SVILUPPARE UN APPROCCIO GLOBALE ALLA RICERCA E INNOVAZIONE

 

Introduzione

L’evoluzione della civiltà è strettamente correlata ai progressi della scienza. Il nostro paese ha fortemente contribuito allo sviluppo tecnologico nel mondo offrendo un apporto imprescindibile alla costituzione del metodo e della cultura scientifica moderna in campi fondamentali della ricerca, dall’astronomia alla medicina, dalla matematica alla fisica sperimentale, alla biologia. Metà delle invenzioni che hanno rivoluzionato il modo di vivere europeo sono opera di italiani, ma non possiamo considerarla una “storia” unicamente italiana, perché la scienza crea valori che uniscono i popoli anche in tempi di contrasti e di divisioni. L’Italia ha sempre offerto le sue migliori energie nella collaborazione con altri Paesi e nella costituzione di reti internazionali di studio e di ricerca. Un approccio globale alla ricerca e all’innovazione è di vitale importanza per il benessere attuale e futuro dell’umanità, pertanto favorire lo scambio e la collaborazione tra scienziati di tutto il mondo deve costituire una parte integrale ed essenziale della nostra strategia nazionale.

Partecipazione alle infrastrutture di ricerca europee e globali

Il costo elevato delle infrastrutture di ricerca è una delle ragioni che spingono le nazioni a condividerne il peso economico. Per competere a livello internazionale e assicurare crescita e sviluppo è, infatti, necessario creare salde collaborazioni specie in quei settori chiave ove l’impegno finanziario e organizzativo eccede le possibilità di un singolo attore o di un singolo Paese.

Un altro fattore che spinge la comunità scientifica internazionale a collaborare nella costruzione e gestione di infrastrutture di ricerca è la necessità di individuare regioni con particolari condizioni ambientali o climatiche per svolgere un determinato tipo di ricerca.

Lo scenario scientifico e tecnologico mondiale è in rapida evoluzione, l’Europa non detiene più il primato in scienza e innovazione e anche gli Stati Uniti sono ormai incalzati dai nuovi Paesi emergenti la cui spesa in R&I è in rapida crescita. La competizione a livello globale richiede dunque una strategia condivisa per individuare possibili partnership e opportunità collaborative di tipo trans-territoriale oltre che trans-settoriale.

Al tempo stesso, l’Europa deve migliorare la competitività dell’Unione e dei singoli Stati Membri, attraverso il piano europeo di sviluppo delle grandi infrastrutture e delle grandi reti per la ricerca.

L’Italia necessita di una visione integrata che rafforzi il ruolo del nostro Paese nella costruzione dello Spazio Europeo della Ricerca.

Le infrastrutture e le grandi reti dei laboratori offrono ai nostri ricercatori la possibilità di inserirsi ai più alti livelli di collaborazione internazionale, valorizzando i punti di forza del nostro sistema ricerca e integrandolo a livello europeo e mondiale. L’internazionalizzazione offre anche lo strumento specifico per garantire la qualità, basata sulla “valutazione tra pari” di livello internazionale.

La ricerca e lo scambio di conoscenza come strumento per promuovere la presenza delle aziende italiane all’estero

La ricerca è componente imprescindibile per incrementare il dinamismo delle imprese e deve essere necessariamente al centro dell’azione di rilancio dell’economia e di promozione del Sistema Italia all’estero. Cogliere appieno il potenziale offerto dal superamento del divario tra produzione scientifica e applicazione industriale, dando vita ad una cooperazione strategica tra settori differenti, è essenziale per potenziare la capacità innovativa delle imprese.

La partecipazione del nostro Paese a Laboratori Congiunti localizzati sia in altri Stati membri sia in Italia permette forti ricadute in tecnologia avanzata e genera un effetto di crescita in competizione e innovazione delle imprese.

Le Università e gli Enti di ricerca svolgono un ruolo cruciale nel garantire lo sviluppo tecnologico e scientifico e il trasferimento delle conoscenze verso le imprese. La concorrenza è sempre più basata sulla capacità innovativa delle aziende, ma spesso le piccole e medie imprese non hanno le risorse per perseguire un piano di sviluppo tecnologico autonomo. Per questo motivo le Università, nella loro duplice funzione di erogatori di formazione ai massimi livelli e di ricerca avanzata, possono sopperire a queste lacune ed avviare efficacemente la transizione verso un’economia e una società basate sulla conoscenza. In quest’ottica, i programmi di collaborazione bilaterali e multilaterali tra università ed Enti di ricerca rappresentano il miglior strumento per assicurare un efficace scambio di conoscenze e favorire la mobilità di studenti e ricercatori.

Parallelamente, i nuovi programmi congiunti di dottorato industriale sono disegnati per fornire a dottorandi e laureati gli strumenti per cogliere le opportunità che derivano dallo sfruttamento imprenditoriale dei risultati della ricerca.

Migliorare l’ecosistema nazionale della ricerca per favorire l’attrazione degli investimenti e dei ricercatori stranieri.

Attirare e sviluppare le attività a forte valore aggiunto è una delle grandi sfide odierne. La capacità di attrarre investimenti in ricerca e innovazione è essenziale per lo sviluppo economico e sociale e per creare posti di lavoro altamente qualificati.

Le aziende multinazionali tendono a sviluppare le loro strategie di investimento in ricerca e sviluppo (R&S) nei territori di maggiore attrattività. Nel determinare la localizzazione delle attività di ricerca e sviluppo entrano in gioco quattro fattori principali: la qualità del personale del settore, le possibilità di cooperazione con team di ricerca accademici, la prossimità dei poli di competitività e il livello degli aiuti pubblici in favore del settore R&S.

Per svolgere questa azione di richiamo del capitale estero e dare così ossigeno alla propria economia, l’Italia punta sui Cluster individuando 12 Aree di specializzazione strategica, considerate di particolare interesse per il posizionamento competitivo del sistema della ricerca italiano. Per ognuno dei settori individuati è stata recentemente valutata dall’ANVUR la posizione italiana in termini di quota di pubblicazioni scientifiche e citazioni, di presenza nell’eccellenza internazionale del settore e di esistenza di attività di collaborazione internazionale e con il settore industriale. Per ogni settore, è inoltre fornito un focus sui comparti più caratterizzanti la produzione scientifica del settore stesso. Il settore del Design, creatività e made in Italy si caratterizza per una presenza significativa di prodotti eccellenti, che sono particolarmente elevati se considerati in quota della produzione complessiva del settore.

Guardando infine all’intensità della collaborazione internazionale e con il mondo produttivo, i settori più internazionalizzati sono quelli della Chimica verde e dell’Agrifood, mentre un’apertura internazionale nettamente inferiore alla media emerge nella Fabbrica intelligente, nelle Tecnologie per gli ambienti di vita, nei Beni culturali e nella Mobilità sostenibile. La collaborazione col mondo produttivo, infine, è particolarmente intensa nelle Scienze della vita e, a seguire anche se distanziati, nei Beni culturali e nella Fabbrica intelligente.

La valutazione della ricerca italiana, condotta dal CIVR (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca), ha indicato che, per la maggior parte delle aree di ricerca, i ricercatori del nostro Paese hanno collaborazioni e co‐producono conoscenza di base con un grado di internazionalizzazione pari, o in alcuni casi superiore, a quella dei ricercatori dei Paesi più avanzati nei rispettivi campi.

Ma, nonostante il nostro paese abbia poli e reti di riconosciuta eccellenza in molti campi del sapere, soffre di una ridotta capacità di “internazionalizzazione istituzionale”. Una delle conseguenze è che il flusso di ricercatori verso l’estero è molto più alto di quello verso l’interno. Si impone quindi una necessità strategica per attrarre i migliori talenti da altri Paesi e assicurare che i nostri ricercatori non si allontanino in maniera sistematica in cerca di “ecosistemi” più attraenti.

Al fine di elaborare pacchetti di investimento, che saranno promossi presso gli investitori internazionali, è stata creata una divisione specializzata di Invitalia SpA (SpA del ministero dell’Economia), denominata “Destinazione Italia”, inglobando anche i compiti e le risorse del Desk Italia creato presso il Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Agenzia ICE. Il portafoglio da presentare agli investitori comprende immobili del Demanio, aziende del made in Italy da ricapitalizzare, aree e siti industriali in riconversione, aziende in crisi, parchi scientifici e incubatori dove accogliere imprese, progetti di insediamento, brevetti, patrimonio culturale da valorizzare.

La diplomazia scientifica per sostenere lo sviluppo economico

L’internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica è un fattore essenziale per la crescita economica e per affrontare le nuove sfide sociali a livello globale, e rappresenta un importante obiettivo strategico della politica scientifica Europea.

Le sfide globali, come sicurezza alimentare ed energetica, lotta al cambiamento climatico e pandemie, necessitano di strategie condivise che vedono nel connubio tra diplomazia e scienza il loro strumento ideale. La scienza, attraverso i suoi valori di razionalità e universalità, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di relazioni e collaborazioni internazionali che trascendono le divergenze politiche e gli interessi nazionali.

In materia di cooperazione scientifica la nuova strategia si concentra su aree di ricerca di comune interesse e di mutuo beneficio, e contempla la collaborazione tra paesi industrializzati e quelli cosiddetti “emergenti”, per permettere ai ricercatori europei di collaborare con i migliori scienziati a livello globale.
In un mondo che cambia, l’Europa prevede attività trasversali nel Programma Horizon 2020 che riguardano la cooperazione scientifica con l’obiettivo di supportare azioni congiunte di ricerca e di dialogo con i Paesi Terzi. Un approccio che combina apertura verso i Paesi Terzi e azioni su temi specifici. Queste azioni faciliteranno anche lo sviluppo di infrastrutture a livello globale laddove queste richiedano finanziamento e accordi con Paesi Terzi. Queste potranno favorire la cooperazione tra le istituzioni scientifiche europee e le loro controparti non europee al fine di avere infrastrutture progettate e finanziate congiuntamente, globalmente utilizzabili dai ricercatori di diversi paesi.

Il progetto PRIMA – Partnership in Research and Innovation in the Mediterranean Area – è un’Iniziativa europea che si basa sull’articolo 185 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFEU) per “Integrare le politiche dei paesi europei in materia di innovazione e ricerca, con l’obiettivo di contribuire ad una società euro-mediterranea attenta  alla salute e alla sostenibilità” e vede l’Italia in prima linea come coordinatore del gruppo di lavoro internazionale. L’originalità del progetto PRIMA risiede nel partenariato, che coinvolge per la prima volta in un progetto di art. 185 Paesi membri dell’Unione Europea e paesi non UE del Mediterraneo (Egitto, Giordania, Libano, Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria, Israele) su argomenti di interesse comune. Tali tematiche sono state individuate nei temi di ricerca relativi ai food systems e water resources,  da affrontare secondo un approccio integrato e multidimensionale che include altre  priorità di Horizon 2020, e in particolare le connesse questioni relative ad Energia, Salute e Ambiente. 

La scienza italiana nello spazio, nei mari e ai Poli

L’uomo occupa solo una minuscola porzione del pianeta terra e dell’universo. Gli Oceani e l’Antartico non sono soggetti alla sovranità degli Stati. Condividiamo l’atmosfera e il nucleo terrestre, ma essi non sono soggetti al governo di singoli governi anche se si trovano sopra o sotto nazioni sovrane, così come lo Spazio e la nuova forma di spazio creato dalla tecnologia umana, il cyberspace.

Tutti questi ambiti sono condivisi da tutta l’umanità e si trovano unicamente sotto il dominio della Scienza. L’Europa e l’Italia giocano un ruolo rilevante in ciascuno di questi ambiti.

L’ASI, grazie alle sue numerose attività e alla sua partecipazione nelle più importanti missioni spaziali, in collaborazione con NASA ed ESA, ha consentito alla comunità scientifica italiana di ottenere successi senza precedenti nel campo dell’astrofisica e della cosmologia. E sarà presente in tutte le principali missioni pianificate per i prossimi anni – da Venere alle comete, fino ai limiti estremi del nostro Sistema solare.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) costituisce il più importante e ambizioso programma di cooperazione a livello mondiale nel campo scientifico e tecnologico fino ad oggi intrapreso e può essere considerata come la maggiore opera ingegneristica realizzata dall’uomo. Con il lancio del modulo logistico Leonardo, avvenuto nel marzo 2001, l’Italia è diventata la terza nazione, dopo Russia e Stati Uniti, a inviare in orbita un elemento della ISS.

L’Italia svolge attività di ricerca in Antartide dal 1985, in quell’anno, infatti, viene istituito il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA). La Stazione Mario Zucchelli (ex Stazione Terra Nova) è un’estesa stazione di ricerca situata a Baia Terra Nova sul Mare di Ross e permette di operare all’interno del plateau Antartico fino all’altra stazione italo-francese Concordia. Questa infrastruttura è utilizzata per studi e ricerche che riguardano una vastissima gamma di tematiche scientifiche che spaziano dalle Osservazioni geomagnetiche alla Biologia delle popolazioni umane, dalle Osservazioni ionosferiche e aurorali alla Sismologia e Biologia del territorio.

 

 di Patrizia Ciava

 

 

 

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