Rapporto OCSE: la scuola italiana è davvero scadente?

Ecco il titolo di un articolo del Corriere:

Rappporto OCSE – Education at a Glance 2012: l’Italia agli ultimi posti nella classifica mondiale

http://ilcorrieredelweb.blogspot.it/2012/09/education-at-glance-2012-agli-ultimi.html

In realtà la classifica non si riferisce alla preparazione scolastica degli alunni ma unicamente agli investimenti pubblici.

La maggior parte della gente legge solo i titoli senza approfondire e rimane così con l’impressione che si stia parlando della preparazione degli studenti ( e dà la colpa agli insegnanti).

A questo riguardo i rapporti OCSE evidenziano sì alcune carenze nella preparazione degli studenti italiani ma come al solito nessuno si prende la briga di leggere queste classifiche, altrimenti noterebbe che il problema non è italiano ma europeo, o meglio occidentale. L’Italia, infatti, si attesta su posizioni in linea con quelle di molti paesi europei e supera Gran Bretagna e Stati Uniti.

Ai primi posti della classifica invece troviamo paesi come Cina, Giappone, Corea, Singapore e Finlandia.

Risultato abbastanza ovvio, data la forte pressione sociale e familiare che esiste in quei paesi per spingere i giovani a diventare sempre più competitivi. Ma dovremmo davvero chiederci se vogliamo imitare quel tipo di società.

Inoltre l’OCSE è un organismo di ricerca e sviluppo, ma non è un istituto di ricerca e analisi didattica o pedagogica. Se l’OCSE deve scegliere tra due parametri, quello cognitivo e quello economico, non ha dubbi. All’OCSE non interessa la maggiore istruzione possibile, ma la più fruttuosa (su standard economici) al minor costo. E i dati OCSE sono spesso coerenti con precisi orientamenti politici, grazie a un sapiente uso dei parametri. Ad esempio, l’OCSE, in base ai propri parametri, valuta negativamente il sistema previdenziale italiano, il cui saldo è invece positivo, cioè in attivo.

L’OCSE produce un certo numero di rapporti, analizzando dati rilevati in proprio su un numero piuttosto alto di paesi. Non solo dell’Unione Europea: l’insieme dei paesi dell’area OCSE è, su certi temi, piuttosto disomogeneo, mettendo insieme buona parte dell’Europa, Brasile, Stati Uniti, alcuni paesi asiatici. Il risultato è che i dati OCSE non coincidono con i dati dell’Unione Europea.

Ciò premesso, entriamo nel merito. L’OCSE non tiene conto delle numerose indagini internazionali sull’apprendimento, ma utilizza un proprio sistema di valutazione, il PISA. La cui attenzione «non si focalizza tanto sulla padronanza di determinati contenuti curricolari, ma piuttosto sulla misura in cui gli studenti sono in grado di utilizzare competenze acquisite durante gli anni di scuola per affrontare e risolvere problemi e compiti che si incontrano nella vita quotidiana e per continuare ad apprendere»

Si noti poi che i dati PISA riguardano gli studenti quindicenni, indipendentemente dall’ordine di studi seguito; ma in molti paesi OCSE a 15 anni si è a 2 anni dalla fine del ciclo di studi, non a 3, come in Italia, e si noti che se esaminiamo le singole regioni, notiamo che la maggioranza delle regioni italiane sono al di sopra degli indici OCSE, a conferma che i risultati negativi dipendono non dal sistema scolastico in sé, ma dai diversi contesti ambientali, come lo stesso rapporto Economics Survey of Italy riconosce in apertura del cap. 4: «large differences in pupils’ performance between regions, which may reflect socio-economic conditions rather than regional differences in school efficiency».

Ma soprattutto, l’OCSE e la stampa non tengono conto di ben altre rilevazioni sugli apprendimenti, che danno risultati buoni, talvolta lusinghieri: come il PIRLS 2010 (Progress in International Reading Literacy Study), che colloca la scuola elementare in posizione di eccellenza nel mondo; come il TIMSS 2008 (Trends in International Mathematics and Science Study), che sulle specifiche competenze scientifiche e matematiche conferma i risultati del PIRLS nella scuola primaria.  Ad esempio, nelle competenze scientifiche gli studenti italiani sono secondi, in Europa, alla sola Ungheria.

L’OCSE utilizza un singolo dato, lo decontestualizza e lo generalizza su tutta la scuola, senza distinzione di ordine di studi e realtà locale. E la stampa italiana ripete in coro: “l’OCSE boccia la scuola italiana.”

Ma ora valutiamo anche il dato medio dell’area OCSE il cui confronto consente di dire se il clima scolastico nella scuola italiana è migliore o peggiore.

furti: Italia 9.1%, media OCSE 15.3%;

intimidazioni o le aggressioni verbali verso altri studenti: Italia 30%, media OCSE 34.3%;

aggressioni agli insegnanti: Italia 10.4%, media OCSE 16.8%;

aggressioni fisiche tra studenti: Italia 12.7%, media OCSE 15.9%;

diffusione di droghe e alcol: Italia 4.5%, media OCSE 10.7%.

Dati:

Lettura Per quanto riguarda la lettura l’Italia si piazza – nella classifica internazionale che vede ai primi posti Cina, Corea e Finlandia – in 29ma posizione, totalizzando un punteggio di 486 a fronte di una media Ocse di 493. Ma a livello regionale si riscontrano forti differenze con il Nord che supera la media Ocse (Nord-Ovest 511, Nord-Est 504) e il Sud e le isole che mostrano valori inferiori al punteggio nazionale (rispettivamente 468 e 456).

Matematica Per la matematica il nostro Paese si piazza al 35mo posto, con un punteggio di 483 (496 la media Ocse). Nel Nord Italia si registrano tuttavia performance superiori alla media Ocse (507) mentre nel Sud e nelle isole il punteggio è inferiore rispetto a quello medio italiano I primi posti nella graduatoria internazionale li conquistano Cina, Singapore e Hong Kong.

Scienze In Scienze – 35mo posto in classifica – il divario si è dimezzato rispetto al 2006. Il punteggio medio degli studenti italiani è di 489 contro una media Ocse di 501.

Ecco un articolo del Indipendent che deplora lo scadente livello di istruzione in Inghilterra, dove 1 studente su 5 non arriva al diploma di scuola superiore:

OECD condemns British education which is now inferior to Estonia’s

Almost one in five young people in the UK are not educated to A-level standard, leaving the nation lagging behind countries such as Slovenia and Estonia.”

England has some of the highest class sizes in the developed world, beaten only by Mexico and Turkey, with an average of 26.1

http://www.independent.co.uk/news/education/education-news/oecd-warns-over-uk-education-record-6699473.html)

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