanzia, a trascorrere mesi in ospedale lontano dalla famiglia e a sottoporsi a continue operazioni.

Mi sembra quasi di vederla. Una bambina spaventata, rinchiusa in una asettica camera di ospedale, nella quale si insinuava la consapevolezza di non poter più avere una vita “normale”, di non poter più correre e giocare come gli altri bambini.

Non so quante persone avrebbero trovato la forza e il coraggio di alzare la testa e andare avanti, ma lei lo fece.

La sua menomazione, che avrebbe atterrito qualsiasi altra donna, fu per lei, invece, una sfida, vinta grazie ad una mente brillante e una forza d’animo esemplare.

Recuperò in breve tempo gli anni di studio persi e, come pochissime donne del suo tempo, a 24 anni si laureò con lode in medicina.

Questa fu per lei la più grande rivincita sulla vita.

Non era più una “storpia” ma un medico, assistente incaricato all’università, con decine di pubblicazioni a suo nome.

Passati gli anni, quando ormai non credeva più possibile poter costruire una famiglia, quella che sembrava una vita destinata solo alla carriera le riservò invece la gioia di due figli e di un uomo, pieno di fascino e di carisma, che l’ha amata e le è rimasto accanto tutta la vita.

Famiglia che mise sempre al primo posto, tanto da abbandonare la promettente carriera che aveva così faticosamente costruito per seguire mio padre all’estero.

Un nuovo paese, una nuova lingua da imparare, la lontananza dalla terra d’origine, tutto ciò non le impedì di ricominciare da capo e di conquistare nuove vette nel mondo del lavoro. Infatti la sua personalità, la sua determinazione ma, soprattutto, il suo amore per la medicina la portarono ad occupare un importante incarico nella Comunità Economica Europea.

Il successivo trasferimento di mio padre a Londra la costrinse, dopo pochi anni, per la seconda volta, ad abbandonare tutto.

Una rinuncia che le costò più di quanto pensasse e che pagò con un periodo di profonda depressione. Rientrata in Italia, alcuni anni dopo si ammalò di Parkinson.  Una malattia crudele che diede inizio al suo lento declino fisico e, purtroppo, anche mentale e che l’ha accompagnata fino alla sua scomparsa.

Eppure era pronta a mettere da parte le sue sofferenze ogni volta che avevamo bisogno di lei e a dimenticare se stessa per gli altri.

Ciao mamma. So che continuerai a esserci quando avrò bisogno di te, come hai sempre fatto.

Roma, 7 Luglio 2008

Gocce di memoria

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