Ci sono state decine di stragi nel mondo dovute a candele bengala o fuochi pirotecnici accesi in locali notturni, eppure nessuno sembra imparare dagli errori commessi. L’esigenza di “creare atmosfera” continua a vincere sulla sicurezza.
Da Volendam (Paesi Bassi), a Rouen (Francia), da Rhode Island (USA) a Santa Maria (Brasile) fino a una festa di matrimonio in Iraq, e ora Crans-Montana (Svizzera): dinamiche che si assomigliano in modo inquietante. Diverse latitudini, stesso copione.
In tutti questi casi, l’innesco è un fuoco pirotecnico – bengala, fontane fredde, sparkler, candele scenografiche – che diventa fatale perché trova tre condizioni ricorrenti: soffitti e rivestimenti altamente combustibili che prendono fuoco in pochi secondi sprigionando fumi tossici; uscite insufficienti o non fruibili che nel panico si trasformano in un tappo di bottiglia; mancata prevenzione – controlli inesistenti, deroghe, capienze ignorate, personale non formato.
La dinamica è sempre la stessa. Una scintilla sale, sfiora il soffitto. Il fuoco corre sopra le teste. Le luci si spengono, il fumo acceca, l’aria diventa irrespirabile. La folla si muove d’istinto, tutta verso lo stesso punto, cercando una salvezza che spesso non c’è.
Poi, immancabilmente, arrivano le domande.
C’erano le autorizzazioni? Il locale era a norma? I controlli erano stati fatti?
A Crans-Montana, come altrove, la polemica esplode solo quando il fumo si è già diradato e le ambulanze se ne sono andate. Le risposte cambiano lingua, ma non sostanza. La sicurezza continua a essere trattata come un dettaglio burocratico, non come una responsabilità morale.
Fino alla prossima tragedia, quando tutti giurano che non accadrà più.
I casi, uno per uno: cosa è successo e perché si assomigliano
Volendam (Paesi Bassi) – 1 gennaio 2001
La notte di Capodanno dovrebbe essere il momento dei brindisi, dei sogni che si aprono all’anno nuovo. A Volendam, invece, la notte del 2001 si trasformò in un incubo che ancora oggi brucia nella memoria di famiglie e comunità intere. Nel caffè De Hemel i ragazzi cantavano, ridevano, si abbracciavano. Qualcuno accese una candela bengala: un rituale, come in tanti altri locali del mondo. Ma bastarono pochi secondi perché le fiamme attecchissero alle decorazioni infiammabili del soffitto. Il fuoco corse veloce, il fumo divenne una nube nera e soffocante. Le uscite di sicurezza? Alcune bloccate, altre difficili da raggiungere. La festa si trasformò in tragedia. Quattordici giovani non tornarono più a casa. Altri duecento riportarono ustioni profonde, ferite del corpo e dell’anima che non si rimargineranno più. Si promise allora che una tragedia così non si sarebbe mai più ripetuta.
West Warwick, Rhode Island (USA) – 20 febbraio 2003
Al nightclub The Station, durante un concerto, vennero accesi dei fuochi pirotecnici sul palco. Le scintille raggiunsero la schiuma poliuretanica fonoassorbente che rivestiva pareti e soffitto, incendiandola rapidamente. In pochi minuti l’intero edificio fu avvolto dal fumo tossico e dalle fiamme. Le persone cercarono l’unica uscita principale, che si bloccò sotto la pressione della folla. Cento persone morirono, 230 rimasero ferite. Era una delle più gravi stragi in un locale notturno negli Stati Uniti, eppure molte lezioni furono presto dimenticate.
Santa Maria (Brasile) – 27 gennaio 2013
Durante un’esibizione nel locale Boate Kiss, una band accese un dispositivo pirotecnico che incendiò la schiuma acustica del soffitto. Il locale era sovraffollato e disponeva di una sola uscita efficace. Nel panico, molte persone cercarono vie di fuga alternative – bagni, corridoi, uscite che non erano tali – trovandosi intrappolate nella nube di fumo e nelle fiamme. Duecentoquarantadue persone morirono e oltre seicento rimasero ferite.
Rouen (Francia) – 6 agosto 2016
Al bar Cuba Libre, era in corso una festa di compleanno privata. La ragazza che portava la torta inciampò, la candela bengala accesa innescò un incendio che intrappolò i presenti in pochi istanti. Anche lì, il fuoco non trovò ostacoli grazie a materiali altamente infiammabili, anche lì uno scantinato con una sola via di uscita. I morti furono tredici.
Hamdaniya/Qaraqosh (Iraq) – 26 settembre 2023 (incendio al matrimonio)
Una festa di matrimonio al Al Haytham Wedding Hall si trasformò in un incubo quando vennero accesi fuochi pirotecnici e flare attorno alla pista da ballo. Le scintille raggiunsero decorazioni e materiali infiammabili appesi al soffitto, che presero fuoco in pochi secondi, producendo gas tossici. Le immagini dei lapilli incandescenti che piovevano sugli invitati in fuga divennero simbolo della tragedia. Le vie di fuga erano scarse o non segnalate e la folla fu sorpresa dal rapido avanzare delle fiamme e dal fumo. Un’intera comunità venne travolta dal lutto. Circa 107 persone morirono e decine rimasero ferite.
Lezione imparata? No. A Crans-Montana, di nuovo lo stesso copione.
Eccoci di nuovo a contare giovani vite strappate o segnate per sempre.
Ancora una candela bengala.
Ancora una sola uscita.
Ancora carenze nelle misure di sicurezza.
Le fiamme hanno sfruttato le stesse disattenzioni, la stessa leggerezza che confonde spettacolo e rischio, atmosfera e pericolo.
In tutti questi luoghi, diversi paesi, diverse lingue, stessi errori e tornano le stesse immagini: famiglie che aspettano, sperano, di disperano, città che si fermano, promesse di cambiamento.
Ma queste morti non sono imputabili al “destino”.
Bastava prudenza.
Bastava rispetto delle norme.
Bastava dire basta — una volta per tutte — a queste micidiali candele pirotecniche nei locali chiusi, che continuano ad essere accese come se nulla fosse accaduto.
È difficile non sentire una fitta al cuore davanti a questa ripetizione di tragedie annunciate.
Difficile non chiedersi perché le lezioni scritte nel dolore vengano così spesso dimenticate.
Tutte queste stragi gridano la stessa verità: la sicurezza non è un dettaglio, non è un optional, non è un intralcio al divertimento. È ciò che permette alla festa di finire con un sorriso e non con ferite che durano per sempre.
Ecco quanto sono pericolose queste candele:
https://www.facebook.com/reel/774426108280069
The day heaven burned | The Volendam New Year’s fire
Francia, Rouen: incendio nel locale ‘Le Cuba Libre’
The Station Nightclub Fire: Who’s Responsible?
Brazilian night club inferno
Iraq wedding fire kills more than 100
Nel devastante incendio che ha colpito una sala per matrimoni nel nord dell’Iraq, durante una festa nuziale a Hamdaniya (nota anche come Qaraqosh), gli sposi e molti invitati inizialmente faticavano a credere che la causa fosse stata l’accensione di fuochi pirotecnici cosiddetti “freddi”. Nei video precedenti al rogo si vedono infatti alcune persone toccare le scintille senza riportare ustioni, rafforzando l’idea diffusa che si trattasse di effetti scenici innocui.
Quella percezione, però, si è rivelata tragicamente errata. Le indagini hanno stabilito che proprio quei fuochi hanno innescato l’incendio. Le scintille prodotte, pur non provocando ustioni immediate al contatto rapido con la pelle, raggiungono temperature molto elevate. Quando sono entrate in contatto con le decorazioni appese al soffitto — realizzate in materiali leggeri e altamente infiammabili — hanno dato avvio alla combustione. Il fuoco si è poi propagato in pochi istanti, alimentato dalla struttura e dagli arredi, trasformando la sala in una trappola.
Il punto chiave, chiarito dalle autorità, è la differenza tra la sensazione di sicurezza e la realtà fisica. I fuochi pirotecnici “freddi” non hanno una fiamma continua e possono sembrare innocui perché il calore non viene percepito subito sulla pelle. Ma le particelle incandescenti che sprigionano sono più che sufficienti ad accendere materiali secchi, tessuti sintetici, pannelli decorativi e rivestimenti. In un ambiente chiuso, con decorazioni sospese e assenza di adeguate misure antincendio, il rischio diventa estremo.
Il disastro ha mostrato in modo drammatico quanto il termine “freddo” sia fuorviante. Non si trattava di un effetto scenico sicuro, ma di dispositivi pirotecnici veri e propri, incompatibili con un allestimento ricco di materiali infiammabili. È per questo che, nonostante lo stupore iniziale degli sposi e dei presenti, le autorità hanno concluso senza ambiguità che l’accensione di quei fuochi è stata la causa scatenante dell’incendio.
