MORTI SENZA GIUSTIZIA

Strage di Otranto, indagati due ammiragli

Il vertice della Marina sotto accusa per l’affondamento della motovedetta albanese

http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/18/Strage_Otranto_indagati_due_ammiragli_co_0_98031814222.shtml

indagati due ammiragli

strage senza colpevoli

DAL NOSTRO INVIATO BRINDISI

  • L’affondamento della motosilurante albanese “Kater I Rades”, con 142 persone a bordo, causato il 28 marzo 1997 dallo speronamento della corvetta militare italiana “Sibilla” nel Canale di Otranto, e’ stata una tragedia “colposa”. E’ questa l’ipotesi del sostituto procuratore di Brindisi, Leonardo Leone de Castris, che ha inviato due ordini di comparizione per concorso in omicidio colposo plurimo e procurato naufragio all’attuale capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio Umberto Guarnieri (all’epoca, comandante in capo della squadra navale), e all’ex responsabile del Dipartimento marittimo di Taranto, ammiraglio Alfeo Battelli.
  • E’ passato quasi un anno da quella che in tutto il mondo e’ ormai nota come “la strage del Venerdi’ Santo”, in cui persero la vita – hanno sostenuto fin dal primo momento i 34 superstiti – ben 108 albanesi. La vecchia imbarcazione che li trasportava e’ stata ripescata dagli abissi (si era adagiata a 800 metri di profondita’) e sottoposta a perizia, 52 corpi (molti i bambini e le donne) furono estratti dalla stiva e riconosciuti tra urla e pianti dai familiari, due persone vennero indagate: il comandante della “Sibilla”, Maurizio Laudadio, e quello della “Kater”, Namik Xhafer. Oggi, gli indagati sono diventati quattro, perche’ l’invito a comparire per Umberto Guarnieri e Alfeo Battelli vale anche come avviso di garanzia. Secondo la notizia diffusa ieri dal “Messaggero”, tra gli indagati ci sarebbe anche il comandante della nave “Zeffiro” (che intercetto’ la “Kater”), capitano Paolo Giuliani. Ma l’esistenza di un terzo nuovo indagato in realta’ e’ stata smentita. A questo, probabilmente, si riferiva ieri mattina, in Procura, il sostituto Leone de Castris quando, con il quotidiano romano sulla scrivania, ha ripetuto fino alla noia: “La notizia e’ inesatta”. E’ tuttavia “esatta” la sostanza della faccenda. Il magistrato e’ decisamente orientato a considerare “colposa”, e a escludere quindi anche il “dolo eventuale”, la condotta della Marina militare.
  • In altre parole, la “Sibilla” avrebbe tenuto un comportamento eccessivamente aggressivo nel tentativo di far invertire la rotta a una nave sessantaquattro volte piu’ piccola, per giunta stracolma di gente che alla vista della corvetta italiana si sbracciava in saluti e richieste di soccorso. Leone de Castris sembra anche orientato a chiudere le sue indagini per Pasqua, senza avvalersi della possibilita’ di chiedere proroghe. “Aspetto i risultati delle altre perizie”, dice. Le consulenze tecniche disposte dal magistrato sono una quindicina e riguardano il relitto e i corpi recuperati. Ma finora gli sono state consegnate, in bozza, soltanto i risultati di due perizie. “Il pm, una ventina di giorni fa – dice Baffa -, mi aveva detto che eravamo in dirittura d’arrivo, ma francamente non pensavo che avrebbe osato toccare i vertici della Marina. Sono contento di poter dire che quella mia impressione era sbagliata. A questo punto, credo che Leone de Castris non chiedera’ l’archiviazione ma formulera’ richieste di rinvio a giudizio. Non puo’ non fare questo, vista la roba che e’ agli atti”.  Leone de Castris non lo dice, ma e’ evidente che si sta preparando a rintuzzare gli attacchi di chi lo etichettera’ come pm di sinistra e quindi antimilitarista, o come pm filogovernativo e quindi pronto ad archiviare tutto. —————————————————————–
  • Krenar Xhavara, portavoce dei superstiti e del Comitato dei familiari delle vittime del 28 marzo -. cio’ che ora ci interessa: fare luce, stabilire la verita’ su quella notte.   chiede che si accertino le eventuali responsabilita’ politiche. E se archiviano? “Dovranno renderne conto davanti ai tribunali internazionali – afferma Xhavara -, perche’ noi abbiamo perso mogli, figli, fratelli, e vogliamo capire perche’ e’ accaduto. Non ci tapperanno la bocca con quattro soldi”. —————————————————————– LA DIFESA Andreatta: il loro comportamento fu corretto ROMA – “Per noi e’ tutto a posto”. Beniamino Andreatta, ministro della Difesa, fa quadrato attorno ai due ammiragli sotto inchiesta. E ripete che l’incidente del marzo ’97, in cui persero la vita un centinaio di profughi, fu tutta colpa del comandante della “carretta” albanese.
  • La tesi difensiva di Andreatta anticipa quella che sara’ la giustificazione dei due accusati quando verranno ascoltati dal magistrato.
  • Si era diffusa la voce che all’epoca del disastro ci fu un contrasto fra il capo di Stato Maggiore della Difesa Venturoni e il comandante in capo della squadra navale Guarnieri. Il primo sarebbe stato la “colomba”, l’altro il “falco”, favorevole a comportamenti piu’ aggressivi.
  • Ma Venturoni si e’ affrettato a “escludere divergenze di opinioni sulle disposizioni impartite dai comandi della Marina”. C’e’ pero’ chi non e’ convinto delle spiegazioni fornite dai vertici della Difesa. L’ex parlamentare Falco Accame obietta che “la tesi della manovra azzardata da parte dell’unita’ albanese e’ inaccettabile perche’ e’ la nave che si avvicina (in questo caso quella italiana) che deve manovrare per non creare situazioni di pericolo e che deve mantenersi a distanza di sicurezza”.
  • La procura della Repubblica di Brindisi ipotizza a carico dei vertici militari i reati di concorso in omicidio colposo plurimo e procurato naufragio. Secondo l’ ipotesi dell’accusa gli ordini impartiti alle navi italiane erano troppo “aggressivi”. E ciò avrebbe provocato l’ incidente per il quale è già stato iscritto nel registro degli indagati il comandante della corvetta “Sibilla”.Dalle conversazioni emergerebbe che le cosiddette regole d’ ingaggio erano dure, molto dure, in modo da sbarrare la strada agli albanesi “in tutti i modi”. Regole che l’ ammiraglio Battelli avrebbe trasmesso, ma che sarebbero state concepite nell’ ufficio del comandante in capo della squadra navale, l’ ammiraglio Guarnieri che solo da una settimana si è insediato al vertice della Marina Militare. Ordini molto aggressivi, insomma, avrebbero provocato la collisione quella sera nel canale d’ Otranto quando la fregata “Zeffiro” intercettò l’ unità albanese che si dirigeva verso l’ Italia. Dopo poco, però, il controllo della vedetta albanese fu assunto dalla corvetta “Sibilla”. Gli albanesi tentarono di fuggire, ma entrarono in collisione con la corvetta. Secondo gli albanesi la nave italiana speronò la loro imbarcazione stracarica, tra l’ altro, di donne e bambini che affondarono a 35 miglia al largo di Brindisi.

    La sentenza ha avuto un lungo iter amministrativo: depositata in cancelleria il 27 ottobre 2005 e accessibile al pubblico solo a gennaio 2006 .Una sentenza alla quale gli avvocati delle parti lese (familiari delle vittime) hanno immediatamente proposto appello tra febbraio e marzo 2006 . Ad un anno di distanza ,purtroppo, la Corte di Appello di Lecce ancora non ha fissato l’udienza, generando ancora di più sfiducia nell’operato della magistratura e sospetti sulle pressioni politico-militari che hanno pesantemente condizionato tutto l’iter processuale che ha visto scomparire dal processo gli imputati eccellenti, politici ed ammiragli che organizzarono quell’infausta operazione di respingimento dei profughi albanesi che fuggivano dalla guerra civile.

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/18/Strage_Otranto_indagati_due_ammiragli_co_0_98031814222.shtml

    http://www.ecn.org/est/balcani/albania/albania06.htm

     

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