IL VOLO A SANREMO 2018: IL TRIPUDIO DEL PUBBLICO FA INFURIARE LA STAMPA

Le tecniche di orientamento dei gusti di massa falliscono quando il pubblico riconosce il talento vero, da qui la rabbia astiosa e sprezzante di certa stampa. Il conformismo che cercano di imporre si sgretola in presenza del vero talento, che non conosce generi, tempi o mode.

 

La partecipazione del trio Il Volo come superospiti al Festival di Sanremo aveva una doppia, anzi tripla, valenza: dare un giusto riconoscimento agli artisti italiani attualmente più famosi e ammirati al mondo – anche se in Italia sono ancora in molti a non saperlo – , accontentare le migliaia di fan che erano rimasti delusi quando la loro presenza al precedente Festival era stata prima annunciata da Conti e poi ritrattata con il pretesto che erano troppo giovani, ma soprattutto dimostrare di non essere una meteora, come aveva preconizzato, anzi auspicato, gran parte della giuria e della stampa dopo la loro vittoria con “Grande Amore” nel 2015.

Il loro trionfo oggi rappresenta il fallimento di quella parte della critica che aveva usato ogni mezzo per denigrarli e per distruggere la loro immagine. L’atteggiamento di arrogante disprezzo da parte dei giornalisti italiani verso i tre giovanissimi vincitori in conferenza stampa dopo la loro vittoria al Festival di Sanremo fu inqualificabile e rovinò probabilmente in parte la loro gioia per aver coronato il sogno di essere finalmente conosciuti e apprezzati anche in patria. E’ comunque divertente rileggere oggi le feroci critiche piovute sul trio in quella occasione o la battuta di Nek il quale, non riuscendo a nascondere il proprio disappunto per essere arrivato secondo, proferì: “Sono curioso di vedere dove arriverete, ora sono cxxxi vostri”. Potremmo dire che la sua curiosità è stata soddisfatta ma forse non altrettanto il suo ego.

Uno smacco difficile da digerire per la stampa nazionale italiana che si era accanita con particolare livore contro di loro, al contrario di quella straniera che all’Eurovision song contest aveva assegnato al talentuoso trio italiano il prestigioso Premio Marcel Bezençon Award Press. Come è noto, infatti, dopo la vittoria al Festival di Sanremo Il Volo aveva partecipato all’Eurovision Song Contest 2015 vincendo con ampi margini il televoto (con 366 voti contro 286 della Russia e 279 della Svezia) ma ottenendo il terzo posto dalla giuria, risultato che aveva scatenato l’indignazione dei fan di tutto il mondo.

I nostri giornalisti li avevano presentati come “giovani-vecchi montati che se la tirano”, mentre chi li ha conosciuti di persona sa bene che Gianluca, Ignazio e Piero sono tre normali ragazzi poco più che ventenni, cordiali, allegri, divertenti, giocherelloni. Umili e modesti come solo il vero talento sa essere.

Reduci da un tour trionfale che li ha portati a collezionare un sold out dietro l’altro in ogni continente e nei teatri più prestigiosi del mondo, eccoli di nuovo sul palco dell’Ariston nella seconda serata del Festival, invitati d’onore questa volta e non più concorrenti da dilaniare, accolti dal boato degli applausi interminabili del pubblico dell’Ariston. Le ripetute standing ovation tributate al trio per il “Nessun Dorma”, per il loro omaggio a Sergio Endrigo e per il duetto con Baglioni sulle note di “La vita è adesso”, i dati dell’auditel resi noti all’indomani della loro esibizione che dimostrano che il picco degli ascolti in seconda serata è stato raggiunto proprio durante la loro esibizione, deve essere stato sale sulle ferite dei tanti giornalisti, opinionisti e giurati che non riescono a rassegnarsi all’idea di non essere riusciti a manovrare e orientare i gusti dell’opinione pubblica. Non hanno ancora capito che ai tempi di internet la gente ha la possibilità di informarsi autonomamente, di scoprire su youtube i video dei cantanti boicottati dalle radio e di farsi una propria opinione. Il pubblico è in grado di riconoscere il vero talento, e i cantanti de Il Volo ne hanno da vendere.

Ma il talento autentico fa paura. E dà fastidio. Dà fastidio soprattutto ad una certa informazione che vorrebbe essere unico mediatore tra artisti e pubblico, che vorrebbe esercitare un potere incontrastato, ergendosi a giudice supremo per decretare il successo o il fallimento di un artista, se questi non rientra nel suo limitato circuito di amicizie e di interessi. Le tecniche di orientamento dei gusti di massa falliscono quando il pubblico riconosce il talento vero, da qui la rabbia astiosa e sprezzante di certi giornalisti. Il conformismo che cercano di imporre si sgretola in presenza del vero talento, che non conosce generi, tempi o mode.

Cosicché mentre la stampa straniera si profonde in elogi per il trio italiano e si meraviglia per la loro capacità di attrarre diverse generazioni, dai bambini agli adolescenti agli adulti, e di conquistare il pubblico di ogni latitudine ed estrazione, i nostri non si danno per vinti e dalle pagine del Corriere, di Repubblica, del Fatto Quotidiano, si levano i soliti strali velenosi contro Il Volo. Articoli puramente offensivi che non si possono definire recensioni ma che rivelano tutta la rabbia e la frustrazione di chi li ha scritti. Dall’alto della loro supponenza e superbia affermano che il loro giudizio è il più autorevole, tacciando in pratica di incapacità e di superficialità il pubblico dell’Ariston che li ha acclamati e quello che da casa ha fatto alzare il picco degli ascolti durante la loro esibizione.

Errare è umano ma perseverare è diabolico, dice il proverbio, ma la stampa italiana evidentemente non lo conosce e, invece di ammettere il proprio errore e ravvedersi, come fece con intelligenza Paolo Giordano, riconoscendo pubblicamente di averli valutati affrettatamente e ingiustamente prima della loro vittoria al Festival, i nostri sedicenti esperti e critici si affannano a negare l’evidenza.

La Stampa ad esempio scrive: “Il Volo dopo tre anni torna sul palco dell’Ariston.  «E’ un grande piacere» dicono. Ma solo per loro.” scegliendo quindi di ignorare il tripudio del pubblico. Repubblica lo definisce invece “standing ovation di default” insultando di fatto anche gli spettatori presenti quasi fossero incapaci di intendere e di volere. Un articolista del Fatto Quotidiano si chiede perché “Antonella Clerici non se li riprende costringendoli a fare i lavapiatti”, denotando più una vocazione da hater seriale che da critico musicale. Insomma una arrampicata sugli specchi con denti e unghie da parte di tutte le testate nazionali per negare il loro successo e screditarli agli occhi di chi ancora non li conosce, incitando i più rissosi anche all’odio e al disprezzo.

Alcuni giornali, come l’Huffington post, hanno scelto di pubblicare unicamente i twitter degli haters e di quanti hanno criticato in rete l’omaggio de Il Volo a Sergio Endrigo, quasi a voler insinuare che questi utenti si intendano di musica più di Barbra Streisand che ha voluto i ragazzi de Il Volo in tournée con lei, più di Quincy Jones che li ha scelti per “We are the world for Haiti”, più di Placido Domingo che li ha diretti nel concerto di Firenze, più di José Carreras e della vedova di Pavarotti che li hanno supportati nel progetto Tributo ai tre tenori, più di Sharon Stone che si è infiammata per la loro esibizione alla sua cena di gala, più di tutti i membri dei 4000 fan club sparsi in ogni angolo del pianeta, più dei reali di Norvegia che li hanno omaggiati con una standing ovation dopo la loro esibizione alla consegna dei premi Nobel per la pace, più dei membri della Commissione della Royal Albert Hall di Londra che li hanno invitati ad esibirsi lì, quando prima di loro solo 7 artisti italiani avevano avuto questo privilegio dalla sua inaugurazione nel 1871 ad oggi, più di tutti i fan che attraversano continenti e oceani per assistere ai loro concerti in Italia, incrementando anche il turismo nel nostro paese, più degli spettatori americani che pagano 250 dollari a biglietto per farsi una foto con loro dopo il concerto al Radio City Music hall di New York e più di tutti i fan che fanno sold out ad ogni loro concerto in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, in America latina, in Giappone.

In realtà, viene spontaneo chiedersi se questo accanimento particolare della stampa nei confronti de Il Volo sia dettato solo da stizza per il loro innegabile successo planetario ottenuto senza l’appoggio dei media, oppure se esista un diktat dall’alto per motivi che non possiamo conoscere ma forse intuire.

D’altra parte, è innegabile che le esibizioni de Il Volo non passano mai inosservate quindi attaccarli potrebbe essere semplicemente una scelta opportunistica per ottenere più click sulla pagina, commenti e condivisioni, scatenando polemiche tra i fan e chi accetta pedissequamente giudizi ritenuti “autorevoli”, trovando la propria forza nell’allinearsi con l’opinione di giornalisti, sedicenti “esperti” ed improbabili “opinionisti” senza né arte né parte cui giornali e TV danno ampio spazio non si sa perché .

Per i media, cercare di distruggerli è in ogni caso una battaglia persa, dato che i loro estimatori crescono in maniera esponenziale ad ogni loro apparizione pubblica e diventano sempre più agguerriti proprio per l’ingiusto trattamento riservato a questi tre giovani e talentuosi artisti la cui unica colpa è quella di essere divenuti celebri solo grazie al passa parola e non alla pubblicità e al tamtam incessante delle radio e dei giornali.

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17 pensieri su “IL VOLO A SANREMO 2018: IL TRIPUDIO DEL PUBBLICO FA INFURIARE LA STAMPA

  1. Meravigliose parole che si scolpiscono da sole dentro il cuore…!
    Grazie, Patrizia, per la tua sensibilità, per la tua arguzia, per l’ammirazione e per l’affetto che mostri verso questi ragazzi e che emerge sempre con più forza dai tuoi scritti…
    Sei una formidabile sostenitrice… una superba intendrice del loro impareggiabile talento…cosa nient’affatto scontata…e sei anche un’attenta conoscitrice dell’animo umano in quanto riesci sempre a far emergere la pochezza intellettuale di certe persone, riuscendo , inoltre, a definire vizi e virtù di questa “italietta”…spicciola spicciola … che addirittura si erge a giudice del resto del mondo…
    Che non vuole vedere… che nasconde i suoi pregi, forse per paura di risultarne indegna…
    Che male ci sarebbe, invece, ad attenersi alla verità… a dire ciò che tutti già sanno… a proferire con naturalezza che i ragazzi de “Il Volo” sono tre bravi cantanti, con tre bellissime voci e che la gente questa cosa la sa, perchè munita di testa per pensare e di un cuore per sentire … ed è per questo, poi, che così tanto li ama!!!

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  2. cara Patrizia, come sempre il filo del tuo ragionamento non fa una grinza, ma alcune osservazioni, particolarmente acute, mi hanno colpito: la prima è che “il talento autentico fa paura” , perché viene a inficiare la pretesa “dell’orientamento” che i mass media in genere vogliono effettuare sulla mentalità collettiva; la seconda è che, oltre ad un livore dettato da varie ragioni, esista “un diktat dall’alto”, prospettiva davvero inquietante ed oscura, anche se di certo non inattendibile: infine il fatto che queste spruzzate d’odio siano un modo come un altro di attizzare polemiche e guadagnare clic, un criterio perverso ma che ci ricorda qualcuno ( Sgarbi docet). Ma la conclusione relativa agli ammiratori in crescita esponenziale ci riscalda il cuore e ci rende ancora più forti nel pensiero di resistere e offrire ai ragazzi del Volo un sostegno sempre più solido e resistente! complimenti Patrizia e grazie per il tuo impegno!

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  3. Como sempre, Patrícia, você escreveu o que as pessoas que amam Il Volo pensam. Eu, brasileira, não consigo entender como os críticos italianos não reconhecem o valor destes três rapazes que tanto nos alegram com seu talento!

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  4. Noi fan de IL VOLO abbiamo trovato in questi ragazzi, oltre al talento di cui madre natura li ha dotati, una freschezza inconsueta nel mondo dello spettacolo. Spontaneità, simpatia, calore, umiltà, rispetto e attaccamento alla famiglia e alla loro terra. Valori che oggi vanno scomparendo e non solo fra i giovani. Seguiamo il loro repertorio musicale scelto fra le canzoni più belle, significative e di valore nella storia della musica italiana. Spesso migliorandole con il loro stile e rendendole attuali e apprezzate anche dai giovanissimi, ma principalmente facendole conoscere a chi non le aveva mai ascoltate. Sentire per strada dei ragazzini in bici cantare “O Sole mio” devo dire che mi ha commosso. E questo lo ripetono in campo mondiale, dove riprendono i migliori brani degli stati dove portano le loro tournée e li rappresentano magistralmente portando in visibilio il pubblico straniero, riempiendo i migliori teatri delle città più importanti. Noi fan, che seguiamo tutto questo sul web e su YouTube, compriamo i loro cd e riempiamo i teatri ai loro concerti, non riusciamo a capire i meandri della critica e i motivi per cui, puntualmente a ogni successo de IL VOLO, si debbano scatenare negativamente verso qualcosa di bello pulito limpido che questi ragazzi ci propongon. E dire che non tolgono nulla a nessuno perché non ci sono altri che gli fanno concorrenza. MA sappiamo per certo, come visto in passato, che a tutte queste critiche puntualmente seguiranno altri maggiori successi ed un accrescere della loro popolarità. Continueremo a non capire il PERCHÉ.

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  5. Io li seguo e sostengo fin dalla loro prima comparsa in T.V. nel 2009,li trovo strepitosi,super talentuosi,meritano tutto il successo planetario che hanno.Non si sono montati,sono rimasti semplici,umili e simpaticissimi,sono diventati tre bei giovani e non mi spiego le critiche velenose di giornalisti ed invidiosi di ogni tipo,che dovrebbero solo ringraziarli per essere messaggeri del bel canto nel mondo. Ragazzi non ascoltate gli invidiosi,ma pensate solo a godere le meritate Standing Ovation che vi onorano!

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  6. Meno male che non seguo la stampa italiana, mi farebbe troppo male leggere questi commenti che non hanno nessun senso. Questi ragazzi sono e saranno sempre dei preziosi gioielli per chi li sa apprezzare, come dei diamanti puri che niente potrà diminuire il loro valore. Grazie per le tue bellissime parole e il tuo sostegno per loro. Preferisco leggere i tuoi bei articoli e ascoltare la loro incantevole musica, e “quelli” che si cucinino nel loro brodo!!

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  7. Questo articolo è un portento! Già il titolo da solo è geniale, perché ti fa proprio immaginare questi giornalisti rosiconi e frustrati che si infuriano perché il pubblico non segue i loro dettami. Questo accanimento nei confronti del Volo da parte di tutta la stampa fa davvero rabbrividire , un tale spiegamento di forze per cercare di stroncarli fa pensare a un burattinaio molto potente. Ma perché? A chi danno fastidio? Non si è mai visto niente di simile, una tale cattiveria, un tale astio. Non sono stati trattati con tanta malvagità dalla stampa nemmeno i serial killer o i pedofili. E’ davvero ignobile questo attacco verso tre ventenni che non fanno altro che cantare. Cantano, signori! Non hanno ucciso nessuno, non hanno fatto del male a nessuno. Sono un orgoglio per l’Italia mentre voi siete la vergogna del nostro paese.

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  8. Gli articoli pubblicati nelle testate nazionali erano chiaramente diretti a chi non ha guardato la loro esibizione al Festival e non ha potuto vedere il tripudio e le standing ovation del pubblico. Dai loro commenti sembrerebbe che l’omaggio a Endrigo lo ha fatto solo Il Volo, omettendo la partecipazione di Baglioni che non era chiaramente all’altezza vocalmente dei tre e li ha costretti ad adattarsi al suo tono. Non hanno reso noti i dati dell’auditel che ha registrato il picco di ascolti per la loro esibizione, L’intento è far credere che in Italia sono poco seguiti e poco amati. Negare l’evidenza, sempre e comunque. Purtroppo è un tecnica antica ma funziona perché la gente è mentalmente pigra e si fida ancora della stampa ufficiale…”se lo dicono i giornali è vero”. Le motivazioni non le conosciamo ma se tutta la stampa a diffusione nazionale è unita nello sforzo di distruggerli non può certo essere casuale.

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  9. Cara Patrizia, speriamo che le tue considerazioni possano avere la massima diffusione possibile: anche attraverso “l’arte” della penna e del giornalismo serio e obiettivo passa la lotta che dobbiamo ingaggiare contro le ingiustizie perpetrate da certa stampa contro Il Volo. In particolare noto la pregnanza del titolo , che riesce in poche parole a inquadrare la situazione e a citare tutti i protagonisti di questa amara e incredibile storia. Sì, incredibile, davvero incredibile. Noi, i ragazzi del Volo li abbiamo visti coi nostri occhi, bravi, belli, sicuri di sé, felici di essere su quel palco. Abbiamo sentito l’affetto e l’ammirazione del pubblico, gli applausi e le ovazioni, un’accoglienza trionfale congiuntasi idealmente con quella del pubblico a casa, altrettanto entusiasta ed affettuosa, come abbiamo saputo il giorno dopo, quando sono stati resi noti i picchi d’ascolto della serata. Ma fingiamo solo per un momento che non esistesse la televisione e che noi dell’intervento del Volo alla serata sanremese fossimo stati informati solo dalla stampa. Che idea ci saremmo fatti? un disastro, un flop totale, tre ragazzi fuori luogo, tre cantanti da strapazzo! Dunque ne avremmo un’immagine totalmente falsa ed artefatta. Una riflessione da far agghiacciare il sangue! in questo caso siamo stati testimoni coi nostri occhi dell’avvenimento e possiamo sbugiardare quei giornalisti, senza esitazioni, ma di quante situazioni non possiamo avere testimonianza diretta e siamo informati da questi signori che l’etica professionale non sanno neanche dove stia di casa? E’ chiaro come il sole che il comportamento di alcuni media è talora mosso non dal rispetto della verità, ma da livori personali,da interessi inconfessabili, da pressioni misteriose. C’è poco da stare allegri, dunque: dobbiamo imparare ad esercitare la nostra critica sempre e comunque.

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  10. Leggevo i vari commenti, tra attenzione e distrazione, quando all’improvviso un pensiero: ma se la gente capisce la differenza? Già. Se la gente comincia ad abituarsi a queste voci ed alla qualità di queste canzoni, piano piano i gusti del pubblico italiano potrebbero complicare la via dei desiderata dalla critica, delle case discografiche, delle radio. Chi ascolta potrebbe scambiare un sussurro intimista di chi interpreta canzoni con quello che realmente è, afonia. Potrebbe capire che arrangiamenti che tirano fuori l’anima interpretativa servano a nascondere un range di mezza ottava coperta a stento dal cantante, che le canzoni recitate celino esclusivamente incapacità di seguire melodie. Potrebbe scambiare musichette scopiazzate per capolavori d’Euterpe.
    E allora potrebbe saltare tutto l’Amba Aradam della discografia nazionale, dato che gli ultimi cantanti che hanno una vocalità decente hanno più di sessant’anni ed i giovani che potevano emularli, iniziando in Italia la carriera, sono stati immediatamente “segati”. Fateci caso, se sei italiano e canti con la voce, quella da cantante, lavori praticamente, a vari livelli, solo all’estero. Un altro prodotto di TLUC di qualità, Andrea Faustini, è andato benissimo in un talent inglese e lì sta cominciando una buona carriera. Gli altri eccellenti colleghi, ottimi cantanti, che hanno provato la strada dei talent italiani sono stati tutti buttati fuori, dimenticati, volutamente affossati nei sottoclou delle feste popolari. Perché il grande pubblico non debba mai potersi accorgere che possano esserci anche cantanti che cantino. Parafrasando Deneault: Mediocri di tutt’Italia vi siete uniti. E avete vinto …

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    • Ernesto, condivido ogni parola. Ho cercato di spiegare anch’io questa “anomalia” italiana in uno dei miei articoli intitolati: “Il Volo: le ragioni di un successo globale (e del perché solo pochi artisti italiani sono “esportabili” all’estero” https://www.agoravox.it/Il-Volo-le-ragioni-di-un-successo.html

      …”Da noi sembra difficile capire che una grande capacità vocale e interpretativa sono alla base del successo mondiale di qualsiasi cantante, in ogni luogo ed ogni epoca. Stranamente, tuttavia, i nostri esperti esprimono questa perplessità solo nei riguardi degli artisti di casa nostra perché a nessuno di loro verrebbe mai in mente di chiedersi i motivi del successo di Frank Sinatra, di Elvis Presley, di Barbra Streisand, di Michael Bolton, Celine Dion o di Whitney Houston, tanto per citare alcuni dei cantanti d’oltreoceano famosi per le loro splendide voci e memorabili interpretazioni….In qualsiasi altra nazione una voce bella, armoniosa, formata ed “educata” desta ammirazione, mentre in Italia, dove il belcanto è nato, è una qualità che oggi viene quasi disprezzata. Probabilmente Susan Boyle (1), da noi, sarebbe stata giudicata fuori tempo. Anche nel mondo della musica pop internazionale chi è capace di comporre canzoni ma si rende conto di non avere la vocalità adatta per interpretarle le affida a professionisti. All’estero vengono continuamente stilate graduatorie dei vocalisti più bravi, come anche all’Eurovision Song Contest dove nel 2015 Il Volo si è aggiudicato i primi tre posti. Da noi una tale prassi diventerebbe probabilmente oggetto di scherno da parte dei soliti esperti, fautori di una male interpretata “modernità”.

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      • Certissimo, Patrizia. A Fausto Leali piace il blues ed ha tentato sempre di cantarlo a livello “americano” coll’ovvio risultato di rovinarsi le corde vocali e conseguentemente trasformarsi la voce. Non so proprio se l’abbia fatto apposta, se è stato più furbo o fortunato, fatto sta che, con la sua voce roca, negra, ha allungato la carriera di decenni, in Italia. Perché non sembra più italiano. Con la sua voce pulita anni sessanta sarebbe già un lemma da piccola enciclopedia della musica. Peraltro la sua attuale vocalità piace molto anche a me, uno dei rarissimi casi nel quale son d’accordo coi critici ( …. non farlo sapere troppo in giro) ma rimane un ottimo esempio su come vanno le cose.

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